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Marilyn Monroe 100 anni dopo, il mito tra fan e ricordi

1/06/2026 | Ciak Magazine

Ci ha lasciati il 4 agosto 1962, a soli 36 anni, ma Norma Jeane continua a far parte delle nostre vite e del nostro immaginario, come confermano le tante celebrazioni, mostre e occasioni offerte ai fan di celebrare i 100 anni dalla nascita di Marilyn Monroe, nata il 1° giugno 1926 a Los Angeles e ancora oggi tra le stelle più luminose di Hollywood.

Era lei a dire che tutti hanno il diritto di brillare, d’altronde, come ricordano il documentario in onda stasera su Sky, l’asta dei suoi oggetti più privati e le mostre inaugurate a Los Angeles e nel Reggiano (in attesa della retrospettiva del Torino Film Festival), ma soprattutto gli oltre mille che hanno trasformato una piazza nel deserto californiano in un carnevale biondo platino: a Palm Springs, rifugio dorato delle star degli anni Cinquanta, davanti alla statua Forever Marilyn — quasi otto metri di scultura che riproducono quella posa iconica — si sono radunate 1.037 persone per indossare il celebre abito bianco di Quando la moglie è in vacanza e brandire orgogliose il loro calice di Martini.

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Donne e uomini di ogni età e provenienza che hanno costretto il Guinness World Record ad aggiornare il record per il più grande raduno di sosia mai organizzato. I partecipanti si erano registrati in anticipo, avevano pagato circa 70 euro e ritirato il loro ‘Kit di travestimento’: l’abito bianco con scollo all’americana e gonna plissettata, la parrucca platino, il calice. Una squadra di parrucchieri e truccatori completava il look con il rossetto e il neo posizionato sopra il labbro.

 

Ma accanto all’allegria del raduno, il centenario ha portato alla luce anche la Marilyn più nascosta. Che emerge anche dalla collezione “Unfiltered” messa all’asta da Heritage Auctions: 200 lotti tra fotografie rare, copioni annotati, cosmetici, gioielli e accessori personali provenienti dagli archivi privati degli amici più intimi dell’attrice.  Oggetti di ogni tipo, dalle lettere inedite del suo psicanalista Ralph Greenson, con una ricostruzione dettagliata degli ultimi giorni di vita di Marilyn, stimate con una base di 50.000 dollari, e la mattonella del bagno della sua casa a Brentwood, tra i quali spicca il messaggio su carta intestata dell’Hotel del Coronado di San Diego.

Siamo nel 1958, durante le riprese di A qualcuno piace caldo — il set più caotico della sua carriera, con Billy Wilder esasperato, i colleghi ai limiti della sopportazione, la produzione sull’orlo del collasso. In quel momento, la donna più fotografata del mondo prende un foglio da lettere di lusso e scrive: “I feel like I’m drowning” — mi sento come se stessi annegando. E accanto a quelle parole traccia un disegno a bastoncino: una figura umana sommersa dall’acqua, una supplica visiva ridotta all’essenziale.

Che ci ricorda anche la lettrice vorace, la studiosa del proprio mestiere che frequentò per anni l’Actors Studio di Lee Strasberg e fondò la propria casa di produzione in un’epoca in cui le attrici non avevano voce in capitolo sui propri film, una donna che non aveva paura di piangere

L’Academy Museum e le mostre

Anche se la sua storia ha avuto una fine tragica, molte persone la vedono come un simbolo di resilienza, una donna che seppe impuntarsi per affermare il proprio valore contro le macerie del suo passato e i pregiudizi di un’industria dominata da uomini“, sono le parole scelte da Sophia Serrano, curatrice della impressionante Marilyn Monroe: Hollywood Icon, visitabile fino al 28 febbraio 2027 presso l’Academy Museum of Motion Pictures di Los Angeles.

