Tutte le notizie dall’Italia e dal mondo in un click. Sfoglia le ultime news e crea la tua rassegna stampa personale

Italia Life 24

Tutte le notizie dall’Italia e dal mondo in un click. Sfoglia le ultime news e crea la tua rassegna stampa personale

Trieste Science+Fiction 2025

12/11/2025 | Fucine Mute

Trieste Science + Fiction Si è appena conclusa l’edizione 2025 del Trieste Science+Fiction Festival, manifestazione di grande richiamo internazionale ospitata principalmente nelle sale dei teatri Politeama Rossetti e Miela della città di Trieste. L’evento ha permesso ancora una volta ai fan del fantasy, della fantascienza e dell’horror di ritrovarsi tutti assieme per assistere a una ricca varietà di film, molti dei quali presentati in anteprima assoluta, condividendo emozioni e sensazioni durante quello che ormai è diventato un appuntamento fisso a cavallo tra ottobre e novembre. Nell’ambito del festival, notevole attenzione è stata riservata anche alla letteratura e agli incontri di approfondimento con esperti di scienza, clima e nuove tecnologie.
I cortometraggi, a cui sono state dedicate ben cinque sezioni – Spazio Corto, European Fantastic Shorts, Fantastic Animated Shorts, Artificial Universe e Fantastic Shorts – sono stati selezionati prestando la massima attenzione al soggetto e alla creatività dei registi che tuttavia non si sono discostati molto da determinate tematiche di attualità sulle quali ci si interroga da tempo: morte, maternità, inconscio, depressione, esseri umani che non sanno più rapportarsi con i propri simili, fede, intelligenza artificiale, crisi climatica, in un contesto sempre più influenzato da quello che la scienza può fare per alleviare le sofferenze e dare all’uomo tutto il desiderabile, o presunto tale.
Undecidable, di Emanuele Bosco, sfrutta gli algoritmi per spiegare l’incapacità di prendere una decisione definitiva sul proprio futuro. Due dottorandi di ambiti diversi si sfidano, per volontà di un superbo professore, a scrivere su una lavagna il più grande numero finito di sempre. In ballo c’è un importante avanzamento di carriera, ma uno dei due non riesce a definire con precisione i pro e i contro della sua possibile vittoria e le conseguenze che potrebbe avere sul rapporto con la ragazza che ama.
Deus Vult, di Tommaso Diaceri, vede tre sacerdoti in viaggio su un’astronave per svolgere un’opera di colonizzazione su altri pianeti. Uno dei tre viene colto dal dubbio che il massacro in nome di Dio possa essere di una qualche utilità e dubita perfino che la volontà di Dio possa essere questa.
Le altre vite, di Nicolò Folin, vincitore del premio CineLab Spazio Corto, esplora l’importanza del contatto umano e dell’empatia in una realtà che risolve tutto con la simulazione e la finzione. Un giovane che lavora come supervisore in un centro che permette ai pazienti di elaborare il lutto interagendo, per un certo numero di sedute, con il proprio caro scomparso, non riesce più a mantenere il suo distacco, e il suo mero atteggiamento di voyeurista, di fronte a una ragazza che continua disperatamente ad aggrapparsi a quel rapporto virtuale con l’amato che sembra darle conforto.
We regret to inform you, di Michelle Bossy, è incentrato sul centralinista imbranato del servizio temposcaduto.com che contatta una donna per comunicarle che le restano ventiquattr’ore di vita. Spiazzata dalla notizia, lei inizierà una tragicomica interazione con lui nel tentativo di capire quale sarà la causa della sua dipartita – opzione riservata solo agli utenti premium – e di riuscire a prendere consapevolezza della cosa.
Il criaturo sintetico/A Silicon Baby, di Sarah Narducci, ci presenta una giovane coppia, dall’ottima intesa sessuale, che ambisce a ottenere la patente di genitorialità per poter poi vivere nell’esclusivo quartiere dei bambini. Superato facilmente il test psicoattitudinale, i due vengono sottoposti a quello del bambino sintetico che consiste nel gestire tutte le esigenze di un ipotetico neonato. Consapevoli di aver a che fare con un bambolotto, i due si lasceranno sopraffare da disattenzione e superficialità che, in un mondo disumano e di nascite controllate, diventano inaccettabili.
Save me from Heaven, di Sean Treacy, ci trasporta in un paradiso virtuale creato al computer. Una giovane, recentemente deceduta in un incidente automobilistico, viene considerata un errore di sistema perché un blackout improvviso ha mandato in tilt la procedura impedendole di ricordare chi era prima della scomparsa. Un tecnico informatico, suo parente, cercherà disperatamente di aiutarla per evitare che venga cancellata.
TV or The Disturbance on Forest Hill Road, di Frederic Siegel, è un corto di animazione che affronta, in chiave moderna, il tema dell’eccessiva esposizione ai programmi televisivi. Diego, di sei anni, resta sempre incollato allo schermo TV, nonostante le raccomandazioni della nonna, e si ritrova con gli occhi quadrati mentre l’intero condominio è vittima di fenomeni in cui realtà e finzione si confondono spingendo anche i due poliziotti accorsi sul posto a dubitare di sé stessi. Anche la nonna, in fondo in fondo, si lascerà sedurre da quel cuoco ammiccante che dallo schermo le insegna deliziose ricette.



