Nel panorama della moda contemporanea, dove la ricerca di una voce autentica è sempre più urgente, Giuseppe Di Morabito emerge come un narratore visivo di rara sensibilità. Il suo marchio, fondato nel 2014, è sinonimo di un’estetica che intreccia riferimenti artistici, maestria artigianale e dettagli preziosi, creando un dialogo tra epoche e mondi lontani. Dalle suggestioni barocche alle allusioni rinascimentali, dalla mitologia greca alle nuove tecnologie, ogni collezione è un viaggio attraverso un immaginario ricco e stratificato. È un invito a riscoprire una femminilità consapevole, complici abiti ricoperti di cristalli, giacche impeccabili e bustier scultorei.
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La passione di Di Morabito per la corsetteria affonda le radici nell’infanzia: è nata dall’osservazione da parte del designer del lavoro manuale della madre Anna. «Ricordo ancora quando, adolescente, le chiedevo di dare vita ai vestiti che disegnavo», confida. «Oggi è ancora lei a rifinire ogni abito della sfilata».
La matrice artigianale è un pilastro dell’approccio creativo di Di Morabito. Una delle sue prime collezioni, 30 pezzi all’uncinetto realizzati dalle monache di clausura di Molochio, in Calabria, lo ha fatto entrare nella rosa dei finalisti di Who Is On Next?, prestigioso concorso dedicato ai talenti emergenti. «Quel lavoro ora non sarebbe più possibile», riflette, «il pizzo richiede molti mesi per essere realizzato e tante tecniche tradizionali non vengono più tramandate».
Che ritmo. Giuseppe Di Morabito, classe 1992. Nel 2014 ha fondato il marchio a suo nome.
Il desiderio di sperimentare con creazioni uniche, disponibili solo su ordinazione, è diventata la nuova ossessione dello stilista. «Posso permettermi la libertà di disegnare capi quasi di Alta Moda, che vengono presentati durante lo show accanto agli abiti ready to wear». Allergico ai ritmi serrati dell’industria, il creativo detta il proprio: «Inizieremo a fare un solo show all’anno. Non avrà stagionalità e sarà concepito come uno spettacolo da portare in giro per il mondo», dice.
L’intervista di Amica a Giuseppe Di Morabito
Come nasce una sua collezione?
Da spunti visivi, ma soprattutto da un tema che fa da filo conduttore. Alone with the Stars, per l’A/I 25-26, è nata da una mia caduta da cavallo in Namibia, un momento di sofferenza e di creatività insieme. Ho voluto in passerella Ameca, un robot, come mio alter ego: un osservatore solitario che contempla il mondo e trasforma il disordine in creazione. Come faccio io.
Ci descriva la sua estetica.
È una fusione di tradizione e modernità. Nei miei capi, si trovano corsetti che modellano gli interni, giacche e pantaloni sartoriali e lunghi abiti drappeggiati. Mi ispiro al passato, reinterpretandolo con dettagli contemporanei per veicolare messaggi di liberazione del corpo femminile.
Il suo pensiero sull’uso dell’AI?
La moda nasce dall’artigianato, ma non bisogna chiudere le porte alla tecnologia. Occorre trovare un equilibrio. La colonna sonora della sfilata P/E 26, La caduta di Icaro, l’ho composta con l’Intelligenza Artificiale. È incredibile, e mi spaventa. Se perfino io sono riuscito a creare musica, dove si arriverà?
Nel suo futuro che cosa c’è?
Vorrei aprire un atelier in cui creare opere d’arte da indossare. È un percorso che abbiamo già intrapreso in passato per venire incontro alle richieste delle celebrity, ma che oggi mi piacerebbe portare all’estremo per continuare a sperimentare con forme, drappeggi e nuovi materiali.
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