Al centro della sala principale, illuminato da un unico fascio di luce, c’è l’abito rosa shocking disegnato da William Travilla per il numero musicale di Gli uomini preferiscono le bionde. Uno delle centinaia di oggetti che l’attrice conservò nel corso della vita: lettere, contratti, ricevute, ritagli di giornale, libri della sua biblioteca personale e copioni annotati con una grafia minuta fino a riempirli all’inverosimile. Molti sono visibili al pubblico per la prima volta. Tra i pezzi più curiosi: le scarpe del matrimonio con Joe DiMaggio, una lettera di scuse della potente giornalista di gossip Hedda Hopper e alcuni prodotti del suo rituale di bellezza, inclusa una maschera per affinare i lineamenti del viso. Grande spazio ai costumi più celebri della filmografia: quelli di Niagara, Fermata d’autobus, Quando la moglie è in vacanza.

Marilyn era una donna complessa. Amava leggere, l’arte e il cinema, era un’artista davvero creativa, – spiega ancora la Serrano. – Spero che questi pezzi raccontino come lei stessa, sempre in bilico tra vulnerabilità e determinazione, ha plasmato e tenuto in pugno la sua immagine pubblica“. In 17 anni di carriera, più di 20 film e incassi superiori ai 200 milioni di dollari dell’epoca, Norma Jeane divenne l’icona pop più riconoscibile del Novecento. Senza mai ottenere una nomination all’Oscar — un fatto che ancora oggi sorprende gli studiosi e i fan di tutto il mondo.

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Anche in Italia il centenario si celebra con un appuntamento degno di nota. Sabato 6 giugno, la Casa Museo Antonio Ligabue di Gualtieri, nel Reggiano, inaugura Marilyn: Eterna Bellezza, mostra del pittore milanese Giuliano Grittini, visitabile fino all’11 luglio. Grittini reinterpreterà l’icona attraverso collage, pittura e riflessi dorati, con la tecnica delle “stratificazioni” — sovrapposizioni di cromie e materiali per restituire insieme la vulnerabilità della donna e la permanenza del mito.

La scelta della sede non è casuale: come spiegano gli organizzatori, “ospitare questa rassegna negli spazi che furono di Antonio Ligabue crea un contrasto magnetico: l’arte viscerale e selvatica del ‘Tigre’ incontra la raffinatezza cromatica e la sensibilità contemporanea di Grittini, unendo due mondi distanti sotto il segno comune della verità artistica“. Due icone del Novecento che si incontrano, a sorpresa, in un paese della bassa emiliana.

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A Los Angeles, intanto, anche l’Hollywood Museum — ospitato nell’edificio storico del Max Factor Building — ha riallestito la leggendaria Blondes Only Room con abiti, gioielli, la sedia del trucco di Marilyn e il famoso abito da un milione di dollari indossato durante la luna di miele con Joe DiMaggio. Proprio in queste sale, nella sala trucco dello storico Max Factor Building, la giovane Norma Jeane adottò il celebre look biondo platino che sarebbe diventato il suo marchio.

Per chi vuole immergersi nel racconto dalla poltrona di casa, come accennato inizialmente, dal 1° giugno, in prima visione alle 21:15 — disponibile anche in streaming su NOW e On Demand — Sky Documentaries trasmette Marilyn – C’era una volta Hollywood il documentario in tre episodi che ripercorre il cammino umano, psicologico e professionale di Monroe.

Un’analisi approfondita che decostruisce il mito per restituire il ritratto di una donna complessa, determinata e vulnerabile, capace di costruire un’immagine immortale pagando però un prezzo altissimo. Il tutto grazie a un racconto basato su testimonianze esclusive di familiari mai intervistati prima e il contributo di esperti in ambito psicologico, spaziando dalla ricostruzione di una infanzia segnata da abbandoni fino al successo, e affrontando anche le relazioni meno studiate che la diva intrecciò nel corso della sua carriera, compresi i legami con esponenti del crimine organizzato e il ruolo fondamentale di figure chiave che ne hanno sostenuto l’ascesa, come l’insegnante di recitazione Natasha Lytess, l’agente Johnny Hyde, i fondatori dell’Actors Studio Lee e Paula Strasberg, e importanti produttori come Joseph Schenck, Spyros Skouras e Stanley Rubin.

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