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Lucca Comics & Games 2025: i quarant’anni della “Scatola Rossa” in Italia

25/11/2025 | Fucine Mute

Dungeons & DragonsAncora un incontro su quella benedetta “Scatola Rossa”?! Beh, dopotutto quest’anno si celebra il quarantennale della sua uscita in italiano e quindi l’occasione è più che ghiotta per tornare ancora una volta su quello che è stato il primo mitico approccio ai giochi di ruolo per tanti connazionali.

Il parterre dei relatori è formato da Christian Bellomo noto nell’ambiente come Zoltar, dal “Master dei Masters” Andrea Rossi e nientemeno che da Spartaco Albertarelli che ne curò la traduzione per la Editrice Giochi. Come ospite straniero è presente Robert Kuntz, uno dei primissimi giocatori di Dungeons & Dragons quando forse nemmeno si chiamava ancora così, ed era il gioco embrionale che Gary Gygax illustrava ad altri appassionati e vicini di casa, tra cui rientrava appunto anche un giovane Kuntz. Nel corso dell’incontro risulterà però piuttosto evidente come quest’ultimo, purtroppo minato da una salute precaria, parteggi di più verso Dave Arneson piuttosto che verso Gygax nell’eterna diatriba su chi abbia inventato i giochi di ruolo. L’aneddotica abbonda, né potrebbe essere diversamente.

Cominciando a raccogliere le testimonianze dello stesso Kuntz, ci offre un ghiotto dietro le quinte: all’inizio le regole di Dungeons & Dragons erano contenute in soli 8 fogli, oltretutto riciclati perché già scritti dall’altro lato! Ai tempi giocavano addirittura tre volte al giorno per affinare le regole. Di solito si crea un gioco e lo si testa, loro invece fecero dei test sin da subito, prima ancora che le regole fossero formalizzate compiutamente.

Apprendiamo inoltre che il 1972 fu un anno cruciale per l’economia statunitense, perché la società nordamericana si stava trasformando da una di produttori a una di compratori. Questo meccanismo era visibile anche nel settore dei wargame, che erano molto costosi sul lungo periodo perché necessitavano di continui aggiornamenti con supplementi sempre nuovi. In origine Dungeons & Dragons nacque con un’altra filosofia alla sua base: lo stesso Gary Gygax per pubblicizzarlo usava lo slogan «Questo gioco non vi costerà molti soldi», in quanto agli albori sarebbe bastato il materiale di base per poter giocare all’infinito. D&D non era stato pensato insomma per ingenerare quella “dipendenza” che invece caratterizzava i wargame. Certo, alla fine anche quello finì per diventare un business ma all’inizio non c’era la rapacità programmatica di altri settori. Kuntz porta l’esempio di Hollywood per far capire quanto sia un male monetizzare l’immaginazione: se un regista o uno sceneggiatore riesce a realizzare il 20% del suo progetto originario può ritenersi fortunato.

conferenza Scatola Rossa Lucca 2025

L’ospite americano ricorda poi come la terminologia agli inizi fosse ancora nebulosa, d’altro canto era appena stato inventato un nuovo modo di giocare. Lo stesso Arneson non usava ancora i vocaboli che sarebbero invalsi in seguito e riferendosi a D&D parlava di «quella roba stramba a cui stiamo lavorando». Aveva anche azzardato la definizione di “fantasy simulation” ma ovviamente è una contraddizione di termini perché non si può simulare una cosa che non esiste, la si crea direttamente. Nel corso dell’incontro viene avanzata l’ipotesi che forse fu lui a ricorrere per primo al termine “fantasy role-playing”, ma almeno nelle copie in mio possesso della primordiale “scatola bianca” e di Blackmoor risulta «Fantastic Medieval Wargames».

A proposito della nascita della terminologia specifica dei giochi di ruolo, Spartaco Albertarelli chiede a Kuntz se effettivamente la prima volta che venne usata la definizione “Dungeon Master” fosse proprio nel supplemento Blackmoor di Arneson del 1975 (nelle prime regole di D&D chi ricopriva quel ruolo era ancora chiamato “referee”, cioè arbitro, come si usava nei wargame). Kuntz ricorda invece che probabilmente la prima volta che lo si utilizzò, almeno in maniera ufficiale, fu in occasione dell’uscita del Players Handbook di Advanced D&D pubblicato nel 1978. In realtà la situazione è un po’ più complessa: consultando la copia in mio possesso di Blackmoor ho visto che effettivamente nell’introduzione Gary Gygax usa il termine «dungeonmaster» (tutto attaccato) ma per complimentarsi con Arneson di cui presenta il lavoro: lui è il dungeonmaster «inscrutable par excellence» ma effettivamente un ulteriore ricorso al termine al plurale nella stessa introduzione lascia aperta l’ipotesi che ci fosse una vaga volontà di legittimare il termine.

