
14 novembre 2025
Non un concerto jazz, né un tributo rock, ma una scarica elettrica di pura, imprevedibile arte. Venerdì 24 ottobre, al Teatro Politeama di Catanzaro, Paolo Fresu con “Heroes – Omaggio a David Bowie” ha illuminato la XXII edizione del Festival d’Autunno, fondato e diretto da Antonietta Santacroce. L’evento ha perfettamente interpretato il tema di quest’anno della rassegna, “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo”, con una potenza e un’emozione inaspettata, dimostrando che un linguaggio è eterno solo se ha il coraggio di cambiare. Quella che il quintetto ha portato in scena è stata una contaminazione incandescente: il jazz non ha “addomesticato” Bowie, ma lo ha liberato in una nuova forma, potente e imprevedibile. In una serata a lungo attesa non si sono solo vissute emozioni create da brani immortali, ma si è assistito a una vera e propria metamorfosi della musica.

L’inizio intimo e la svolta rock
La serata si è aperta in un’atmosfera quasi sacrale: i musicisti, avvolti da fasci di luce blu, hanno creato una dimensione sonora intima. A spezzare il silenzio sono arrivati i vocalizzi di Petra Magoni, i quali hanno anticipato il primo brano, This is not America, che ha subito impostato il tono riflessivo e profondo della rilettura ricercata da Fresu. Quella magia è svanita in un attimo, lasciando spazio a un’esplosione sonora, definendo l’idea di un concerto lontano dai classici crismi e contenuti della performance jazzistica tradizionale. Il quintetto, composto da eccelse personalità, ha suonato con la potenza e la dinamicità di un gruppo rock consumato, offrendo arrangiamenti sempre brillanti e sorprendenti, in cui ciascuno ha saputo ritagliarsi il proprio spazio solistico. Quell’inizio ha anticipato un’esplosione sonora. Con “Heroes – Omaggio a David Bowie” Fresu ha cancellato ogni aspettativa da classico concerto jazz: sul palcoscenico cinque anime libere si sono fuse in un suono unico e dinamico, interpretando i celebri brani del Duca Bianco con il vigore, il groove e l’energia di una vera rock band.

Il carisma scenico e la squadra stellare
Al centro della scena la cantante Petra Magoni ha dato prova non solo delle sue indubbie doti canore e della sua versatilità interpretativa, ma anche di una spiccata attitudine da rocker. La sua è stata una vera e propria performance teatrale, una manifestazione di “sana follia”, eclettismo e imprevedibilità. Mentre la band spingeva il volume e il ritmo, la Magoni si muoveva, usava il corpo per comunicare l’emozione, trasformando il palco in un proprio spazio vitale. E se l’attitudine era rockeggiante il merito va in parte anche alla chitarra di Francesco Diodati che, con i suoi interventi solistici, ha messo in mostra una sensibilità rock potente e tagliente. Emblematico l’assolo su Rebel Rebel, uno dei momenti di maggiore impatto sonoro in scaletta. Paolo Fresu, con la sua tromba lirica e profonda, ha saputo mettersi splendidamente al servizio della “squadra”. Ora al centro della scena, ora lasciando spazio ai compagni, si è distinto per i suoi interventi misurati che hanno cesellato il suono da lui ricercato. Le sue note acute si libravano nel cielo del Politeama, tenendo spesso un fitto dialogo con il trombone di Filippo Vignato. La sezione ritmica formata da Francesco Ponticelli, il cui contrabbasso ha offerto un’apertura solenne di Life on Mars, e Christian Meyer, protagonista di un assolo di batteria trascinante su Little wonder, ha garantito la dinamicità e la potenza richieste dal progetto.

Momenti salienti: tra intimità e teatro
La scaletta ha toccato diversi universi sonori di Bowie. Where are we now ha rappresentato una pausa più lenta e meditativa; l’intima e commovente lettura di Life on Mars, eseguita dai soli Magoni, Diodati e Ponticelli, ha esaltato il lato melodico e drammatico del brano; Warszawa ha permesso a Fresu e Vignato di esplorare atmosfere cinematiche e sperimentali. Il culmine emotivo è arrivato però con Space Oddity, introdotta da un accenno di Ragazzo solo, ragazza sola, versione italiana dello stesso brano. Qui Petra Magoni ha messo in scena un momento di teatro puro: uscendo dal palco e rientrando attraversando la platea, si è rivolta direttamente al pubblico ripetendo l’urlo: «Can you hear me, Major Tom?». Salita sul palco si è sdraiata a terra, rotolando sulle assi del Teatro Politeama e calandosi completamente nella disperazione dell’astronauta perduto. L’emozione è continuata con la cupa Blackstar, l’ultima profetica opera di Bowie, grazie a un’esibizione magistrale e trascinante, sfociata in un finale che è stato un autentico trionfo. Let’s dance ha fatto partecipare il pubblico battendo le mani a ritmo. Ma l’apice è arrivato con il bis, l’inno eponimo Heroes, un crescendo emotivo che ha travolto la gente in un’onda di entusiasmo. L’interminabile applauso finale è stato il giusto riconoscimento a una performance memorabile, che ha dimostrato non solo l’eccellenza tecnica dei musicisti, ma anche la forza vitale e trasformista dell’arte di David Bowie, perfettamente filtrata attraverso la visione audace di Paolo Fresu.

Testo di Giuseppe Panella e foto di Salvatore Monteverde
L’articolo Festival d’Autunno, Paolo Fresu e Petra Magoni “Eroi” di una serata memorabile proviene da JAZZIT MAGAZINE – BIMESTRALE DI MUSICA JAZZ.

