Quando parliamo del biondo, non intendiamo un semplice colore di capelli. I capelli biondi sono un linguaggio visivo, un codice culturale, una costruzione che attraversa secoli e immaginari. E, nel corso del tempo, sono stati associati alla sensualità, alla femminilità, al desiderio.
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Questo colore ha accompagnato le donne in tutto il mondo per tantissimi anni, oltre che dive dello spettacolo e del cinema internazionale. Spesso utilizzato come beauty signature identitario, questa tonalità sa raccontare molto di chi lo indossa. È stato utilizzato strategicamente, in modo più naturale, o ancora in modo più consapevole.
Quindi, addentriamoci nelle mille sfaccettature del biondo: un colore capelli che ha un’identità precisa e troppo forte per passare inosservata (e lo sa bene chiunque lo scelga).
La nascita dei capelli biondi: quando hanno iniziato a diffondersi
Se parliamo di nascita del biondo, dobbiamo considerare due aspetti: quello storico e quello culturale. Gli studi genetici collocano la nascita del biondo naturale tra gli 11 e i 12 mila anni fa, nel Nord Europa, come mutazione legata alla scarsa esposizione solare dopo l’ultima Era Glaciale. Una variazione rara, luminosa, destinata a distinguersi. Ed è proprio questa eccezione a renderlo, fin da subito, carico di significato.
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Già nell’Antica Grecia il biondo viene associato alla luce, alla bellezza ideale, al divino. Le statue, i miti, le figure femminili più celebrate portano capelli chiari, reali o idealizzati. Nell’antica Roma diventa un desiderio di tutte le donne: cercano di schiarire i capelli con infusi e polveri naturali, perché il biondo comunica status, fascino, potere simbolico.
Ma per i suoi simbolismi nascosti, dovremo aspettare il Novecento: è proprio in questo momento che il biondo diventa un’immagine consapevole, amplificata anche dal linguaggio del cinema e dalla cultura pop.
Il mito dei capelli biondi ossigenati nella Old Hollywood
È con Hollywood che nasce il mito. Marilyn Monroe, sex symbol dell’epoca, non è solo bionda. Lei è il biondo. Non inteso come sfumatura, ma come tutto ciò che rappresenta fin da subito questo colore: una grande arma di seduzione. Da quel momento in poi, ogni bionda famosa all’interno del mondo dello spettacolo dialogherà con l’eredità lasciata da Monroe, che le piaccia o meno.
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È interessante notare, però, che viene reinterpretato continuamente. Dive del calibro di Grace Kelly, Brigitte Bardot o Veronica Lake aggiungono al biondo la loro firma: chi per renderlo disciplina, chi per parlare di libertà e chi perché lo trasforma in un segno di regalità. In ogni caso, il biondo ha contribuito all’affermarsi di personalità importanti, e la femminilità non è più univoca. Il biondo inizia così a caricarsi di significati culturali importanti.
Il biondo negli Anni 90 e Duemila
Diverso è quello che accade con l’arrivo dei Nineties e del nuovo secolo. Anche in questo periodo, spiccano personalità precise: Pamela Anderson, ad esempio, lo estremizza. Chi si dimenticherà dei suoi capelli biondi platino, voluminosi e dichiaratamente seducenti? Un biondo tagliente, che non passa inosservato.
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Con gli anni Duemila, Britney Spears e Christina Aguilera lo trasformano in linguaggio pop, ribelle, a volte provocatorio. Il biondo è giovane, rumoroso, controverso. I capelli biondi con meches evidenti e scandite a larghe strisce di colore diventano l’accessorio da avere sulla testa.
Paris Hilton ha contribuito (volutamente!) a caricarlo di un significato culturale che, ancora oggi, fa storcere il naso alle bionde: un colore da vamp, un po’ “oca” e svampita. Una performance consapevole e tutt’altro che casuale, studiata a tavolino. Un’ereditiera che ha finto leggerezza, superficialità, mentre in realtà ha costruito un impero mediatico ancor prima che il concetto di personal brand fosse mai stato citato o esistesse davvero.
Il biondo ai giorni nostri
Oggi, il significato del biondo è ancora più complesso. Ci sono dive e personalità che, proprio come in passato, raccolgono l’eredità di Marilyn Monroe. L’esempio lampante è Sydney Sweeney: troppo bionda per essere vera. Lei come nessuno accende il dibattito online sulla sensualità femminile. Sicuramente per il corpo etereo tutto curve, esplosivo. Ma anche perché è bionda: non si nasconde, ma è ambigua, non si espone pubblicamente. Ci pensa anche il biondo a comunicare (e provocare) per lei.
Guardando l’evoluzione del biondo attraverso le dive emerge una verità semplice ma scomoda: il biondo non è mai neutro. Ogni epoca lo riscrive, ogni donna lo usa per dire qualcosa di sé e del tempo in cui vive. Da mutazione genetica a simbolo culturale, il biondo continua a raccontare come cambia la femminilità.
Sarà per questo che, ciclicamente, torna sempre sotto i riflettori?
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