Tutte le notizie dall’Italia e dal mondo in un click. Sfoglia le ultime news e crea la tua rassegna stampa personale

Italia Life 24

Tutte le notizie dall’Italia e dal mondo in un click. Sfoglia le ultime news e crea la tua rassegna stampa personale

Commozione e leggerezza tra Lieder e canzoni: Fleur Barron e Julius Drake incantano alla GOG

27/11/2025 | Rivista Musica

“Light and Shadow” (Lieder e Canzoni di Schumann, Mahler, A. Mahler, Musorgskij, Gershwin, Porter, Bolcom, Trenet) mezzosoprano Fleur Barron pianoforte Julius Drake

Genova, Teatro Ivo Chiesa, 24 novembre 2025

I puristi del Lied avranno alzato il sopracciglio (forse con qualche ragione) esaminando il palinsesto proposto da Fleur Barron e Julius Drake per la stagione della Giovine Orchestra Genovese, in episodica trasferta al teatro di prosa intitolato a Ivo Chiesa: un programma che passava con disinvoltura dai Kindertotenlieder di Gustav Mahler a “Boum!” di Charles Trenet… Proposta però non priva di qualche trait d’union, e che soprattutto si confaceva perfettamente alla versatilità e alle qualità del mezzosoprano irlandese, che si è recentemente segnalato impersonando la protagonista di Adriana Mater di Kaija Saariaho all’Opera di Roma: una voce dal timbro personale, particolarmente nella prima ottava, ma soprattutto una bella eloquenza e nitidezza in tutte e quattro le lingue in cui si è articolato il palinsesto (a cui si è aggiunto il cinese per il primo bis), una notevole flessibilità stilistica e una rara capacità di stare sul palcoscenico — qualità a volte trascurata, ma in realtà preziosa in un Liederabend — grazie a un approccio garbatamente teatrale; non soltanto utile per coinvolgere l’uditorio nella commozione dei Canti dei bambini morti, ma addirittura indispensabile per una restituzione espressiva adeguata della Stanza dei bambini di Musorgskij, ciclo che si pone dalla prospettiva dei piccoli e che può risultare artificioso se proposto da un cantante dotato di minore vivacità espressiva.

Light and shadow era il titolo del programma, ma l’ordine delle emozioni era piuttosto l’inverso, con una prima parte in cui prevalevano decisamente le atmosfere cupe. Il gruppo schumanniano veniva aperto infatti con Tragödie I e II; culminava con un capolavoro di rado eseguito da un’interprete femminile come “Der Soldat”, a cui comunque la Barron ha saputo conferire la giusta intensità grazie a un pathos contenuto e a una sottolineatura particolarmente intensa del passaggio “es bricht mir das Herz entzwei!” (“mi si spezza il cuore”); si stemperava infine in un “Mein Wagen rollet langsam” di cui mezzosoprano e pianista hanno colto l’enigmaticità ineffabile. L’una aprendosi, nella seconda strofa, in un eloquente sorriso al pensiero del “suo amore”, ma anche a una franca sorpresa per l’apparizione delle tre beffarde “figure spettrali”; Drake prendendo il testimone da par suo nel sibillino alternarsi di cantilena e minaccioso staccato che caratterizza il lungo postludio.

Una corda ben più mesta è tornata protagonista con quello che è probabilmente stato il culmine della serata, una coinvolgente interpretazione dei Kindertotenlieder, il ciclo da un certo punto di vista più compiuto e compatto di Mahler. Drake si è superato nel difficilissimo compito di non far rimpiangere troppo la più familiare versione orchestrale: l’esperto pianista londinese ha catturato subito l’attenzione con un’introduzione asciutta, quasi disincarnata del primo Lied, atmosfera riproposta in un “Wenn dein Mütterlein” a cui veniva sottratto quasi del tutto quel suo certo carattere di nenia; e se nel conclusivo “In diesem Wetter” il cimento del pianoforte rimane proibitivo, Drake, introducendo una suggestione come di carillon incorporeo, ha contribuito a una splendida, catartica strofa finale, nella quale, dopo tanta desolazione e tanto rimorso, Fleur Barron si è concessa una riconciliante consolazione. La pasta vocale ambrata del mezzosoprano è apparsa particolarmente incisiva in passaggi come l’incipit di “In diesem Wetter”, e il suo atteggiamento espressivo ha aderito perfettamente a momenti come il finale di “Wenn dein Mütterlein”, tragico ma senza eccessi; la sua mimica e il suo linguaggio corporeo hanno contribuito all’efficacia della comunicazione, come quando, proprio dopo la palpabile commozione di questo Lied, facendo un mezzo passo avanti verso il pubblico è sembrata come farsi forza per le diverse e nuove emozioni di “Oft denk’ ich, sie sind nur ausgegangen!”. Un Liederabend, lo ribadisco, si avvantaggia decisamente di queste piccole sfumature “retoriche”, capaci di coinvolgere maggiormente un uditorio che può trovarsi distanziato dalle barriere linguistiche o banalmente distratto dal cercare nel libretto dei testi il passaggio “giusto”: tanto più quando la serata si svolge in una sala dall’acustica così poco avvolgente come quella che ha dovuto sostituire un Carlo Felice indisponibile per lavori indifferibili di manutenzione.

