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Più “Chris” e animali che donne over 60: perché il cinema continua ad avere paura dell’età femminile

27/05/2026 | Ciak Magazine

Per fare il protagonista in un blockbuster di successo bastano due requisiti: chiamarsi Chris o essere un animale parlante in CGI. Se invece sei un’attrice over 60, le porte di Hollywood tendono a chiudersi. Mentre i colleghi maschi continuano a salvare il mondo a settant’anni suonati tra action e cinecomic, per le donne l’età resta un tabù narrativo. A confermarlo è una ricerca condotta nel Regno Unito dal Centre for Ageing Better nell’ambito della campagna anti-ageismo Age Without Limits, che ha analizzato i 100 film di maggior incasso usciti tra il 2023 e il 2025. Il risultato è tanto ironico quanto devastante: 6 film con un attore di nome Chris nel ruolo principale contro appena 5 con una protagonista femminile sopra i sessant’anni. E il dato diventa ancora più surreale quando si scopre che il cinema mainstream è quattro volte più propenso a mettere in scena un animale parlante protagonista piuttosto che un’attrice senior.

I cinque film con protagonista un’attrice over 60 che sono entrati nella lista dei 100 migliori film del triennio (dati di incasso al botteghino britannico tratti da Box Office Mojo) sono stati: Allelujah (2023) con Jennifer Saunders, Il mio grosso grasso matrimonio greco 3 (2023) con Nia Vardalos, Book Club – Il capitolo successivo (2023) con Diane Keaton, The Substance (2025) con Demi Moore e Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo (2025) con Jamie Lee Curtis. Dall’altro lato, Chris Pratt ha composto metà dei sei film con i maggiori incassi degli ultimi tre anni: Super Mario Bros. – Il film (2023), Guardiani della Galassia Vol. 3 (2023) e Garfield – Il film (2024). Gli altri sono stati composti da Chris Pine (Dungeons & Dragons: Honor Among Thieves, 2023), Chris Hemsworth (Transformers 1, 2024 ) e Christian Friedel (Ai confini della realtà, 2024).

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Dietro l’apparente leggerezza statistica dei Chris (non ce l’abbiamo con voi!) si nasconde però un problema culturale enorme: il modo in cui l’industria audiovisiva continua a considerare il corpo femminile come qualcosa di “narrativamente utile” solo entro certi limiti di età. Superata quella soglia, le donne spariscono. O vengono relegate ai margini: madri, nonne, figure di contorno, personaggi funzionali alla crescita degli altri. L’età maschile, invece, continua a essere raccontata come esperienza, autorevolezza, fascino, persino avventura (Harrison “Indiana Jones” Ford insegna). Gli uomini invecchiano e diventano “iconici”. Le donne invecchiano e diventano invisibili, salvo qualche piccola eccezione, come ci ha dimostrato proprio quest’anno Meryl Streep con il ritorno ne Il diavolo veste Prada 2 o addirittura, “a casa nostra”, la veterana Aurora Quattrocchi (83 anni!), fresca vincitrice del David di Donatello con il film Gioia Mia.

Non è un caso che la campagna inglese abbia trovato il sostegno di Emma Thompson, che da anni denuncia la scarsità di ruoli complessi per le attrici mature e che proprio nel 2022 affrontava il tema nel film Il piacere è tutto mio (Good Luck to You, Leo Grande) nel quale interpreta una donna vedova in pensione che decide di concedersi al piacere di un giovane sex worker. “Le donne sono metà della popolazione e invecchiano. Quindi dove sono le storie su di noi?” ha commentato la Thompson. “Più invecchiamo, più diventiamo interessanti. Voglio vedere più film incentrati sulle donne anziane; siamo affascinanti, credibili e meritiamo da tempo di essere al centro della scena. Le donne anziane non hanno bisogno del permesso di nessuno per esistere sullo schermo. Esistono già nel mondo; il cinema deve solo adeguarsi”.

C’è un dato puramente economico, emerso dalle ricerche del Centre for Ageing Better, che rende questa miopia commerciale ancora più assurda: una fetta consistente del pubblico cinematografico britannico ha più di 55 anni, spende ogni anno centinaia di milioni di sterline in biglietti, ma le donne mature faticano a trovare una rappresentazione sullo schermo. Il problema, ovviamente, supera i confini della sala cinematografica. Specchia una società che tollera il tempo che passa solo sugli uomini, condannando le donne a una precoce invisibilità non appena l’ageismo incontra il sessismo. Ma perché si continua a pensare che le donne anziane non possano essere eroine desiderabili, comiche, tragiche, avventurose o semplicemente protagoniste? Possono esserlo, e i successi recenti dimostrano che il pubblico è pronto. È l’industria culturale a dover finalmente capire che una grande attrice ha molto più da dire di qualsiasi effetto speciale o animale parlante in CGI.

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