
SALVATORE Responsori della Settimana Santa Collegium Vocale et Instrumentale “Nova Ars Cantandi” A. Carmignani, S. Disca, G. Ferrarini, M. Vargetto, I. Valotti, direttore Giovanni Acciai
Napoli, Basilica del Gesù Vecchio, 22 novembre 2025
Con il concerto di Giovanni Acciai e del suo ensemble il Napoli Musica Sacra Festival, nella suggestiva cornice della Basilica Santuario del Gesù Vecchio, ha proposto un evento di notevole valore culturale e artistico. L’edizione 2025 del Festival, descritta come “un viaggio sonoro che affonda le sue radici nella tradizione della Scuola Musicale Napoletana”, si propone di far riscoprire una eredità che ha reso Napoli uno dei centri musicali più influenti d’Europa. Il programma non si accontenta di celebrare il passato, ma vuole renderlo vivo, facendolo respirare nuovamente nelle navate delle chiese simbolo della città, luoghi dove queste musiche conservano non solo un senso sonoro ma liturgico e spirituale.
Al centro della serata c’era la riscoperta di un’opera clou del Seicento sacro napoletano: i Responsori della Settimana Santa di Giovanni Salvatore (1611- circa 1688). Salvatore è una figura importante di quel periodo, un compositore capace di intrecciare fede e arte in una scrittura a quattro voci che trasforma ogni parola in emozione sonora immediata, senza mediazioni retoriche.
L’esecuzione era a cura del Collegium Vocale et Instrumentale “Nova Ars Cantandi”, diretto da Giovanni Acciai, con Ivana Valotti all’organo. Il Collegium, fondato da Acciai nel 1988, riunisce cantanti e strumentisti professionisti dedicati al recupero di un repertorio polifonico rinascimentale e barocco spesso trascurato nei circuiti concertistici italiani. Fin dal momento della sua fondazione, l’ensemble ha percorso l’Italia e l’Europa, restituendo all’ascolto composizioni dimenticate dei secoli XVI e XVII, secondo una prassi esecutiva aggiornata e filologicamente consapevole.

I responsori di Salvatore, nati per l’Officium Tenebrarum, hanno trovato il loro “habitat naturale” nella penombra della Basilica. Questa musica è strettamente legata al Triduo Pasquale (Giovedì Santo, Venerdì Santo, Sabato Santo) e al suo specifico contesto liturgico. Il rito delle tenebre, con il progressivo spegnimento delle candele, non è qui una cornice scenografica, ma un elemento strutturale dell’esperienza. La luce che si ritrae, le voci che scolpiscono chiaroscuri sonori nello spazio sempre più buio, l’organo che sostiene e dialoga, tutto concorre a ricreare non un concerto, ma un atto liturgico nella sua pienezza.
Il concerto ha offerto un’esperienza sensoriale e spirituale, richiamando la funzione originaria dei brani. L’accompagnamento all’organo di Ivana Valotti e la guida raffinata di Acciai hanno permesso alle voci di scolpire i passaggi testuali con una dinamica potente ed evocativa. La Valotti all’organo ha tessuto una trama di luce e ombra sonora, scegliendo registri con sensibilità all’arco drammatico del servizio delle Tenebre. Il Maestro ha diretto mantenendo quell’equilibrio delicatissimo tra contenimento devozionale e intensità espressiva che questo repertorio esige.
L’uso sapiente delle luci soffuse e la suggestione visiva hanno amplificato la natura rituale dell’ascolto, trasformando l’esecuzione in un’autentica immersione nella dimensione sacra del Barocco. Da “In monte Oliveti” del Giovedì Santo fino all’epilogo del Sabato Santo con “Sepulto Domino”, ogni responsorio ha dispiegato la sua logica inesorabile, quella del tempo liturgico che attraversa il dolore verso una speranza che è mistero da attraversare. La scrittura di Salvatore intreccia canto piano e polifonia, con dissonanze struggenti che si risolvono in consonanze fragili. Le voci della Nova Ars Cantandi hanno trovato la giusta misura, lasciando che la musica parlasse con la propria voce.
Quello che il Napoli Musica Sacra Festival e questi interpreti hanno offerto non è stata un’esperienza di ascolto convenzionale, ma un’immersione in un rito che riconcilia bellezza e dolore, arte e devozione, passato e presente. L’obiettivo di restituire alla Scuola Musicale Napoletana non la celebrazione museale, ma la vita, è stato pienamente raggiunto: far risuonare nelle navate antiche una musica che appartiene a quelle pietre e a quello spazio, riportando alla luce, attraverso le tenebre, un’eredità che parla ancora.
Lorenzo Fiorito
Foto: Luca Petrucci
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