Scatola rossa - 2Parlando nello specifico della Scatola Rossa, o meglio del processo che ne determinò la pubblicazione, Kuntz ricorda che a seguito del successo di Dungeons & Dragons dovettero andare di corsa per pubblicare per tempo il gioco. La necessità di avere un Basic Set nacque per espandere il bacino d’utenza dei giocatori, con particolare attenzione ai più giovani: per questo ne affidarono la prima realizzazione a J. E. Holmes che era un professore e che nel 1977 curò una prima revisione da cui prese le mosse anche la futura Scatola Rossa. In precedenza c’erano le regole, ma non era stata spiegata la filosofia dietro al gioco.

Anche gli interventi di Spartaco Albertarelli sono ricchi di spunti e di aneddoti, oltre che di interessanti e approfondite disquisizioni antropologiche su quanto siano importanti i giochi per la civiltà (sono il primo mezzo di comunicazione degli esseri umani) e di come il gioco di ruolo sia in definitiva “il gioco dei giochi”, il più grande esperimento di game design, di creazione collettiva: anche nei board game è comune che chi li gioca cambi le regole, nei giochi di ruolo diventa praticamente inevitabile e ogni giocatore contribuisce ad arricchirli.

Ovviamente sentire raccontare l’avventura della Scatola Rossa da chi all’epoca ci aveva lavorato direttamente è molto interessante: riaffiora il classico aneddoto sugli acquirenti delusi perché nella scatola non c’era un tabellone (per il pubblico italiano dell’epoca era impensabile che non ci fosse) con la precisazione però che il numero di telefono che l’Editrice Giochi aveva indicato per avere spiegazioni sul gioco era quello dell’ufficio di Spartaco Albertarelli, che si trovò subissato di telefonate. Nonostante questi primi approcci a tentoni del pubblico italiano non ancora avvezzo ai giochi di ruolo, il Set Base di Dungeons & Dragons arrivò a vendere in un anno la bellezza di 20.000 esemplari, un risultato ottimo per il settore dei giochi – un altro degli intervenuti si lascia scappare che nemmeno la Quinta Edizione di D&D, la più recente, sia arrivata a questi risultati.

La pubblicazione italiana tramite Editrice Giochi rappresentò un importante cambio di paradigma: l’editore era lo stesso di giochi di grandissimo successo come Risiko! e Monopoli, pubblicare questa cosa così nuova e particolare creava molte aspettative (anche in Spagna si era verificata una situazione simile): da una parte Dungeons & Dragons si trovava “glorificato” dalla pubblicazione con un editore così importante, dall’altra doveva competere contro le altre proposte di grande successo dell’Editrice Giochi. La Storia diede ragione a chi volle azzardare la pubblicazione italiana, e Albertarelli ricorda come l’Editrice Giochi ottenne dalla TSR, la casa produttrice di D&D, diversi premi in quanto l’Italia era il Paese estero che produceva più materiale su licenza.

Scatola rossa - 3Ma esulando un po’ dallo specifico dell’incontro, durante la conferenza sono stati sollevati altri argomenti molto interessanti come la gestione molto complessa del copyright nei giochi di ruolo (le regole di un gioco non possono essere tutelate da ©), il parallelo tra giochi di ruolo e la trasmissione delle fiabe, il quesito se i giochi di ruolo siano una forma d’arte o una forma di linguaggio, una leggenda urbana sulla doratura della confezione dell’Immortal Set.

Un ultimo tocco di nostalgia nerd viene dato dalla domanda del pubblico se Kuntz ce la fece davvero col suo guerriero Robilar a uscire vivo dalla famigerata avventura Tomb of Horrors, ideata da Gygax come tritacarne per il personaggio del figlio Ernie. Quando Kuntz conferma questa storia la sala esplode in un tripudio.

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