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Samantha Cristoforetti: l’intervista fatta dai focusini!

26/12/2025 | Focus Junior

Abbiamo incontrato Samantha Cristoforetti, al Focus Live, il festival della scienza organizzato dal mondo Focus al Museo della scienza e della tecnologia.

Alcuni nostri lettori erano lì con noi e insieme abbiamo assistito al suo intervento: dal palco principale ha parlato della sua esperienza come astronauta per l’Agenzia spaziale europea e delle sue missioni spaziali a bordo della Iss (Stazione spaziale internazionale). Sotto, puoi leggere quello che ci ha raccontato.

Il racconto dello Spazio di Samantha Cristoforetti

Buongiorno a tutti, mi presento ma… forse se siete venuti qui sapete già che sono Samantha Cristoforetti, un’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa), da più di 15 anni. Ho avuto l’opportunità di effettuare due missioni nello spazio, la prima nel 2014-2015 quando tanti di voi non erano ancora nati e l’altra qualche anno dopo.

Erano missioni che noi chiamiamo di lunga durata, cioè quelle che durano più di una o due settimane, quindi sono missioni dove vai a vivere in questa casa spaziale, che è la stazione spaziale internazionale e ti trasformi un po’ in una sorta di extraterrestre che deve imparare a vivere in nuove condizioni, a gestire la vita e gli oggetti, l’igiene il lavoro e tutto il resto, tutto quanto in assenza di peso. E tutto questo lo fai per passione, che è poi il tema del festival.

Vai al video completo su Focus

I miei sogni realizzati 

Io sono una di quelle persone che ha avuto la fortuna di scoprire fin da piccolina, avevo l’età di tanti di voi, un sogno, una passione, che era quella di viaggiare in qualche modo nello spazio e diventare astronauta. Non avevo molto chiaro cosa volesse dire ma avevo questo sogno fantastico di viaggiare nello spazio… Le passioni che sono arrivate dopo, quelle più mature, mi hanno tenuto su quella strada.

Per esempio mi sono appassionata di scienze, di tecnologia, poi sono diventata un polita militare, sono tutte cose fanno parte di questo mondo degli astronauti in volo, pilotare gli aerei, essere ingegneri. Non sono una scienziata anche se a volte vengo spacciata per tale. Però tutte questo mondo, dalla scienza alla ingegneria sono discipline che sono importanti nel mondo degli astronauti.

Le mie missioni

Quindi questa passione si è concretizzata per la prima volta la meravigliosa notte del 23 11 2014 , il mio primo lancio. Eravamo un equipaggio da tre… potevamo essere in una barzelletta: c’era un italiano un russo e un americano in un’astronave , che si chiama Sojuz.

Quando voi vedete un razzo, lì dentro c’è carburante, benzina e motori, l’astronave vera e propria con la quale poi si viaggia fino alla stazione spaziale internazionale è un piccolo puntino bianco che vedete sopra il razzo. Tutto il resto sono taniche di propellente, ossigeno e motori…il lancio dura poco meno di 9 minuti. I vari stadi del razzo poi si perdono e rimane questa piccola astronave dove si sta in maniera abbastanza angusta.
La seconda missione è arrivata otto anni dopo nel 2022, nella missione Minerva. In questa astronave si stava un pochino più comodi. Si chiamava dragon ed era come volare in un aereo in termini di spazi. Era un veicolo più moderno, con tanti pulsanti, interfacce, software, insomma, i nostri nativi digitali ci si sentirebbero a loro agio perché è tutto touch screen e ci si sta comodamente in quattro.

In questo caso il razzo era molto diverso. Il principio è sempre lo stesso: usi il propellente che brucia il motore del razzo e questo ti da una spinta verso lo spazio che dura appunto 9 minuti e sei in orbita. La grande differenza è che il primo stadio di questo razzo è riutilizzabile, quindi ritorna a terra, viene recuperato e riparato da eventuali danni. Ha completamente rivoluzionato l’accesso allo spazio.

