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Che il 6 gennaio sia la fine delle feste è un’idea che la tradizione moderna ha reso familiare, ma non è l’unica né la più profonda. Alle radici del Natale c’è un tempo che va ben oltre l’Epifania

7/01/2026 | iO Donna

Ogni anno, dopo l’Epifania, la stessa scena si ripete in milioni di case: scatole di addobbi aperte, luci spente, alberi smontati. Game over. Ma siamo sicuri che il Natale finisca davvero lì? Spoiler: non è detto. Se, infatti, si guarda oltre alla praticità, scorrendo le diverse tradizioni, ci si accorge che il 6 gennaio non è la data canonica per dire addio all’albero e al presepe. Quella che molti considerano la fine del Natale è in realtà una comodità moderna, più legata alla fine delle vacanze e al ritorno alla routine quotidiana che al vero e proprio rito religioso o popolare.

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Via l’albero con l’Epifania? Non sempre

Dal punto di vista liturgico cattolico, infatti, il Tempo di Natale non si chiude con l’Epifania, bensì con la Festa del Battesimo di Gesù, che si celebra la domenica successiva al 6 gennaio (nel nostro caso domenica 11). Questo significa che, a seconda dell’anno, l’albero e il presepe dovrebbero restare in casa più del 6, prolungando così il periodo natalizio di qualche giorno. La Chiesa, insomma, ci ricorda che il Natale non è solo il 25 dicembre e nemmeno solo l’Epifania: è un tempo, un ciclo che dura settimane e si conclude con la celebrazione del Battesimo di Gesù.

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Il Natale non finisce il 6 gennaio

Se si guarda, poi, alla tradizione popolare, il Natale può durare ancora più a lungo. Un tempo, infatti, c’era chi riteneva che fosse la festa della Candelora, che ricorre il 2 febbraio, a rappresentate la chiusura definitiva del periodo natalizio. In molte zone d’Italia, soprattutto al centro e al sud, il presepe restava allestito fino a questa data e, in alcuni casi, anche l’albero continuava a illuminare la casa. La Candelora, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, segna simbolicamente il passaggio dall’inverno alla luce e al ritorno graduale della stagione chiara, e le candele benedette durante la celebrazione rappresentano proprio questa rinascita della luce. Non è un caso che il proverbio popolare reciti: «Per la Candelora, dall’inverno semo fora», un antico richiamo al legame tra ritualità natalizia e ciclo naturale.

L’Epifania tutte le feste se le porta via dicono, ma non è sempre così (Getty)

Città che vai, usanza che trovi

Le tradizioni popolari cambiano, però, a seconda di dove ci si trovi. A Napoli, per esempio, i presepi artistici e molto complessi, con figure animate e scenografie elaborate, restano esposti fino alla Candelora, mentre nelle piazze del Trentino o dell’Alto Adige gli alberi illuminati e i presepi pubblici accompagnano le festività fino alla prima settimana di gennaio. Nel nord Italia urbano, invece, l’abitudine di smontare tutto subito dopo l’Epifania è più diffusa, soprattutto per ragioni pratiche, ma la tradizione popolare sopravvive nei borghi e nei piccoli centri.

Il mondo va veloce e anche il Natale finisce prima

Oggi, la riduzione del periodo natalizio è evidente: mediamente, le festività durano due o tre settimane, concentrate tra il 24 dicembre e il 6 gennaio. In passato era diverso, il Natale si protraeva più a lungo, tempo durante il quale alberi e presepi restavano al loro posto. La società contemporanea ha accelerato tutto, concentrando le celebrazioni in meno giorni. Nulla vieta, però, di cambiare abitudini, lasciando che l’albero e il presepe continuino a illuminare le giornate. In definitiva, si può dire che non esista una sola “data giusta” per smontare albero e presepe. Ognuno può decidere come meglio ritiene. E quindi, chi ama le feste natalizie, può tranquillamente lasciare le decorazioni qualche giorno in più, concedendosi ancora un po’ di quella luce calda che rende unica questa stagione.

iO Donna ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L’articolo No, il Natale non finisce con la Befana. Ecco perché sembra essere il primo su iO Donna.

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