Per i lungometraggi, una sorpresa fuori concorso è stata The Ugly Stepsister, di Emilie Blichfeldt. Partendo dalla favola di Cenerentola come concepita dai fratelli Grimm, la regista norvegese pone al centro dell’attenzione una delle sorellastre, Elvira, vittima di un mondo in cui le fanciulle devono essere belle, perfette, magre e soprattutto disposte a soddisfare sessualmente qualche principe vacuo e libertino che guarda solo l’aspetto fisico e si abbandona facilmente a battute misogine. Nel suo disperato tentativo di conquistare quell’uomo ideale, si sottopone a vere e proprie torture fisiche spinta da una madre avida ed egoista che si disinteressa completamente della sua salute e che la tratta quasi come carne da macello. Mutilata nel corpo e nell’anima, alla fine riuscirà forse a prendere coscienza di essersi sacrificata per un ideale sbagliato.
Emilie Blichfeldt fornisce la sua personale interpretazione della storia non esitando a mostrare tutta la crudezza della sofferenza della protagonista e cercando di far arrivare il messaggio che la società non ha alcun diritto di decidere per noi chi dobbiamo essere e che l’accettazione di noi stessi, con tutti i nostri difetti, è più importante di una felicità fasulla che ha l’unico scopo di salvare le apparenze.
Touch me, di Addison Heimann, in anteprima italiana, prende spunto da una crisi esistenziale vissuta dal regista. La storia si focalizza sull’ossessivo-compulsiva Joey, sul suo amico gay Craig e sul loro rapporto di codipendenza che crea frustrazione a entrambi. I due convivono, ma un serio problema idraulico li lascia senza casa e li costringe ad accettare l’ospitalità dell’ex amante alieno di lei, Brian, che non solo è bravo a letto ma a quanto pare ha anche un tocco curativo, che fa passare ansie e paure. L’alieno convive a sua volta con un’assistente, che sembra anche lei avere la sua dose di problemi, e così il ménage à deux diventa presto un ménage à quatre in un vortice di egoismo, sesso e sangue che parla di tante cose, forse anche troppe: traumi infantili, depressione, narcisismo, poliamore, dipendenza, accettazione di sé stessi. La pellicola dimostra il tentativo del regista di rendere lo spettatore partecipe del fatto che in una situazione di disagio psicologico bisogna innanzitutto imparare a convivere con il problema, altrimenti non si riuscirà mai a gestirlo. Tentativo parzialmente riuscito, anche visivamente parlando, ma meritevole di attenzione.
Redux Redux, dei gemelli McManus – già distintisi in ambito televisivo come sceneggiatori e produttori di serie di successo – si è portato a casa il premio Asteroide al miglior film d’esordio e il premio Wonderland di Rai Cultura grazie al suo multiverso spinto fino alle estreme conseguenze. La protagonista Irene Kelly, interpretata dalla loro sorella Michaela, è una viaggiatrice del tempo e una madre che non riesce a superare il lutto straziante dell’uccisione della figlia e decide di lanciarsi all’eterno inseguimento dell’assassino in dimensioni parallele per eliminarlo, ogni volta, nei modi più svariati e cruenti, nella speranza, prima o poi, di trovare un universo in cui sua figlia non è ancora stata uccisa. Irene dà libero sfogo alla rabbia, senza porre mai fine alla sua incontrollabile sofferenza, finché non si imbatte in una ragazzina destinata a essere un’altra delle vittime del mostro. Si nota l’influenza di film come Terminator, riconosciuta dagli stessi registi, ma Kevin e Matthew McManus sono comunque abili nel mantenere costantemente il controllo di una pellicola che rischiava di diventare caotica o ripetitiva e invece riesce a stupire e commuovere lo spettatore senza annoiarlo mai.

Close Popup

Utilizziamo solo i nostri cookie e quelli di terze parti per migliorare la qualità della navigazione, per offrire contenuti personalizzati, per elaborare statistiche, per fornirti pubblicità in linea con le tue preferenze e agevolare la tua esperienza sui social network. Cliccando su accetta, consenti l'utilizzo di questi cookie.

Close Popup
Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.


AWSELBCORS
Registra quale server-cluster sta servendo il visitatore. Questo è usato nel contesto del bilanciamento del carico, al fine di ottimizzare l'esperienza dell'utente. Tipo: HTTP Cookie / Scadenza: Sessione
  • www.nativery.com

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi
Open Privacy settings