Un compleanno nello Spazio

Io sono nata il 26 aprile. Il lancio era il 27, alle primissime ore della notte in Florida quindi da qualche parte del mondo era ancora il giorno del mio compleanno. E allora io questo razzo lo considero la mia candela di compleanno. Abbiamo poi anche festeggiato a bordo.

Quando arrivi, per un po’ di giorni siamo in tanti perché c’è la sovrapposizione dell’equipaggio, quello che deve ripartire perché ha finito la sua missione e quello che arriva, nel nostro caso appunto eravamo in quattro. Quando sono ripartiti siamo rimasti in 7 che oggi giorni è il numero standard di un equipaggio della stazione.

Il futuro della Iss

Parlando di compleanni la stazione festeggia a breve forse questo mese i 25 anni di presenza continuativa senza interruzioni di esseri umani. Non sempre 7, ci sono stati periodi in cui erano solamente in due a bordo, dopo l’incidente dell’equipaggio Columbia dello Space Shuttle. Però non è mai stata abbandonata dall’anno 2000.


Il primo lancio credo sia stato nel 1998, poi piano piano la si è costruita fino allo stato di adesso. Ed è stato completato verso il 2009 21010. C’è voluto una po’ di tempo perché è grande come un campo da calcio, lanciata pezzo a pezzo e poi assemblata in orbita. Non sarà lì per sempre, anzi, adesso ci stiamo avvicinando alla fine della sua vita quindi è in sviluppo in Usa un veicolo che verrà attraccato alla stazione spaziale verso la metà del 2029 per iniziare tutta una serie di operazioni complesse per fare in modo che questo veicolo verso la fine del 2030 2031 possa portarla giù in maniera controllata. Tranquilli, non ci sarà nessun pericolo, niente ci cadrà sulla testa, vi assicuro.

È importante portarla giù in sicurezza perché essendo molto grande non brucerà completamente nell’atmosfera quindi verrà fatta scendere nel pacifico in una zona completamente disabitata. Fino ad allora continueremo a utilizzarla ma una stazione di queste dimensioni e capacità non ci sarà più: ci saranno piccole stazioni commerciali, cioè sviluppate e gestite da enti private ma non avranno più queste dimensioni.

Che cosa si fa sulla Iss?

Ricerca in assenza di peso. La cosa sfiziosa, se vogliamo fare ricerca sulla iss piuttosto che in un laboratorio a terra, è che possiamo in qualche modo eliminare non la gravità, (perché se non ci fosse non potremmo stare in orbita, perché è la gravità che ci tiene in orbita) ma il fatto che sulla Iss siamo molto veloci, giriamo a 28 mila km all’ora. Vuol dire che nonostante la terra ci attiri e la forza di gravità ci voglia far cadere sulla terra siamo talmente veloci che continuiamo a mancarla. Ci giriamo intorno talmente veloci che gli effetti della gravità non ci percepiscono e per questo siamo senza peso e quindi puoi studiare come per esempio si comportano i fluidi in questa situazione.

Anche per quanto riguarda la vita quotidiana i fluidi vanno gestiti con un pochino più di attenzione rispetto alla terra. Per esempio se dobbiamo bere acqua caffè te non possiamo usare il bicchiere ma usiamo una cannuccia. Poi c’è un sistema di riciclaggio dell’urina. A bordo, quello che fa qui la nostra madre terra, che in qualche modo con il ciclo dell’acqua ricicla tutto e ci fa ricadere sulla testa dell’acqua piovana pura, nello spazio dobbiamo risolvere con metodi ingegneristici.

Quindi c’è una macchina che si chiama Uring processing assembling che recupera l’urina della toilette spaziale e con tutta una serie di processi chimico fisici la ritrasforma in acqua che poi viene dispensata per il consumo degli astronauti. In questa foto, quando per la prima volta arrivò questa macchina a bordo questi astronauti mostrarono che la macchina trasformava il caffè di ieri con il caffè di oggi.

