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Ecco perché succede e come affrontare il trauma

5/01/2026 | iO Donna

La modella e influencer Natalia Paragoni ha recentemente aperto il proprio cuore sui social, raccontando l’esperienza di un aborto spontaneo. L’ex volto di Uomini e Donne, che oggi aspetta un secondo figlio assieme ad Andrea Zelletta, ha raccontato che «avevo perdite di sangue continue e vivevo nell’ansia». E ha descritto i sintomi e la corsa in ospedale dove un’ecografia ha purtroppo confermato che il feto non dava più segni di vita. La sua testimonianza, condivisa con sincerità e coraggio, ha attirato grande attenzione, mettendo in luce un tema spesso circondato da silenzio e tabù.

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Cos’è l’aborto spontaneo

L’aborto spontaneo, definito anche come interruzione naturale della gravidanza, si verifica quando la perdita del feto avviene prima della ventesima settimana. Secondo il sito del Centro Santagostino, circa una gravidanza su cinque termina con un aborto spontaneo, rendendolo un evento purtroppo relativamente comune. Nella maggior parte dei casi la causa è genetica, ma altri fattori possono contribuire alla sua insorgenza.

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Perché avviene un aborto spontaneo

Le cause possono dunque essere molteplici. Ma nella stragrande maggioranza dei casi l’aborto spontaneo non è il risultato di comportamenti “sbagliati”: non c’è colpa della donna né del partner. Come spiega Humanitas, le anomalie cromosomiche del feto sono invece tra le principali cause che impediscono lo sviluppo corretto della gravidanza. Anche problemi ormonali, come livelli insufficienti di progesterone, possono ostacolare il mantenimento della gestazione.

@natyparagoni

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Alcune condizioni mediche materne, tra cui diabete non controllato, patologie tiroidee o malattie autoimmuni, aumentano il rischio. In certi casi anche alcuni fattori esterni, come infezioni o traumi fisici, possono contribuire. Spesso, tuttavia, le cause precise restano sconosciute. Ma il verificarsi di un aborto spontaneo non significa che le gravidanze future non possano avere esito positivo.

Natalia Paragoni (IPA)

Che cosa succede dopo un aborto spontaneo

Dopo un aborto spontaneo, le opzioni mediche dipendono dal tipo di situazione e dal tempo trascorso. In alcuni casi, l’ospedale può proporre un raschiamento, una procedura chirurgica per rimuovere i tessuti rimasti nell’utero. In altri casi, è possibile attendere l’espulsione naturale, seguita da controlli medici per assicurarsi che l’utero si ripulisca completamente.

Il Centro Santagostino consiglia di seguire sempre le indicazioni cliniche del personale sanitario, monitorando eventuali sanguinamenti abbondanti, dolore intenso o febbre, e di rivolgersi subito al medico se compaiono sintomi preoccupanti. Questo periodo richiede attenzione sia fisica sia emotiva, perché il corpo e la psiche devono elaborare un evento che, per quanto comune, resta spesso traumatico.

Come superare il trauma di un aborto spontaneo

Il dolore emotivo che segue un aborto spontaneo è reale e complesso, e merita attenzione quanto la cura fisica. Come sottolinea il Centro Santagostino, riconoscere e accogliere il lutto è il primo passo per elaborarlo. Molte donne sperimentano tristezza, ansia, senso di colpa e frustrazione, sentimenti che possono persistere anche dopo settimane o mesi. Il sostegno psicologico, attraverso colloqui con specialisti o psicoterapeuti, può aiutare a dare voce a queste emozioni e a trovare strumenti per gestirle.

 

Allo stesso tempo, parlare con il partner, amici fidati o gruppi di sostegno consente di sentirsi meno sole e di condividere l’esperienza senza timore di giudizi. E secondo gli esperti accettare il dolore, ricevere sostegno e rispettare i tempi di recupero sono elementi fondamentali per superare l’esperienza e prepararsi eventualmente a future gravidanze con serenità e consapevolezza.

iO Donna ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L’articolo Natalia Paragoni parla del suo aborto spontaneo: perché accade e come superare il trauma sembra essere il primo su iO Donna.

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