La transizione venezuelana passa dalle mani di una donna. Ma non sono quelle della premio Nobel Maria Corina Machado. Il tribunale Supremo di Caracas ha stabilito – in base agli articoli 233 e 234 della Costituzione – che a diventare presidente ad interim e guidare la transizione dopo la cattura di Nicolás Maduro e della first lady Cilia Flores da parte di un commando americano sarà Delcy Rodríguez, vicepresidente esecutiva di Maduro e ministra del Petrolio. L’operazione, secondo il New York Times, sarebbe stata concordata già settimane fa dall’amministrazione Trump. Washington ritiene Rodriguez una figura gestibile come Machado non sarebbe stata. Una figura pragmatica, utile a favorire gli interessi delle compagnie petrolifere americane e garantire protezione ai futuri investimenti Usa nell’industria venezuelana. Nelle ultime ore Donald Trump lo ha detto chiaramente: vuole che fornisca “accesso totale” al Paese. «Abbiamo bisogno di accedere al petrolio e ad altre cose nel loro Paese che ci permettano di ricostruirlo».
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Ma è davvero così? Chi è Delcy Rodriguez e potrebbe sorprendere?
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Chi è Delcy Rodríguez, la donna chiave della transizione in Venezuela
Cinquantasei anni, originaria di Caracas, laureata in Giurisprudenza all’Università Centrale del Venezuela, Rodríguez è figlia di un leader marxista assassinato in carcere. Cresciuta in un ambiente di potere dominato dagli uomini, da oltre vent’anni una delle figure più influenti del chavismo, il movimento fondato da Hugo Chávez e guidato da Maduro dopo la morte del leader nel 2013.
Ai vertici del potere, da sempre, fa coppia con il fratello Jorge Rodríguez, attuale presidente dell’Assemblea Nazionale. È stata ministra della Comunicazione e dell’Informazione dal 2013 al 2014 e in seguito è diventata ministra degli Esteri dal 2014 al 2017.
Delcy Rodriguez (Photo by Juan BARRETO / AFP) (Photo by JUAN BARRETO/AFP via Getty Images)
Fedele a Nicolas Maduro
A capo della diplomazia Rodríguez ha rappresentato il Venezuela alle Nazioni Unite, difendendo Maduro dalle critiche esterne, comprese le accuse di arretramento democratico e di violazioni dei diritti umani. È stata presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente e vicepresidente di Maduro dal 2018.
Al potere in accordo con Donald Trump. O no?
Fino alla cattura del presidente, ha ricoperto la carica di principale autorità economica del Venezuela e di ministro del Petrolio, un profilo che oggi pesa anche nelle valutazioni internazionali. È proprio quest’ultimo incarico, infatti, che la mette in una privilegiata posizione negoziale.
Dopo le parole di Trump è sì apparsa in televisione per ribadire la fedeltà a Maduro ma secondo diversi analisti questo non indica un’indisponibilità al dialogo con Trump. Certamente l’incertezza incombe sul breve, medio e lungo termine. Secondo Renata Segura, direttrice del programma per l’America Latina e i Caraibi dell’International Crisis Group, «Le prossime ore saranno cruciali per determinare se la vicepresidente Delcy Rodríguez o altri membri del movimento chavista rimarranno al potere in un accordo con Washington e se ci saranno fratture all’interno del regime».
Resta che per il momento Rodriguez ha respinto l’«offerta» di collaborazione dell’amministrazione Trump. Al punto che Trump, in un’intervista con The Atlantic è passato velocemente alle minacce «Se non fa ciò che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro».
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