Nella mia prima missione ho potuto testare per la prima volta da buona astronauta italiana la prima macchina da caffè espresso per lo spazio. Noterete che sto bevendo da una sorta di vera e propria tazza non da una busta. Se provate a metterlo in un contenitore che succede secondo voi? Non esce. Questa tazza un po’ speciale ti permette di berlo perché il caffè vuole uscire per un fenomeno di capillarità.

È un’invenzione dell’astronauta Tom Petty. Aveva creato questo primo prototipo con questo materiale di scarto di bordo e poi ha fatto stampare con la stampante 3d questa tazzina dove c’è un angolo particolare che permette ai fluidi di uscire per capillarità e quindi puoi portartelo alle labbra gustandoti anche l’aroma, l’odore, per esempio del caffè.

Circolazione dell’aria

Una pallina da ping-pong in un bicchiere d’acqua secondo voi galleggia? No perché non ci sono gli effetti della gravità.

Quella che in inglese chiamano boincing in italiano forse galleggiamento o spinta di Archimede è una manifestazione degli effetti della gravità, quindi nello spazio non si verifica.. qual è per esempio una delle manifestazioni di galleggiamento che troviamo nelle nostre case? La circolazione dell’aria: l’aria più calda sale, quella più fredda scende. Se voi avete un termosifone che riscalda l’aria, nelle immediate vicinanze si crea una circolazione per cui il riscaldamento, per esempio, funziona in questo modo, nelle vostre case.

Sulla Iss non c’è tutto questo, non c’è nessun tipo di circolazione spontanea, abbiamo bisogno di mantenere in continuazione l’aria in circolazione perché immaginatevi: io quando respiro che cosa emetto? Consumo ossigeno ed emetto anidride carbonica. Quindi immaginatevi che se io sono li ferma che dormo e non mi muovo e respiro, a n certo punto mi ritrovo intorno una bolla di anidride carbonica e non è molto salutare. E’ uno degli esempi per cui il fatto di dover mantenere l’aria in circolazione è assolutamente importante. Infatti a bordo è molto rumoroso.

Rumori

Ci sono persone che pensano allo spazio in maniera molto poetica e poco pratica. Mi dicono: deve essere meraviglioso tutto quel silenzio. La iss invece è rumorosissima perché ci sono tantissime ventole e ventilatori che mantengono l’aria in circolazione. Ma c’è molto di più: ci sono anche le pompe che fanno circolare l’acqua di raffreddamento perché tutte le apparecchiature devono essere raffreddate. Quindi è pieno di condutture da tutte le parti per far circolare l’aria, per far circolare l’acqua e sono estremamente rumorose

Assenza di peso e allenamento

Altre cose che succedono quando sei in assenza di peso. Succede di tutto. È una cosa bellissima perché è la leggerezza assoluta, cioè io potrei darmi una spinta leggerissima e mi metto subito a fluttuare per tutta la stanza. Questa mancanza di sforzi fisici per la locomozione è bellissima ma è anche un problema perché se non fai sforzi fisici che succede perdi massa muscolare , massa ossea perché non hai stimoli meccanici, quindi le ossa si mettono a riposo e il tessuto osseo si distrugge. Questo vuol dire che dobbiamo fare molto esercizio fisico: abbiamo un tapis roulant, cyclette senza sellino e con una imbragatura che ci tiene giù. È l’unico momento in cui abbiamo bisogno delle scarpe. Questo va bene per l’allenamento cardio vascolare. Per le ossa (lo dico anche ai più giovani) bisogna fare pesi e abbiamo questa macchina che si chiama Arid che ti permette di impostare resistenze molto alte tipo 200 kg, per mantenere muscoli e ossa forti.

Esperimenti

Ma il motivo principale per cui andiamo sulla ISS è lavorare e fare attività di ricerca.

Abbiamo delle squadre a terra che impostano l’agenda degli astronauti per pianificare la loro giornata in modo da utilizzare al meglio il tempo costoso degli astronauti. Facciamo tanti esperimenti, per esempio sul metabolismo, come cambia in assenza di peso o la capacità acustica.

