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Le reinterpretazioni del mocassino sulla passerella hanno fatto tornare di moda un grande classico tra le nuove generazioni

3/01/2026 | Amica

Sabato pomeriggio. Centro città. Zona pedonale. Una distesa umana che pare un rave per famiglie, dove i genitori arrancano dietro a figli tarantolati tra un hamburger e una crisi di pianto. Io, boomer doc con tanto di bollino qualità (l’ho ricevuto assieme alla prima cervicale), avanzo come un sopravvissuto in un campo minato fatto di risatine isteriche, monopattini assassini e carte appiccicose. Ed è proprio lì, tra un passo e un’imprecazione, che il miracolo (o l’incubo) prende forma davanti ai miei occhi disillusi: mocassini. Ovunque. Ai piedi dei ragazzini. E no, non quelli vestiti per una recita scolastica: parlo di veri adolescenti, che usano parole come “cringe” con naturalezza agghiacciante. Tutti loro calzano mocassini. Sì, proprio quelli: arroganti, senza lacci e con la personalità di una libreria Billy. Quelli delle riunioni del Rotary, delle cene con zia Marisa, dei professori che ti chiamavano “giovanotto” a 12 anni.

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I look con i mocassini per questo autunno

Mi chiedo: è possibile che il mocassino, la scarpa più regressiva e repressiva della mia adolescenza, sia diventato la nuova religione streetstyle? Non è che ho accidentalmente attraversato un universo parallelo in cui Gossip Girl è ambientato su TikTok? I mocassini sono ovunque. Sono le nuove sneaker, mi viene detto. Un’epidemia ai piedi della Generazione Zeta. E anche Alpha.

C’è un cortocircuito dentro di me. I mocassini erano il simbolo del/la ragazzo/a perbene, ovvero le persone più noiosamente prevedibili del pianeta. Li portava chi si comprava il giornale economico a 17 anni e già sapeva che avrebbe fatto carriera, con o senza personalità propria. Erano scarpe da rampollo figlio di papà, da figlia di industriale con il maglione legato sulle spalle, da adulti soporiferi prima ancora di diventare adulti. Indossarli era come tatuarsi in fronte: «Sono conforme, borghese e vado molto fiero del mio sussidiario»

Dalla sfilata Autunno Inverno 2025-26 di Prada (Lunchmetrics Spotlight)

Mocassino: la storia di un capo senza tempo

Il punto è che il mocassino ha una genealogia veramente pettinata: nato negli Anni 30 come scarpa senza lacci per studenti troppo pigri, è diventato presto un feticcio stilistico delle élite universitarie britanniche e americane. Penny loafer per tutti, come se infilare una monetina in una “shoe” potesse renderci magicamente più raffinati.

Nel 1953, arriva Gucci e alza la posta: ci mette un morsetto in metallo e nasce il Gucci Horsebit. Successo planetario. Da lì in poi, è un classico. Un classico serio. Serissimo. E ovviamente un’arma del nemico. Negli Anni 80 esplode la febbre paninara: mocassino e Moncler, il kit completo per essere preso in giro da chiunque avesse un po’ di coscienza sociale o gusto alternativo.

Da Prada a The Row: i brand reinterpretano un grande classico

Insomma, è successo di nuovo: la moda ricicla se stessa. La scarpa anti-sesso per eccellenza è il nuovo oggetto del desiderio. I grandi marchi hanno capito al volo il trend. Prada, per esempio, ha dato a quella scarpa una botta di adrenalina: suole carrarmato, proporzioni chunky, colori che fanno a botte con l’arredamento di casa tua. Ha fatto al mocassino quello che Tarantino ha fatto ai B-movie: l’ha reso culto. The Row, Miu Miu, persino i nomi sacri come Sebago e Alden hanno cavalcato l’onda. Le sfilate lo mostrano con collant a rete, calzini glitterati, trench scoloriti, look da liceo privato in crisi identitaria. È nato il mocassino postmoderno: flessibile, fluido, sfacciato.

E questo ci porta a un’altra domanda fastidiosa: siamo per caso all’alba di un nuovo revival preppy? Sarà mica che il mocassino è solo la punta lucida dell’iceberg? Perché, se guardiamo bene, qualcosa si muove. Le gonne a pieghe ricompaiono. I blazer, pure. Le polo, i calzettoni, i colletti rialzati son già quasi qui: tutto l’armamentario da scuola privata per figli di notaio sta facendo ritorno. A dire il vero, non è nemmeno così sorprendente: oggi tutto è fashion, se mixato con ironia. Il significato originale delle cose è evaporato. E la Gen Z ci gioca sopra con la maestria di chi sa benissimo quello che fa: mescola, destruttura, ride.

Qualcuno l’ha già battezzato “conservative chic”. Ma non ha nulla a che fare con la politica. È un’estetica. È l’eleganza classica ripescata senza il carico sociale che si portava dietro un tempo. Il preppy style è remixato, hackerato, rebrandizzato. Ha aperto le porte a tutti. Purché abbiano ironia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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