
Prima di congedarci da questo 2025, anno giubilare, vorrei tornare a ricordare la figura di papa Francesco, amico di tutte e tutti noi, che ci ha lasciato all’indomani di Pasqua. Lo faccio riandando al suo ultimo messaggio urbi et orbi (alla città di Roma e al mondo intero) che ci ha rivolto a mezzogiorno di Natale, dalla loggia centrale della basilica di san Pietro, prima di impartire la benedizione.
«Questa notte – disse ‒ si è rinnovato il mistero che non cessa di stupirci e commuoverci. La Vergine Maria ha dato alla luce Gesù, il Figlio di Dio, lo ha avvolto in fasce e lo ha deposto in una mangiatoia. Così lo hanno trovato i pastori di Betlemme, pieni di gioia, mentre gli angeli cantavano: “Gloria a Dio e pace agli uomini”. Pace agli uomini».
Uomo di pace qual è stato, Francesco lanciò ancora una volta l’appello “a far tacere le armi”. E continuò: «Tacciano le armi nella martoriata Ucraìna. Si abbia l’audacia di aprire la porta al negoziato e a gesti di dialogo e d’incontro, per arrivare a una pace giusta e duratura. Tacciano le armi in Medio Oriente! Con gli occhi fissi sulla culla di Betlemme, rivolgo il pensiero alle comunità cristiane di Palestina e in Israele, e in particolare alla cara comunità di Gaza, dove la situazione umanitaria è gravissima. Cessi il fuoco, si liberino gli ostaggi e si aiuti la popolazione stremata dalla fame e dalla guerra».
Francesco interceda pace per questo nostro mondo, senza dimenticare i Paesi africani in guerra, il Sudan in particolare.
A tutti voi, che leggete il giornalino, alle persone a voi care, l’augurio di un Natale di pace e bontà da tutta la redazione del nostro PM e da chi, mese dopo mese, è felice di offrirvi questa piccola rivista.
Buon Natale e Felice 2026
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