Una macchina italiana che viene usata molto si chiama Kubik perché è molto piccola e maneggevole. È fatta di mattoncini blu che contengono materiale sperimentale, per esempio colture di tessuti , di cellule che vengono mandati a bordo per essere esposti all’ambiente spaziale, alla microgravità. Una metà di questi contenitori vengono messi in una centrifuga quindi hanno una parte rotonda che gira. Quindi ci sono delle posizioni statiche e delle posizioni che girano. Perché ci serve la centrifuga? Dobbiamo ricreare la forza di gravità della terra: queste centrifughe ricreano 1 G, cioè l’equivalente della forza di gravità della terra. Così abbiamo un confronto tra due comportamenti: come si comportano le cellule in assenza di peso e come si comportano con la gravità terrestre.

Si verifica anche la crescita delle pinte in assenza di peso.

Manutenzione della Iss

Non si fa solo scienza ma anche manutenzione, la toilette spaziale spesso necessita di manutenzione aggiungendo materiale chimico che si aggiunge all’urina per stabilizzarla. Ci sono taniche per urina e per rifiuti solidi, trasportati da grossi tubi. Prima di utilizzare il wc devi accendere la ventola che crea un flusso d’aria in modo che i rifiuti vadano nella direzione giusta e non fluttuino in giro.

Manutenzione periodica per le tute delle attività extra-veicolari. Questa è la mia passeggiata spaziale. Ho realizzato il sogno del sogno di uscire nello spazio.

La vista della terra dallo spazio.

Dalla cupola, piena di finestre a 360 gradi vedi una vista da orizzonte a orizzonte quindi vedi aurore albe tramonti… li vediamo spessissimo perché facciamo un giro intorno alla terra ogni 90 minuti, quindi 15 16 al giorno tra albe e tramonti. A me piace molto la terra di notte, con le luci, i fulmini che illuminano le nuvole, la frequenza è molto alta. Nuvole molto lucenti: sono nuvole molto alte nella stratofera e luccicano così perché vuol dire che il sole è appena tramontato quindi le nuvole in realtà sono ancora illuminate dal sole e si vedono dalla stazione mentre dalla terra è già notte.

Come hai deciso di diventare astronauta?
Sognavo di andare nello spazio fin da quando ero piccina. Poi sai io sono cresciuta in un paesino, all’epoca gli astronauti non erano tanti, di italiani ancora nessuno ci era andato e quindi se ne sentiva parlare molto poco, non come ora. Non è che potevo andare al museo della scienza e della tecnicologia a incontrare un astronauta vero quindi non è che sapessi bene cosa voleva dire. Però piano piano crescendo mi sono appassionata di scienza, di tecnologia, mi piaceva anche imparare le lingue… alla fine l’astronauta metteva insieme tutte queste passioni.

Non vuole quindi dire che devi decidere adesso cosa vuoi fare da grande, puoi anche cambiare idea va bene uguale.. insomma per me sono rimasta su questa strada

Nelle tue due missioni, Futura e Minerva, sei atterrata in due modi diversi. Un atterraggio e un ammaraggio: che sensazioni si provano al momento dell’impatto, c’è differenza tra i due? Quale ti è sembrato più adrenalinico e quale più difficile?

Allora la parte più adrenalinica del ritorno sulla terra è quando entri in atmosfera, perché sei sottoposto a questa accelerazione, un po’ come succede durante il lancio, solo che quando sei nel razzo stai partendo ed è anche molto più breve.

La parte più difficile è quando senti di nuovo il peso del tuo corpo.

È molto faticoso e pesante. Sai al ritorno sei un po’ debilitato e sei abituato a questa situazione di leggerezza e assenza di peso, quindi è un po’ provante. Poi la prendi con serenità perché sai che succede ma altrimenti spaventeresti perché guardi fuori e vedi che sei in una palla di fuoco, le fiamme fuori, i vetri che si anneriscono ma è tutto previsto, è giusto che sia così. Ovviamente è anche un po’ particolare perché è come stare nella centrifuga della lavatrice fin quando la capsula si stabilizza e si apre il paracadute. Da qui passano alcuni minuti molto tranquilli fino all’impatto con il suolo o con l’acqua.

