Ottenere il via libera a Hollywood è diventata un’impresa titanica per Lilly Wachowski, oggi costretta a fare i conti con un’industria che sembra averle chiuso le porte in faccia. La co-regista della saga cult Matrix ha recentemente espresso tutta la sua frustrazione per lo stallo in cui versano i suoi progetti più cari, tra cui figura il caso recente di Trash Mountain, film di cui vi parlavamo oltre due anni fa.
Il progetto, che avrebbe dovuto segnare il suo debutto alla regia in solitaria con protagoniste Zooey Deschanel e Jacki Weaver, ha visto una totale riorganizzazione della produzione e Wachowski è stata ufficialmente sostituita dietro la macchina da presa da Kris Swanberg. I motivi dietro questa decisione non sono del tutto chiari, ma si inseriscono in un quadro ben più ampio di continui rifiuti ricevuti dall’autrice negli ultimi anni, che ha visto naufragare anche i tentativi di adattare romanzi a tema trans come Manhunt di Gretchen Felker-Martin e Confessions of the Fox di Jordy Rosenberg.
In una recente intervista rilasciata a IndieWire, la regista ha rivelato di aver lavorato incessantemente a diverse sceneggiature, tra cui il thriller politico The Hunted, incentrato sulla clandestinità transgender e scritto insieme al partner Mickey Mahoney, e Cosmoknights, l’adattamento dell’omonimo fumetto sci-fi a tematica lesbica. Nessuno di questi progetti ha ottenuto il via libera. Secondo Wachowski, la causa non sarebbe artistica, ma politica e strutturale: “Ho la sensazione che l’industria cinematografica sia un microcosmo di ciò che sta accadendo in tutto il mondo: la concentrazione della ricchezza, la concentrazione aziendale a cui stiamo assistendo. Si sta creando un ecosistema in cui il fascismo può prosperare, e quindi all’interno di questo ecosistema, le storie queer, le storie transgender, le storie di persone nere e di colore sono tutte nel mirino”. Nonostante le porte chiuse, l’autrice ha comunque promesso di continuare a lottare con passione per i propri progetti.
L’analisi di Lilly Wachowski punta il dito contro l’oscurantismo culturale, tuttavia esiste anche un’altra chiave di lettura molto più pragmatica e legata ai bilanci delle major.
Dopo aver rivoluzionato la fantascienza moderna con Matrix, Lilly e Lana Wachowski hanno costruito una carriera caratterizzata da un’ambizione creativa fuori dal comune. Film come Speed Racer (2008), Cloud Atlas (2012) e Jupiter Ascending (2015) sono opere che ancora oggi vantano una nutrita schiera di sostenitori, ma al momento della loro uscita non hanno ottenuto i risultati commerciali sperati: Speed Racer e Jupiter Ascending hanno perso oltre cento milioni di dollari ciascuno, mentre Cloud Atlas ha registrato un passivo di circa trenta milioni. A questo si aggiunge Matrix Resurrections del 2021, diretto dalla sola Lana Wachowski, che ha ottenuto performance al botteghino decisamente sotto le attese per Warner Bros., in perdita di circa 150 milioni.
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Per gli studios, che ragionano principalmente in termini di rischio e rendimento, questo conta più di qualsiasi altra cosa e più che di un vero e proprio “fascismo sistemico”, la paralisi dei progetti di Wachowski sembra quindi il risultato del più classico e cinico meccanismo hollywoodiano, dove l’unica regola che conta davvero è la capacità di generare profitto.
L’articolo Lilly Wachowski, porte chiuse a Hollywood: «C’è un ecosistema che favorisce il fascismo» proviene da Ciak Magazine.

