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Mercato italiano – Cardinali (Unrae): con le accise il governo mette le mani nelle tasche degli automobilisti

2/01/2026 | Quattroruote

L’aumento delle accise sul gasolio non è stato imposto dall’Unione europea, è una decisione del governo italiano, che così incassa un cospicuo extragettito dalle tasche degli automobilisti. Nel mercato, avverte Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae, queste cose un effetto ce l’hanno. Positivo, invece, il giudizio sulla concorrenza nelle infrastrutture di ricarica elettrica, anche se, avverte il numero due dell’associazione delle Case estere in Italia, il mercato rischia di rimanere bloccato. E invece con più concorrenza i prezzi dell’energia potrebbero scendere.Iniziamo dal mercato. A dicembre le immatricolazioni sono aumentate del 2,2% ma il 2025 si chiude in calo del 2,1%. Che bilancio si può fare dell’anno appena concluso?Il 2025 si è chiuso in rosso, con sole 700 immatricolazioni al di sopra delle nostre previsioni, che parlavano di 1,525 milioni di targhe. Non si vedono tracce di particolari forzature a fine anno. A dicembre la quota di auto-immatricolazioni è in linea con dicembre 2024, e meno della metà rispetto al 2019. E il noleggio a lungo termine delle captive è arretrato di 1,2 punti percentuali di quota rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.Le elettriche a dicembre hanno raddoppiato le immatricolazioni: da meno di 6 mila a poco più di 12 mila. Continua l’effetto incentivi?Sicuramente, nel breve periodo c’è stato. Ma serve sempre molta prudenza nel quantificare i volumi incrementali dovuti agli incentivi. Il cui scopo, ricordo, non era quello di rilanciare il mercato, ma solo di orientarlo. Peraltro, salta agli occhi, a dicembre, anche il balzo delle ibride plug-in, che non erano incentivate, ma solo in parte avvantaggiate dalle nuove aliquote fiscali sul fringe benefit. Sicuramente sono due fenomeni degni di nota.Tra l’altro la quota di mercato delle Phev ha superato quelle delle diesel e delle GplI decimali di un singolo mese lasciano sempre il tempo che trovano. Però osservo che alla fine è quasi sempre il portafogli a guidare le scelte d’acquisto. Vale per le elettriche incentivate. Vale per le diesel, che forse scontano anche l’aumento delle accise sul gasolio annunciato a metà ottobre. Vale per le Gpl, che mantengono stabile nel tempo una quota elevata perché col gas si risparmia quasi il 60% rispetto alla benzina, grazie anche ad accise ridottissime.A proposito di accise, una manovra che peserà 600 milioni di euro all’anno sul portafogli degli automobilistiGli italiani sono talmente assuefatti a questo tipo di manovre che non reagiscono nemmeno. Da noi i gilet gialli non si sono mai visti. Siamo sudditi, e i nostri governanti ne hanno sempre approfittato. Io, invece, ne approfitto per ricordare che questa manovra non è stata imposta dall’Ue, come molti hanno detto. Bruxelles non ha mai chiesto di alzare le accise sul gasolio, ma solo di allinearle con quelle sulla benzina.Anche perché in materia fiscale ogni Paese è sovranoAppunto. Il regolamento europeo si limita a fissare un livello minimo dell’accisa, che tutti i Paesi Ue superano abbondantemente, tranne un paio, e l’Italia è da sempre in cima alla classifica. Il riallineamento si poteva effettuare a gettito invariato, con un valore ponderato fra quelli di gasolio e benzina. Invece è stata scelta la media aritmetica, e – siccome i consumi di gasolio sono quasi tripli rispetto alla benzina – si incassa un cospicuo extragettito dalle tasche degli automobilisti. Una decisione italiana. Ma la narrazione dominante vuole che tutti i mali vengano da Bruxelles. L’Ue ha solo chiesto di eliminare il differenziale, sostenendo che era un sussidio ambientalmente dannoso. Il presupposto è che il gasolio sia più dannoso della benzina, anche se dall’Euro 6D non è più così. Certo, il paradosso è che l’accisa minima europea sul gasolio rimanga più bassa rispetto a quella sulla benzinaOk, ma il circolante a gasolio è composto prevalentemente da vetture ante Euro 6D, quindi nei fatti il gasolio inquina più della benzina in termini di NOx, SOx e PM.Nel terzo millennio, basterebbe installare sugli erogatori di carburante un sistema di lettura ottica della targa del veicolo, in grado di applicare di volta in volta un’accisa diversa in base alla classe Euro del motore. Ma nessuno ha mai preso in considerazione l’idea.Sta di fatto che la manovra costerà agli automobilisti oltre 600 milioni di euro all’annoMeno di un anno fa il governo aveva fatto un piano di convergenza con orizzonte al 2030. Poi ha visto che servivano dei soldi, che i prezzi industriali dei carburanti erano relativamente bassi, e probabilmente ne ha approfittato per accelerare, incassando tutto e subito. Nel mercato queste cose un effetto ce l’hanno. Chi ha un’auto a gasolio certamente non la userà di meno, ma chi deve comprare una macchina nuova forse non la sceglie col motore diesel.Un’ultima domanda. Nel ddl concorrenza il governo ha recepito le indicazioni dell’Antitrust sulle colonnine elettriche, un suo vecchio cavallo di battaglia. Come giudica l’impianto della norma?La comunicazione dell’Agcm del 24 dicembre 2024 ha finalmente trovato ascolto nella Legge annuale per la concorrenza. un segnale importante, perché per la prima volta il governo batte un colpo sulle infrastrutture di ricarica, un mercato con un altissimo livello di concentrazione degli operatori. Lo trovo estremamente positivo. Poi, certo, il limite del 40% in capo allo stesso gestore è altissimo, da posizione dominante a livello locale.Un numero che di fatto fotografa l’esistenteDirei di sì. In sostanza, non credo che penalizzerà gli operatori dominanti. La norma privilegia l’operatore entrante solo a parità di condizioni, ma quello dominante sarà sempre in grado di fare un’offerta migliore.Sì, ma questo non significa che l’operatore entrante non possa fare un’offerta migliore del dominante. Da sempre chi entra nel mercato deve sacrificare i margini per ritagliarsi spazio. vero, ma in questo mercato non ve ne sono di margini da sacrificare. Anzi. Chi ha le tasche profonde, perché appartiene a colossi e multinazionali dell’energia con profitti miliardari, può permettersi di lavorare in perdita in una piccola nicchia di mercato. Cosa che evidentemente non può fare un operatore indipendente, senza le spalle coperte.Dunque, secondo lei il mercato della ricarica resterà bloccato?Non credo cambierà la sostanza delle cose, anche perché la legge riguarda solo le nuove autorizzazioni, ma può essere un punto di partenza. Lo Stato comincia a porsi il problema della concentrazione nel mercato delle ricariche elettriche. Un settore in cui gli investimenti continuano a non ripagarsi a causa di un circolante inadeguato. Con più concorrenza i prezzi potrebbero scendere, innescando un circolo virtuoso sul mercato del nuovo e ingrossando il circolante. Nella situazione attuale, dubito che i prezzi calerebbero anche se scendesse il costo dell’energia all’ingrosso. Che notoriamente è un problema molto serio per tutto il Paese, famiglie e aziende, certo non solo per la mobilità elettrica.

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