Il mio atterraggio sul suolo con la Susa è stato abbastanza traumatico.

Ho sbattuto un po’ il naso nel casco ma senza gravi conseguenze. Anche perché non c’era vento, quindi siamo atterrati in piedi. A volte succede che il vento trascina la capsula, fa due o tre giri e magari quello può essere traumatico.

Per l’atterraggio nel mare invece ero un po’ preoccupata perché quando torni hai problemi vestibolari, cioè non riesci a camminare subito ma quel giorno il mare era tranquillo…

Se qualcuno si ammala sulla Iss come fate?

È un problema serio, perché non abbiamo un ospedale a bordo quindi le possibilità di intervento sono limitate. Abbiamo tanti medicinali a bordo e strumenti per le situazioni di emergenza come per esempio i defibrillatori per eventuali problemi al cuore, o per piccoli interventi dentistici o ortopedici o per piccole bruciature. Se uno sta veramente male bisogna riportarlo a terra ma si valuta bene il rapporto costi benefici perché il viaggio di ritorno potrebbe essere pericoloso. Conta anche che se qualcuno deve ritornare a terra perché sta veramente male deve farlo anche tutto l’equipaggio con cui è arrivato nella stazione. Però fino a ora non è mai successo.

Se non avessi fatto l’astronauta cosa avresti fatto?

Quando diventi astronauta in realtà hai già un lavoro. Una carriera, un mestiere. Quindi solitamente se non diventi astronauta continui a fare quello che stavi facendo, io per esempio ero un pilota dell’aeronautica militare.

Quali sono i cambiamenti che ha dovuto affrontare?

La cosa più difficile per me è stata l’addestramento per le passeggiate spaziali. Che sono molto pesanti. Rispetto ad altre cose ci ho dovuto mettere molto più impegno nell’allenamento fisico per diventare molto più forte rispetto a come ero. Soprattutto nell'”upper-body”, cioè le spalle, le braccia che sono importanti per tutte le attività extra-veicolari, le gambe non fanno quasi niente. perché tutta la locomozione attorno alla Iss è fatta con le mani, che sono dentro a guanti pressurizzati quindi ogni volta che chiudi la mano è faticoso perché è come se dovessi schiacciare una pallina da tennis. e passi sei sette ore a fare questi movimenti, perché è tutto fissato e agganciato… quindi rispetto a quello che facevo prima il cambiamento maggiore è stato imparare ad allenarti in maniera efficace per diventare molto più forte.

Se nella navicella manca il cibo, come fate?

Se non c’è più cibo vuol dire che qualcuno si è sbagliato sui calcoli. Ci sono persone che di lavoro fanno quello, cioè si assicurano di fare in modo che mandiamo sempre abbastanza cibo in modo che ci sia abbastanza da mangiare. Se per qualche motivo questo cibo finisce, bisogna tornare indietro. Ma fino adesso non siamo mai rimasti senza mangiare, ci è andata bene.

Cos’hai dovuto studiare per diventare un’astronauta?
Io ho studiato ingegneria. Meccanica e aerospaziale. Però non è obbligatorio,ci sono tanti astronauti che hanno studiato fisica, matematica, medicina, altri tipi di ingegneria quindi diciamo è auspicabile una materia tecnico scientfico ingegneristica o medicina. Poi magari in futuro ci apporteremo anche non lo so, i laureati in materie umanistiche ma per adesso è meglio concentrarsi sulle materie stem.

E ora di cosa ti occupi?

Faccio Project management con i team industriali, per studiare come mandare tra 4 anni veicoli da agganciare alla Iss: sono tipo camion di rifornimento, portano rifornimenti e esperimenti nello spazio.

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