
31 dicembre 2025
La cantante, trombettista e compositrice Chiara Orlando ci presenta il suo ultimo album “Who are you?”, edito da Filibusta Records, che vede la partecipazione di Greg Burk (pianoforte/Fender Rhodes), Pietro Ciancaglini (contrabbasso, basso e pianoforte), Lorenzo Tucci (batteria) e, come special guest, Fabio Zeppetella (chitarra). I brani originali del disco sono ispirati alle poesie di Emily Dickinson, in particolar modo quelle che trattano i temi della natura e dell’esistenza, o valori importanti come l’amicizia, le quali delineano la forma e la struttura di ogni brano composto da Chiara Orlando e Pietro Ciancaglini. Le linee melodiche mai scontate e le soluzioni armoniche ricercate, con il supporto degli altri elementi del gruppo, creano atmosfere e colori sempre unici e diversi.
Ciao Chiara e benvenuta su Jazzit! È uscito il tuo nuovo album “Who are you?”: com’è nata questa tua opera e a cosa si deve la scelta del titolo?
“Who are you?” è nato grazie all’amore per la poesia, in particolare per quella della straordinaria poetessa Emily Dickinson. Il titolo del disco è l’incipit di una delle sue poesie, per me la più rappresentativa tra quelle che ho scelto di interpretare e mettere in musica insieme al contrabbassista Pietro Ciancaglini. “Who are you?” è una domanda che spesso poniamo agli altri e a noi stessi nel momento in cui il teatro della vita, con i suoi personaggi, comincia ad apparire privo di amore e sincerità. È in quel momento che riflettiamo su chi siamo noi in profondità e se amiamo o meno esporre e pubblicizzare una maschera che abbiamo messo su noi stessi. Come recita la poetessa «Io non sono nessuno! Chi sei tu?», una riflessione su quale sia la vera identità di ogni essere umano. La nostra identità non va ricercata in un personaggio che appare agli occhi di tutti, costruito nel corso della nostra vita, bensì riconosciuta nella sorgente da cui tutti noi proveniamo e che ci rende tutti simili.

La domanda del titolo riporta a noi stessi e al teatro della vita: nel tuo caso da dove nasce l’amore per la tromba e per la musica jazz e in generale la musica come ha contribuito a determinare la persona che sei oggi?
Il mio amore per la musica è nato sin da piccola, ricordo di aver sempre cantato e rammento alcune raccolte di jazz che si ascoltavano a casa: Louis Armstrong, Duke Ellington, Ella Fitzgerald etc. Da adolescente la mia mamma mi ha spinta a iscrivermi a una scuola di musica e ho iniziato subito con il jazz. La tromba è arrivata successivamente, quando, ascoltando il disco “These Rooms” di Jim Hall, sono rimasta folgorata dal suono e dal linguaggio di Tom Harrell, così ho deciso di studiare questo bellissimo strumento. La musica è stata determinante nella mia vita, poiché a un certo punto ho dovuto sceglierla a discapito di uno sport che svolgevo a livello agonistico. Non mi pento di questa scelta e cerco di fare ogni giorno del mio meglio per portare avanti questa passione divenuta ormai il mio lavoro da un po’ di tempo. Non si finisce mai di studiare, imparare (spesso anche dagli studenti), scoprire ogni giorno qualcosa di sé stessi e cercare di tradurlo in musica.
Come descriveresti il disco dal punto di vista stilistico, tecnico e compositivo, per evidenziarne l’atmosfera e le caratteristiche a livello espressivo?
Poiché tutta la musica è stata scritta partendo dal testo, naturalmente quest’ultimo ne ha determinato la forma e ne ha ispirato lo stile, che sicuramente risulta essere “vario”, passando dallo swing all’even eights, al reggae, al free e alla bossa nova. Il sodalizio compositivo con Pietro Ciancaglini è ormai collaudato da anni, tutto risulta essere molto naturale e fluido durante il nostro processo compositivo e il contributo artistico dei musicisti che completano il quartetto/quintetto ha fatto il resto del lavoro a livello espressivo e di sound.
La maggior parte dei brani dell’album sono stati scritti da te e Pietro Ciancaglini: quali sono state le tue fonti d’ispirazione e cosa hai voluto raccontare con questi pezzi?
Le mie fonti di ispirazione sono da sempre i miei affetti, il mio cane, la natura e alcuni musicisti di riferimento come Tom Harrell, Kenny Dorham, McCoy Tyner, Bill Evans, Chick Corea, Esbjorn Svensson, etc. Quello che spererei di trasmettere con la mia musica è qualcosa di genuino, che possa raccontare in modo semplice, seppur con un linguaggio non verbale, una parte di me e della mia esperienza musicale.
