
Se il 2024 e il 2025 sono stati anni di grandi manovre per la Banca Centrale Europea, il 2026 rischia di essere l’esatto contrario: un anno di attesa, di monitoraggio e di poche decisioni clamorose. Non perché tutto vada a gonfie vele, ma perché – dal punto di vista della BCE – la politica monetaria sembra essere arrivata in quello che Christine Lagarde ha più volte definito “un buon posto”.
Tradotto in parole semplici: i tassi sono dove devono essere, l’inflazione è quasi sotto controllo e l’economia dell’Eurozona cresce poco, ma non sta crollando. In uno scenario del genere, la cosa più probabile è non fare nulla.
Tassi di interesse: il grosso del lavoro è già stato fatto?
Partiamo dal punto che interessa di più mercati, imprese e famiglie: i tassi di interesse. Dopo i tagli messi in campo nella prima metà del 2025, la BCE ha scelto di prendersi una pausa e, salvo sorprese, questa pausa continuerà anche nel 2026.
Oggi il tasso sui depositi è al 2%, quello di rifinanziamento principale al 2,15% e il tasso sui prestiti marginali al 2,40%. Secondo molti economisti, questi livelli sono coerenti con un’inflazione vicina al target del 2% e con una crescita moderata. Per questo motivo, lo scenario di base non prevede né nuovi tagli né rialzi nel corso del 2026.
Tuttavia secondo gli analisti di ING, la soglia per un ulteriore taglio dei tassi rimane molto alta. “Mentre nella prima metà del 2025 erano necessarie sorprese positive di grande entità per impedire alla BCE di tagliare i tassi, attualmente occorrerebbero sorprese negative di grande entità per spingere la BCE verso ulteriori tagli dei tassi”.
La BCE sembra soddisfatta di quella che ha spesso definito “la situazione ottimale”: un contesto macroeconomico con un’inflazione vicina al 2% e una crescita positiva, sebbene al di sotto del potenziale. Date le numerose sfide strutturali dell’economia dell’eurozona, la BCE manterrà la ben nota posizione secondo cui la politica monetaria può fare ben poco per affrontare le debolezze strutturali. Questo è il motivo per cui nel nostro scenario di base non prevediamo alcuna variazione dei tassi da parte della BCE nei prossimi due anni. Tuttavia, in caso di (previsioni di) un significativo scostamento al ribasso dell’inflazione, non si dovrebbe escludere del tutto uno o due ulteriori tagli dei tassi nella prima metà del 2026.
Inflazione: il vero sorvegliato speciale
Per convincere la BCE a muoversi, servirebbero scossoni importanti dicono gli esperti. Da un lato, un crollo dell’inflazione ben al di sotto del 2% potrebbe riaprire la porta a uno o due piccoli tagli, soprattutto nella prima parte dell’anno. Dall’altro, un ritorno di forti pressioni sui prezzi potrebbe far riparlare di rialzi, ma al momento questa ipotesi sembra lontana.
Il dato che preoccupa di più Francoforte non è tanto l’energia – i cui prezzi sono in calo – quanto i servizi, che continuano a crescere a ritmi sostenuti. È qui che si annida il rischio di un’inflazione “appiccicosa”, difficile da riportare stabilmente al 2%. Finché però i prezzi non mostrano una nuova accelerazione netta, la BCE preferirà mantenere i tassi invariati, confidando che il raffreddamento dell’economia faccia il resto.

