
“All’Ill.mo sig. Tempia”: 150 anni di arte e tradizione musicale a Torino
Orchestra e coro “Stefano Tempia”, direttore Luigi Cociglio Solisti selezionati “Nuove voci Tempia”: soprano Francesca Idini mezzosoprano Elisa Barbero tenore Bekir Serbest basso Andrea Goglio
Torino, Conservatorio “G. Verdi”, 4 dicembre 2025
Nel 1875 Stefano Tempia fondava a Torino l’Accademia Corale che poi porterà il suo nome e che giunge oggi al suo centocinquantesimo anno di vita. Lo spirito della “Stefano Tempia” è stato sempre quello di coltivare il grande repertorio sinfonico-corale, associando gli appassionati di questo genere con i professionisti della musica, in una idealistica alleanza di ascendenza ottocentesca. Un tratto, questo, (e non è il solo, fortunatamente!) che Torino continua ad avere in comune con le grandi capitali europee della musica come Vienna, Berlino, Amburgo, e che contribuisce a tenere alta la qualità della cultura musicale cittadina. Infatti, anche se la frase potrebbe sembrare un po’ irritante per la maggioranza degli italiani, veri e propri “illetterati musicali”, è proprio la pratica quotidiana della vocalità o di uno strumento a costituire la vera differenza tra un fruitore passivo e disposto a sorbirsi un po’ di tutto, e quello dotato di un vero giudizio estetico. Ma torniamo al concerto commemorativo: la pagina iniziale era costituita dalla sua Sinfonia n. 1, abbozzata dal Tempia nel 1848 a soli sedici anni e perfezionata quattro anni dopo. Lo spirito entusiasta, comunitario, degli anni Quaranta dell’Ottocento Italiano, (quando tutto era ancora possibile!) è ancora lì davanti a noi, in quelle fresche melodie pensate dal Tempia sotto il gran sole di Rossini, il Napoleone della musica ottocentesca: si tratta di una ariosa Sinfonia all’italiana in un solo movimento, con il progressivo esaltante Crescendo finale. Ancora più personale il Magnificat, risalente al 1868-69, sia per il maggior impegno contrappuntistico, dove Tempia mostra di aver pienamente interiorizzato la tradizione bolognese di Padre Mattei (in conservatorio vi sono tutte le sue diligenti armonizzazioni dei celebri bassi di Mattei) e dimostra ottime qualità di orchestratore “cross over”: infatti Tempia si permette di pennellare l’orchestrazione con alcuni stilemi bandistici, senza peraltro concessioni al cattivo gusto, anzi conservando la grazia e l’equilibrio dovuti ad un Magnificat.
In chiusura figurava la Messa Breve op. 107, scritta tra il 1870 ed il 1871 per la Corte del Portogallo, dove si apprezzava il gioco delle modulazioni per affinità di terza, una pensosità crepuscolare che rispecchiava perfettamente il cambio “epocale” del periodo post unitario, il tramonto dei grandi ideali risorgimentali: oggi ci troviamo per nostra sfortuna in un analogo momento di “trapasso”, e possiamo avvertire tutto ciò in modo ancora più pungente.
Il direttore Luigi Cociglio ha selezionato con cura i brani dal catalogo di Tempia, riuscendo a rendere efficacemente il carattere dei temi e a delineare le grandi articolazioni formali in un sorta di grande affresco generale: l’orchestra lo segue con buone intenzioni, anche se numericamente appare un poco sottodimensionata per bilanciare il peso del coro, assai numeroso, che a sua volta presenta qualche disomogeneità, soprattutto tra le voci maschili: quelle femminili appaiono mediamente più coltivate e timbricamente piuttosto gradevoli. Le voci soliste, pur apprezzabili, talvolta tendevano a sforzare per riuscire ad emergere dalla massa corale: forse si sarebbe potuto decidere di portarle davanti all’orchestra per ovviare a questo difetto. In ogni caso il risultato complessivo è stato assai coinvolgente, lasciandoci il desiderio di riascoltare questi brani in successive occasioni concertistiche, con l’augurio che tali esplorazioni possano trovare il loro esito naturale in una documentazione discografica. Nelle opere di Stefano Tempia non vi è nulla che possa ostacolare il loro pieno recupero alla pratica concertistica, e che possa giustificare la continuazione del loro oblìo. Il pubblico torinese convenuto ha apprezzato e risposto con notevole calore.
Massimiliano Génot
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