
Grazie a NCIS: Origins, il franchise CBS ha finalmente l’occasione di tornare indietro nel tempo e rimettere ordine in alcuni snodi rimasti in sospeso per anni. Se agli inizi NCIS era una serie fortemente procedurale, concentrata su casi autoconclusivi, col passare delle stagioni il racconto si è fatto sempre più centrato sui personaggi. Una direzione che anche gli spin-off hanno seguito, seppur in modi diversi: NCIS: Sydney continua a privilegiare il formato classico, mentre Origins e NCIS: Tony & Ziva scavano apertamente nella storia e nei legami dei protagonisti più amati.
In particolare, NCIS: Origins, prequel dedicato ai primi anni di Leroy Jethro Gibbs (Austin Stowell) all’interno del NIS, sta costruendo con attenzione il retroterra narrativo del personaggio che per oltre vent’anni ha definito l’identità della serie madre. In poco più di una stagione, lo show ha già introdotto versioni giovani di figure centrali del franchise, da Mike Franks a Diane, mostrando come ciascuna di esse abbia contribuito a forgiare il Gibbs interpretato da Mark Harmon. Ora, però, la serie compie un passo ulteriore, riportando in scena personaggi legati a uno dei casi più controversi e irrisolti della storia di NCIS.
Il riferimento è ai cosiddetti “Fed Five”, il gruppo di agenti introdotto per la prima volta nell’arco narrativo “Crescent City” dell’undicesima stagione della serie originale, che fungeva anche da episodio pilota per NCIS: New Orleans. Ambientata negli anni Novanta, quella storyline raccontava le indagini di una task force federale guidata dall’agente Dan McClane, affiancato da Gibbs, Mike Franks, Felix Betts e Dwayne Pride. Proprio l’omicidio di McClane dava il via agli eventi dell’episodio, ma il personaggio restava confinato al ruolo di figura del passato, evocata solo attraverso i ricordi degli altri.
McClane veniva descritto come un mentore fondamentale per Gibbs e Pride, ma anche come un uomo profondamente imperfetto, responsabile di aver coperto un assassino e mandato un innocente in prigione. Una contraddizione mai davvero esplorata fino in fondo, proprio perché il personaggio non aveva mai avuto spazio per esistere davvero in scena. È qui che NCIS: Origins interviene in modo decisivo.
Nella seconda stagione del prequel, Dan McClane verrà finalmente introdotto come personaggio attivo, interpretato da Mark Deklin, affiancato dalle versioni giovani di Betts e Pride. L’episodio, ambientato durante una missione congiunta per fermare un traffico di armi rubate, mostrerà per la prima volta la dinamica interna dei Fed Five, inserendoli in modo organico nella cronologia ufficiale del franchise.
Questa scelta permette non solo di colmare un buco di trama rimasto aperto per oltre un decennio, ma anche di dare profondità a una figura che fino a oggi era rimasta un’ombra. NCIS: Origins può finalmente spiegare come un agente tanto rispettato sia arrivato a compiere scelte moralmente discutibili, chiarendo il peso che quelle decisioni hanno avuto su Gibbs e Pride. Rileggere oggi “Crescent City” alla luce di queste nuove informazioni potrebbe cambiarne radicalmente l’impatto emotivo.
Allo stesso tempo, la storyline dei Fed Five solleva interrogativi interessanti sul percorso di Gibbs. In Origins, il personaggio è ancora inesperto, lontano dall’uomo granitico che il pubblico ha imparato a conoscere. Il fatto che venga selezionato per una task force di alto profilo, nonostante colleghi più esperti, è una discrepanza che la serie è ora chiamata a spiegare, trasformandola potenzialmente in un ulteriore elemento di crescita e conflitto.
Se i migliori prequel sono quelli capaci di arricchire ciò che già conosciamo senza tradirlo, NCIS: Origins sembra aver trovato nella storia dei Fed Five l’occasione ideale per farlo: riconnettere passato e presente, dare nuova profondità a un vecchio caso e, allo stesso tempo, rafforzare l’identità narrativa dell’intero universo di NCIS.
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Fonte: Collider

