Nell’immaginario collettivo le bollicine sono un patrimonio naturale del vino emiliano per antonomasia, il Lambrusco. Un vino basato su diverse tipologie di vitigni tutte accomunate dal nome lambrusco, che si rifà alla vitis labrusca, il genere selvatico così chiamato dai Romani, che nel corso di decine di secoli si è addomesticato generando la famiglia dei diversi lambrusco. Si tratta di un caso di vera autoctonia, ovvero di uva non importata anticamente da altre terre, ma presente precedentemente allo stato selvatico. A chi da sempre beve Lambrusco questo forse non è venuto in mento e sposta poco, ma è un aspetto straordinario di identità. E poi storicamente i vini effervescenti di questa area erano realizzati nelle bottiglie e venivano consumati senza effettuare la sboccatura, ovvero la separazione dei lieviti morti. Questo certamente uno dei motivi che hanno aumentato la rusticità di un vitigno stracarico di polifenoli e quindi di tannini, difficili da domare e da eliminare nel vino. Ma un giorno degli anni Settanta la famiglia Bellei decise di fare con il lambrusco dello spumante, di separare quelle fecce fini. Una rivoluzione che ha imposto di pensare a un vino che avesse tra le sue caratteristiche un aspetto che sembrava non fare parte del mondo del Lambrusco, l’eleganza. Il processo è stato irreversibile e ovviamente ha coinvolto anche le produzioni spumantistiche realizzate con il metodo Martinotti della fermentazione in tank in pressione, diffuse a partire dagli anni Sessanta.
C’è un altro aspetto, forse più tecnico. Le uve lambrusco danno vini con alta acidità anche in zone molto calde, è un fatto genetico, quindi il riscaldamento globale non sta ancora creando loro disagi, ma forse sta consentendo di realizzare vini più piacevoli, con minori insidie tanniche perché ben integrate nella tessitura.
E allora in queste pagine, in cui raccontiamo i migliori 150 vini spumanti secchi italiani, trovano posto due originalissimi vini rossi spumanti metodo classico da lambrusco di Sorbara. Due vini con carattere da vendere da cui sta nascendo una progenie in rosso, rosa e bianco di cui, siamo certi, si sentirà molto parlare nei prossimi cinquanta anni. Sono prodotti da Francesco Bellei & C e da Cantina della Volta.
Nella guida completa la regione è presente con 19 vini e oltre al movimento legato ai lambrusco c’è quello dei colli piacentini legato ai vitigni classici da spumante con seconda fermentazione in bottiglia, chardonnay e pinot nero che sono anche presenti nella provincia di Modena, come dicevamo, dagli anni Settanta. E poi cresce la produzione di Pignoletto spumante che oggi supera i due milioni di bottiglie. In Emilia Romagna la campagna vitivinicola 2024-2025, dal primo agosto al 31 luglio, ha portato 19.750.000 bottiglie di spumante, valore allineato alla precedente campagna. Per il 45% sono spumanti provenienti da indicazioni geografiche, la maggioranza, quindi, generici e varietali. Il Lambrusco spumante, nelle diverse Doc e Igt, è il vino a indicazione geografica più prodotto, con oltre due milioni e mezzo di bottiglie, seguito dal Pignoletto spumante, poco sopra ai due milioni (i numeri sono frutto di nostre elaborazioni di dati Icqrf).
Arvange Blanc de Noir Pas Dosé 2020
Arvange Brut
Blanc de Noirs Cuvée 101 Brut
Blanc de Noirs Dossaggio Zero
Brut Nature
Christian Bellei Brut 2017
Cuvée Brut
Cuvée Rosé Brut
Dosaggio Zero 2020
Il Pigro Cuvée Brut 2023
Il Pigro Dosaggio Zero 2022
Il Pigro Extra Brut 2018
Lambrusco di Sorbara Brut Rosso Brut Nature 2022
Lambrusco di Sorbara Brutrosso Brut 2023
Lambrusco di Sorbara DDR Brut 2015
Lambrusco di Sorbara Grosso Dosaggio Zero 2021
Lambrusco di Sorbara LaRiserva Extra Brut 2023
P188 Extra Brut 2016
Spergola Brut Nature 2021
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