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Da Bach a Ciaikovski: riprendono i concerti della Stauffer con Roman Simovic

22/12/2025 | Rivista Musica

BACH Concerto brandeburghese n. 3 BWV 1048 CIAIKOVSKI Serenata per archi op. 48 PIAZZOLLA Las Cuatro Estaciones Porteñas Stauffer String Ensemble, violino e direttore Roman Simovic

Cremona, Museo del Violino, Auditorium Giovanni Arvedi, 13 dicembre 2025

Riprende l’attività concertistica dell’Accademia “Walter Stauffer” con il primo dei sette prestigiosi appuntamenti musicali che vanno sotto il nome de “I Concerti della Stauffer” (calendarizzati tra dicembre 2025 e luglio 2026 presso il Museo del Violino – Auditorium Giovanni Arvedi di Cremona). Armonia d’Inverno è il titolo di un composito e diversificato programma per archi guidato da Roman Simovic, nella duplice veste di solista e direttore. Essendo attualmente primo violino della London Symphony Orchestra, la sua vasta esperienza di “spalla” sotto le più prestigiose “bacchette” del gotha musicale, gli ha permesso di spaziare lungo tre secoli di storia della musica (dal 1700 al 1900), con grande disinvoltura e proprietà di stile, inanellando una serie di letture coerenti e riuscite, da Bach a Piazzolla, passando per Ciaikovski.

Come tradizione vuole, i concerti barocchi per archi sono guidati dal Konzertmeister, e siccome di prime parti lo Stauffer String Ensemble ne ha da vendere, per il Concerto brandeburghese n. 3 (il più italiano dei Sei, poiché ad appannaggio di un organico per soli archi in cui Concerto grosso e Concerto solistico si fondono in una forma che non inventa nulla, ma trasforma in maniera originale), Simovic non si palesa al pubblico, se non nelle soluzioni estetiche instillate nei giovani allievi durante le prove. Ecco allora una concertazione barocca in linea con i precetti, ormai consolidati, di una prassi esecutiva storicamente informata che solo qualche decennio addietro stentava ancora a decollare. I tempi, sempre mossi e brillanti, non rinunciano a una scelta espressiva legata più all’affetto barocco che all’effetto esteriore; anche la decisione di affidare l’Adagio al clavicembalo solo e non al primo violino, per consuetudine protagonista della transizione tra i due movimenti veloci dispari in guisa di una semplice cadenza frigia, è risultata davvero “democratica” (per l’occasione il clavicembalista Luigi Accardo ha elaborato una cadenza solistica mutuandola dalla seconda sezione della Toccata BWV 916 di Bach).

Applausi meritatissimi ed entrata in scena del direttore Roman Simovic alle prese con una delle composizioni monstre di Čajkovskij, la Serenata per archi op. 48, certamene calata nel vigore del Romanticismo russo, ma che è senz’altro debitrice dell’idea del Barocco europeo, in cui la chiarezza melodica si fonde sovente con la spontanea urgenza di un contrappunto fisiologico. Ed è così che il primo tempo si muove già con un tema, reminiscenza di un cantabile-recitativo non imbelle dall’idea di ciclicità (vogliamo chiamarlo Leitmotiv all’interno di una forma-sonata?), che ritroviamo come sigillo del quarto e ultimo movimento. La concertazione di Simovic è ben lungi dai sentimentalismi orientali, “russi”, anzi ne è quasi totalmente ripulita, in favore di un élan vital, una spinta motrice si direbbe, che sembra rispondere all’esigenza di un vitalismo brulicante di ardore giovanile. Come dargli torto! D’altra parte i solisti che costituiscono lo Stauffer String Ensemble sono impregnati della meraviglia di chi si affaccia alla vita prendendola sempre di petto. Illustrazione di un processo teleologico, è il caso di sottolinearlo, che si conclude nel celeberrimo Finale, ma che si sarebbe preferito meno impetuoso nella splendida Elegia del terzo tempo, dove tutto si acquieta. Sia chiaro: la generosità del suono, nei volumi sonori quanto nella propagazione acustica, unita al timbro vibrante e totalizzante degli archi hanno letteralmente fagocitato il numeroso pubblico; una menzione particolare va riservata alla sezione dei violoncelli, naturalmente inclini a una visione di fondo più sinfonica che cameristica.

E qui si conclude, tripudiante, la prima parte della generosa serata! La “malignità” di chi scrive suggerirebbe che sarebbe stato meglio così, poiché la personale idiosincrasia per le composizioni “sinfoniche” di Piazzolla è manifesta, ma il pubblico ha sempre ragione, ci mancherebbe altro! Infatti, per Las Cuatro Estaciones Porteñas di Piazzolla, in cui il temperamento leonino e mesmerico di Simovic si è palesemente scoperto; tutti gli astanti, compreso lo Stauffer String Ensemble in tutto il suo smagliante splendore, si sono prolungati in tributi, plausi, esaltazioni, tripudi degni dei migliori concerti pop. Le musiche di Piazzolla, in cui alleggiano gli spiriti del barocco d’antan (Vivaldi e Pachelbel in primis), uniti all’immancabile Tango e a tutta una serie di mirabolanti artifici, cui i virtuosi degli strumenti ad arco non possono, non devono, e non vogliono sottrarsi, hanno richiamato i concertisti e il direttore per diversi bis (primo movimento del vivaldiano Inverno; stratosferica Sonata op. 27 n. 3 di Eugène Ysaÿe), nonché spontanee e interminabili manifestazioni di viscerale affetto. Per il prossimo appuntamento bisognerà aspettare il prossimo anno (5-6 marzo; Bach-Weinberg: La giusta distanza; Mario Brunello, Luìs Dias Canali, Chiara Kaufman, Mattia Midrio, Giada Moretti).

Michele Bosio

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