Nata nel 1978, Laura Spianelli ha nel suo curriculum molti lavori e molte collaborazioni con svariate realtà editoriali fumettistiche e non. E pensare che ha conseguito il diploma di Perito Agrario presso l’Istituto C. Gallini di Voghera.
Terminati gli studi alla Scuola del Fumetto di Milano ha lavorato per realtà operanti nel settore del fumetto come Eura Editoriale (John Doe, storie autoconclusive su Lanciostory e Skorpio), Star Comics (NOX), Nicola Pesce Editore (Agenzia Investigativa Carlo Lorenzini), Coniglio Editore (storie brevi su X Comics) ma anche per progetti più particolari come illustrazioni per le riviste Focus, Max e il libro Saghe Mentali di Caparezza edito da Rizzoli. Ha prestato la sua opera anche nel campo dell’editoria scolastica ed è stata una delle illustratrici del gioco di ruolo di grande successo Sine Requie.
“Folgorata” da Dylan Dog all’età di quattordici anni, ha degli interessi e delle passioni fumettistiche che vanno dai Maestri della scuola argentina al manga, dagli autori statunitensi più autoriali alla BéDé. Forse anche a causa di questa eterogeneità di interessi il suo stile che parte da una solida matrice realistica lascia affiorare spesso elementi caricaturali e grotteschi.
Da alcuni anni Laura Spianelli ha abbracciato la scelta dell’autoproduzione, suffragata dalle possibilità di finanziamento che permettono i moderni metodi di crowdfunding. E così dopo Stirpe di Pesce a Lucca Comics 2025 ha presentato Domitilla nei Tubi, in una Self Area che di anno in anno si fa sempre più vivace e interessante.
Luca Lorenzon (LL): Ci presenti Domitilla nei Tubi?
Laura Spianelli (LS): È un progetto a cui sto lavorando da parecchio tempo, lo dico sempre perché è abbastanza in controtendenza con quello che di solito viene fatto, sono 4 anni che ci sto lavorando. È la storia di una giovane ragazza di 12 anni, Domitilla, che vive in una enorme città-alveare. Prima di tutto è una storia dark fantasy. In questa città-alveare lei ha le sue sicurezze: la camera, casa sua, vive con un’anziana zia e soprattutto ha tanti sogni nel cassetto. A un certo punto però si accorge che esistono delle anime nere che le vorrebbero fare del male, e che quindi le scombussolano completamente l’esistenza, e da queste deve scappare. E così andrà a rifugiarsi nell’unico luogo che lei crede accessibile, ossia i tubi, le intercapedini, e da lì parte la storia: saranno due volumi a fumetti, di cui qui presento il primo e approfitto per ringraziare i backers, quelli che mi hanno sostenuta attraverso Kickstarter.
LL: Quindi tutto è partito tramite crowdfunding. Come ti sei trovata con questo sistema di finanziamento?
LS: Mi trovo molto bene: mi dà l’opportunità di farmi conoscere e di porre l’accento su un progetto in un mondo in cui si cercano sempre strade nuove per far conoscere le proprie cose. L’autoproduzione resta sempre una via di pubblicazione per me fondamentale. È una cosa proprio liberatoria artisticamente perché anche noi fumettisti abbiamo una parte artistica importante e sentiamo la necessità di parlare di determinati temi e secondo me la libertà che al momento ti dà l’autoproduzione è impagabile, non l’ho trovata altrove.
LL: Quindi un dark fantasy, una storia articolata ma con un sottotesto molto importante da quello che mi dici.
LS: Sì, mi interessava parlare di ragazzi, di giovani come la protagonista, in un mondo in cui ci sono tanti adulti che vogliono insegnare, che vogliono parlare e finiscono per parlare sopra ai giovani, e fanno più fatica ad ascoltarli mentre Domitilla avrebbe tante cose da dire. Questo è un primo tema.
Il secondo tema è quello della solitudine. Parlo di solitudine, ma anche di altri argomenti che mi interessano tra cui c’è quello molto importante del non riuscire a riconoscere chi hai vicino, dell’incapacità di vedere realmente chi ti sta accanto. Magari pensi che sia un tipo di persona e in realtà si rivela un’altra.
Ecco, così come anche Stirpe di Pesce era incentrato su molti argomenti, Domitilla nei Tubi ne presenta tanti, è incentrato molto sulle persone. Spero che si riconosca anche una radice di quelle letture che amo e che mi hanno formato, quelle dei fumetti argentini a cui sono tanto legata.
LL: Quali autori in particolare?
LS: Di sicuro in primis Breccia.
LL: Breccia padre o figlio (o le due sorelle)?
LS: Breccia padre, Alberto, e comunque anche Mandrafina, cioè tutta quella scuola argentina che a me fa impazzire per il modo di raccontare partendo dai personaggi, che poi è anche il modo di raccontare dei manga, in cui i personaggi sono molto importanti e contribuiscono anche loro in maniera decisiva a costruire la storia.
LL: A livello tecnico hai usato matita e china o computer?
LS: Ho fatto tutto in digitale, che offre delle possibilità ma non è assolutamente da confondere con l’intelligenza artificiale. C’è un punto del volume in cui specifico che non c’è nessuna parte del fumetto che è stata fatta con l’intelligenza artificiale. Nessuno spunto, dalla storia alle matite: niente. È tutto frutto solo del mio tempo e della costanza. Il digitale lo uso in alcuni casi per una questione di tempistica.
LL: Di comodità, diciamo.
LS: Sì, di comodità, perché ovviamente non c’è tutta la parte di scansione o di correzione degli originali. Però anche la correzione del digitale, per quel che riguarda l’editing, è molto importante. In Domitilla nei Tubi l’editing all’inizio è stato fatto da Mauro Muroni che è stato il mio insegnante di tecnica a colore, poi sempre all’editing hanno dato il loro importante supporto Francesca e Michela Da Sacco; la correzione delle bozze è stata curata da Pietro Gandolfi. Invece per quanto riguarda il lettering e l’impaginazione ringrazio Alessia Marchese perché secondo me ha dato quel tocco di professionalità in più. Si cerca sempre di fare il meglio.
LL: Ecco, a proposito di colori ho notato questa scelta particolare del colore seppia anticato per le tavole ma con i balloon in bianco. Ha un significato particolare?
LS: In realtà no, non ha un significato nella storia: ci tenevo io a realizzarla così perché il bianco e nero mi piace tantissimo. In un certo senso volevo staccarmi da quello che era stato Stirpe di Pesce, che era coloratissimo. È stata una scelta dettata dal gusto per il bianco e nero, comprendo però che il colore attira molto di più. Non è detto che non ci ritorni, ma adesso volevo fare una cosa in bianco e nero. Visto però che solo in bianco e nero non mi convinceva del tutto ho optato per questa carta e il risultato mi piace tantissimo. Ci tengo a dire che c’è anche stata una cura particolare nello scegliere delle carte diverse perché la copertina è fatta proprio in quella maniera perché ho ricercato delle carte specifiche, anche riciclate, e sono soddisfatta del prodotto finito.