Dopo Gustav, Alma Mahler ha aperto la seconda parte del concerto con le atmosfere cangianti dei giovanili Cinque Lieder: raccolta che è stata un cavallo di battaglia di Barbara Hannigan, mentore della Barron, e che il mezzosoprano irlandese (ma in realtà apolide) ha proposto pochi giorni or sono, nella versione orchestrale, in un concerto all’Auditorium Toscanini di Torino, diretto dall’astro nascente Emmanuel Tjeknavorian e trasmesso dalla Rai. Mahler, si sa, ebbe un rapporto contraddittorio col talento della giovane sposa: dopo le nozze le inibì l’attività creativa (secondo lui un compositore in casa era sufficiente…) ma poi si pentì e agevolò nel 1910 la pubblicazione di questi Fünf Lieder, che ci fanno decisamente rimpiangere il fatto che di Alma, nata Schindler, siano sopravvissute alla fine soltanto tre raccolte e un paio di pagine sparse. Molti Lieder infatti mostrano una mano personale, e “Bei dir ist es traut” è una piccola gemma, suggellata dalla Barron con un sorriso sensuale e complice; nonostante un piccolo inciampo all’inizio della terza strofa, era lodevole in “In meines Vaters Garten” la varietà di accento con cui il mezzosoprano ha proposto le infinite ripetizioni di “Süsser Traum” (“Dolce sogno”); preziosa infine l’ironia che innervava il finale di “Ich wandle unter Blumen”.

Qualche linea di collegamento interna al palinsesto in effetti era pur percepibile: il legame tra Gustav e Alma, certo, ma anche la presenza dei bambini, non solo nell’effetto epifanico del “canto di lode dal labbro di un bimbo” che rasserena le inquietudini del primo dei Cinque Lieder (“Die stille Stadt”), ma soprattutto per la loro centralità, pur da una prospettiva diversa, anzi opposta, nei Kindertotenlieder e in Detskaja di Musorgskij. Se nel ciclo mahleriano i bambini sono presenti soltanto nella memoria dei genitori, è la loro stessa voce che ascoltiamo, nella musica e nelle liriche vergate dal compositore medesimo, nella Stanza dei bambini. Uno sforzo di immedesimazione estremamente riuscito e che pone però all’interprete il rischio della leziosità, o al contrario di una partecipazione insufficiente o poco credibile alla condizione infantile. Come anticipato in preambolo, Fleur Barron si è posta anche mimicamente ed espressivamente in una posizione ideale, dando vivida voce ai capricci del piccolo Misha in “All’angolo” ma anche trasmettendoci il carattere prima minaccioso e misterioso, poi incantato, della ninna nanna “Con la bambola”; Drake dal canto suo sapeva mettersi in secondo piano quando necessario, ma risultare incalzante ne “Lo scarabeo”. Del ciclo è stata proposta una versione composta da sole cinque canzoni, come l’edizione Bessel, ma efficacemente suggellata con “A cavallo di un bastone”, aggiunto da Musorgskij nel 1872, invece che con la Preghiera della sera.

A concludere la serata, infine, una disinvolta scorribanda nel mondo della canzone, dal Gershwin di “I got Rhythm” al Trenet di “La mer” (anche bissata), dando prova di eccellente versatilità e credibilità stilistica, convincendo particolarmente nell’accattivante “Amor” di William Bolcom e facendo emergere nuovamente l’appeal della timbrata prima ottava. Malgrado la serata gelida e il trasferimento in una sede inusuale, il pubblico è accorso piuttosto numeroso per un Liederabend, e ha palpabilmente apprezzato entrambi gli interpreti.

Roberto Brusotti

Foto: Silvia Aresca

The post Commozione e leggerezza tra Lieder e canzoni: Fleur Barron e Julius Drake incantano alla GOG first appeared on Rivista Musica.

Close Popup

Utilizziamo solo i nostri cookie e quelli di terze parti per migliorare la qualità della navigazione, per offrire contenuti personalizzati, per elaborare statistiche, per fornirti pubblicità in linea con le tue preferenze e agevolare la tua esperienza sui social network. Cliccando su accetta, consenti l'utilizzo di questi cookie.

Close Popup
Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.


AWSELBCORS
Registra quale server-cluster sta servendo il visitatore. Questo è usato nel contesto del bilanciamento del carico, al fine di ottimizzare l'esperienza dell'utente. Tipo: HTTP Cookie / Scadenza: Sessione
  • www.nativery.com

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi
Open Privacy settings