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Continua nelle Marche il viaggio del Barbiere Michieletto-Brusa

12/12/2025 | Rivista Musica

ROSSINI Il barbiere di Siviglia P. Adaini, G. Toia, A. Meteleva, H. Kang, E. Di Lieto, M. D’Ottavi, M. A. Ribba / D. Chiodo, S. Fagioli; Coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, direttore Jacopo Brusa regia e impianto scenico Damiano Michieletto costumi Carla Teti luci Alessandro Carletti

Fano, Teatro della Fortuna, 29 novembre 2025; Ancona, Teatro delle Muse, 5 dicembre 2025

Poteva essere una scommessa rischiosa quella di proporre a stretto giro ben cinque recite (a cui si devono aggiungere quattro partecipatissime anteprime per le scuole) del medesimo allestimento di Barbiere di Siviglia nelle Marche (tra Ascoli Piceno, Fermo, Fano e Ancona), tramite la coproduzione tra la Rete Lirica delle Marche e il Teatro delle Muse di Ancona: la scommessa è stata invece vinta e, almeno per le recite oggetto della presente cronaca, i teatri hanno registrato un bel pienone di pubblico soddisfatto, divertito e plaudente. Merito dell’opera, certamente, ma merito anche dello spettacolo, un classico fiorentino firmato da Damiano Michieletto, già visto qualche anno fa a Jesi e ripreso in questa occasione da Tommaso Franchin. La produzione, che lo stesso regista ammette di essere basata sugli stilemi della Commedia dell’Arte, presenta la vicenda come un grande gioco, con indubbio e vivacissimo ritmo teatrale ma anche una certa superficialità nella definizione dei personaggi, che agiscono più come maschere che come veri e propri caratteri: è un effetto voluto e dichiarato ma in alcuni momenti, fatto salvo il divertimento di un organismo teatrale che gira alla perfezione, le gag sembrano più fini a sé stesse che inserite in un progetto unitario. Il pubblico, in ogni caso, apprezza e saluta la recita con frequenti risate e applausi e allo spettacolo va riconosciuta la sua suggestione di fondo nell’estrema economia dei mezzi. Musicalmente le cose hanno funzionato decisamente bene, soprattutto per merito della direzione sicura di Jacopo Brusa (per giunta infortunato alla recita anconetana) che ha guidato l’opera con brio, tenuta salda, tempi giusti e narrazione efficace, ben coadiuvato da una FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana in una delle sue serate migliori. Nel cast ha brillato il Figaro di Hae Kang e non solo per la naturale simpatia che il personaggio ispira ma per la bravura con cui il giovane artista coreano (classe 1994) si è destreggiato nelle insidie della parte, ivi compresi (è bene ricordarlo, non essendo lui madrelingua) certi giochi di parole del libretto di Sterbini. Accanto a lui il solido Almaviva di Pietro Adaini, la cui voce ricordavo un po’ più polposa, ma che si è confermato fraseggiatore sensibile e virtuoso notevole, pur in assenza del Rondò “Cessa di più resistere”, tagliato da Brusa. Tra le voci gravi bene il Bartolo di Giuseppe Toia (è rimasto sempre nell’alveo del buon gusto e con uno spettacolo basato sulla Commedia dell’Arte c’era il rischio che potesse scappare la mano) e meglio ancora il Basilio viscido e serpentino, anche nell’aspetto, di Eugenio Di Lieto, in particolare evidenza in una notevole “Calunnia”. Passando al coté femminile della compagnia si loderanno la disinvoltura e lo spirito di Alexandra Meteleva, Rosina pugnace e combattiva, spericolata nelle variazioni, ma forse più soprano non sfogato che autentico mezzosoprano, dato che nel grave l’intonazione a volte slitta e proprio nel registro acuto la cantante trova le sue note migliori, al punto da appropriarsi anche dei do nella Stretta del Finale I (ma ad Ancona, causa non perfetta forma dell’artista, sono ritornati a Berta). Berta, infine, è la giovane e disinvolta Melissa D’Ottavi, selezionata dalla Rete Lirica Academy e in particolare evidenza nella sua aria da sorbetto del II Atto. Ben scelti anche i ruoli minori e del franco successo che ha accolto entrambe le recite si è detto. Il barbiere di Siviglia ha chiuso la Stagione Lirica 2025 delle Muse di Ancona ma a Fano, Fermo ed Ascoli Piceno è attesa, in primavera, la Carmen di Bizet.

Gabriele Cesaretti

Foto: Marilena Imbrescia

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