Photo Credit To Max De Dominicis
Come definiresti la ricerca timbrica, melodica e ritmica che caratterizza questa tua nuova produzione musicale e come hai saputo integrare tutte queste componenti?
La ricerca timbrica penso sia la cosa più importante che può contribuire in modo decisivo alla riuscita di un progetto, o meglio che può fare la differenza! È sicuramente un lavoro minuzioso perché bisogna tradurre un pensiero e un’idea in suono, quindi richiede tempo ed esperienza. In questa produzione sicuramente abbiamo avuto una buona tavolozza di colori, dal contrabbasso con l’arco, che io personalmente adoro, al flicorno, alle voci armonizzate, al Fender Rhodes, alla tromba, al basso elettrico a sei corde, oltre naturalmente alla classica sezione ritmica, quindi è stato molto interessante cercare di creare le combinazioni timbriche migliori per esprimere in modo esaustivo il nostro pensiero musicale.
Composizione, improvvisazione e arrangiamento: quale equilibrio hai voluto garantire a questa produzione?
Trattandosi di un disco di musica originale riconducibile al jazz “moderno”, tutti e tre gli elementi hanno sicuramente una certa importanza. Certamente la composizione è stata la cosa più complessa da realizzare, poiché legata a dei testi già esistenti, per cui l’equilibrio maggiore da trovare è stato su questo fronte. L’improvvisazione e l’arrangiamento si sono evoluti di conseguenza e penso/spero di aver dato il giusto equilibrio anche a questi.
Photo Credit To Max De Dominicis
La scelta dell’organico determina il timbro, il linguaggio e lo stile della musica: come hai selezionato i colleghi con cui condividere questa esperienza?
La scelta dell’organico è davvero fondamentale per la buona riuscita di un progetto e posso dire con convinzione di aver scelto le persone ideali per questo lavoro. A parte Pietro (di cui non potrei proprio fare a meno!), Greg Burk e Lorenzo Tucci, oltre ad essere degli straordinari musicisti, si sono davvero immersi nella nostra musica come se già la conoscessero e hanno sicuramente contribuito alla creazione del perfetto equilibrio di tutti gli elementi di cui parlavamo prima. In realtà loro sono state le prime persone a cui abbiamo pensato una volta scritta la musica, certe cose si capiscono subito, abbiamo avuto un ottimo intuito!
Photo Credit To Max De Dominicis
Questo è il secondo disco che pubblichi con la Filibusta Records: che tipo di rapporto si è creato con il produttore discografico e cosa ricordi con più piacere delle fasi di registrazione e produzione del disco?
Con Fabio Lauteri è stato tutto facile! Lui è una persona accogliente, un vero professionista al servizio della musica e dei musicisti. È un piacere lavorarci insieme. Quando gli ho parlato di questo secondo progetto discografico lo ha accolto con grande entusiasmo e ha seguito con attenzione le varie fasi della realizzazione, dalla registrazione alla produzione. Immagino e spero che la nostra collaborazione possa essere duratura!
Stai presentando l’album dal vivo? Quali feedback hai ricevuto dal pubblico?
Abbiamo presentato l’album a Roma il 4 dicembre alla settima edizione del festival “Diva’s Jazz” (con la direzione artistica di Susanna Stivali), e il 12 dicembre all’Arciliuto. Nel 2026 avremo la possibilità di portare un po’ in giro il progetto, seguiteci sulle nostre pagine social per conoscere i prossimi appuntamenti! Per il momento la critica e il pubblico sembrano aver apprezzato sia l’originalità del disco che l’organico scelto, speriamo tutto possa proseguire in questa direzione e soprattutto di poterlo divulgare il più possibile.
Cosa ti rende più felice e orgogliosa di questa tua nuova incisione e cosa rappresenta nella tua storia artistica e umana?
Pubblicare un nuovo lavoro discografico è sempre una sfida, ma anche un motivo di orgoglio, soprattutto se si tratta di musica originale! Nel mio percorso artistico sicuramente è un tassello importante poiché è un’esperienza diversa rispetto alle precedenti, per il fatto di aver coniugato la mia musica originale alla poesia. Il linguaggio di Emily Dickinson mi ha sempre affascinata sia per i temi da lei trattati che per il modo in cui lo fa, quindi dal punto di vista umano questa esperienza mi ha sicuramente arricchita. Per questo motivo come ultimo brano del disco io e Pietro abbiamo voluto dedicare alla Dickinson una nostra composizione strumentale dal titolo Melody for Emily come ringraziamento per quello che ci ha regalato con la sua poesia.
a cura di Arianna Guerin
L’articolo “Who are you?”, una riflessione sulla vera identità di ogni essere umano. Intervista a Chiara Orlando proviene da JAZZIT MAGAZINE – BIMESTRALE DI MUSICA JAZZ.

Photo Credit To Max De Dominicis
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