Si ride in compagnia, si piange da soli.
Quando ridi da solo ti considerano pazzo, quando piangi in pubblico ti guardano strano. Riflettere sulle consuetudini potrebbe essere utile all’industria cinematografica.
Nel 1982 un film come Vieni avanti cretino con Lino Banfi e regia di Luciano Salce incassò al botteghino tre miliardi di lire e si piazzò al quarantacinquesimo posto rispetto agli incassi dei cinema in quell’anno (film dell’anno più visto fu Innamorato pazzo regia di Castellano e Pipolo, con Adriano Celentano e Ornella Muti che incassò circa dodici miliardi di lire, costo del biglietto 3.500 lire).
Lino Banfi era il re di una certa commedia di genere costruita mirando alla pancia degli spettatori, erano storie fragili, spesso strampalate, ma continuavano, a loro modo, una tradizione che aveva solide origini teatrali derivando dalle Atellane, dalle commedie di Plauto, dalla Commedia dell’arte. Erano film che costavano poche centinaia di milioni di lire e incassavano miliardi nella stessa valuta.
Li chiamavano film di serie B, ma erano una panacea per l’industria cinematografica, che grazie a quegli incassi riusciva a produrre molti titoli della cosiddetta serie A, anche se in proporzione essi sarebbero potuti essere meno remunerativi nel breve termine.
Oggi invece?
Se nel 1982 nei primi 45 posti al box office italiano i film di produzione autoctona erano ventidue, nella classifica d’incassi del 2025 troviamo solo cinque titoli italiani; eppure in Italia nel 2025 si sono prodotti 492 film (vd. Ciak., mese di maggio, articolo ITALIA vs. FRANCIA). Molti di questi titoli non sono arrivati nelle sale o hanno avuto una distribuzione minima, segno di un’industria cinematografica in affanno.
Oggi il cinema italiano sembra essere una piramide senza base, il cui vertice sembra reggersi per miracolo grazie proprio ad una forte tradizione che, ormai, appartiene al passato. Probabilmente si dovrebbe investire più nella serie B sapendo che se non non ci fosse, anche la serie A andrebbe in affanno.
Forse noi italiani reiteriamo gli sbagli anche in altri settori, dovremmo fermarci a pensare, a capire cosa sia più redditizio a lungo termine, dovremmo avere una strategia che non viva solo del presente, in fondo anche nel calcio per anni si è investito nella sua spettacolarizzazione, per anni grandi capitali sono stati investiti nella serie A. Avevamo uno dei più bei campionati del mondo, avevamo una della nazionali più forti al mondo. Ora non siamo il campionato migliore e da tre edizioni non partecipiamo al mondiale…
L’articolo La riflessione: Se il “cretino” salva il cinema proviene da Ciak Magazine.

