
È uno degli argomenti principali delle ultime ore, da quando sabato mattina (alle 7:00, ora italiana), l’esercito degli Stati Uniti ha catturato il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, su mandato del presidente americano Donald Trump. Un avvenimento storico che avrà un impatto inevitabile sulle relazioni tra gli Stati Uniti e il Sud America, ma anche nei confronti di Russia, Cina e Unione europea. Insomma, tutti gli equilibri mondiali risentiranno di quanto è appena accaduto e delle decisioni che verranno prese nelle prossime ore. Ma come mai Trump ha ordinato l’arresto del leader politico di un altro Paese? Lo può fare? E perché si sta parlando anche della Groenlandia? Proviamo a capire meglio insieme.
Chi è Nicolás Maduro?
Nicolás Maduro è l’attuale presidente del Venezuela, uno stato del Sud America che confina, tra gli altri, anche con Colombia e Brasile. Maduro ricopre questo ruolo dal 2013 e, in realtà, da molti è considerato più un dittatore che un presidente eletto con un sistema democratico.
Perché viene considerato alla stregua di un dittatore?
Le ultime elezioni ne sono state una dimostrazione: nell’estate del 2024 la Corte suprema del Venezuela ha confermato la vittoria di Maduro con il 51% dei voti contro il 49% ricevuto dall’avversario, Edmundo Gonzalez Urrutia. Queste percentuali però non sarebbero reali. I sondaggi che vengono fatti prima delle elezioni per avere un’idea delle preferenze dei cittadini, infatti, così come le ricevute del voto elettronico mostravano un netto vantaggio di Urrutia. Maduro avrebbe dunque, secondo molti, imbrogliato e preso il potere con la forza. Di certo aveva annunciato pubblicamente la vittoria molto prima della fine effettiva dello spoglio dei voti.
Qual è la situazione economica del Venezuela?
Il Venezuela stava provando a ricostruire una stabilità economica dopo un periodo di crisi gravissima. Dal 2013 infatti il Paese era entrato in recessione, cioè in un calo serio e prolungato dell’attività economica, a causa di diversi fattori tra cui le conseguenze della crisi globale iniziata nel 2008, la caduta dei prezzi del petrolio e il grave problema della corruzione.
Quali sono state le conseguenze della crisi economica?
La crisi economica ha avuto come conseguenze un’altissima percentuale di persone disoccupate e che cercavano maggiore fortuna all’estero: le migrazioni dal Venezuela sono state intense soprattutto a partire dal 2015 e in totale sarebbero partiti circa 7 milioni di abitanti. Per farti capire meglio com’era (e come in parte è ancora) la situazione nel Paese, devi sapere che a un certo punto non si trovava più nulla, nemmeno i farmaci più comuni e il cibo. Purtroppo, la conseguenza è stata anche la morte di migliaia di persone.
Su cosa si basa l’economia del Venezuela?
Arriviamo quindi a oggi e ci troviamo di fronte a un Paese che, come avrai capito, era già in fortissime difficoltà. La sua economia si basa soprattutto sull’estrazione e commercializzazione del petrolio: il Venezuela, come è stato ripetuto tantissime volte in questi giorni, è il Paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo. Secondo la US Energy Information Administration, infatti, possiede circa il 20% del totale del petrolio presente nel sottosuolo del nostro pianeta.
Quando nel 2016 i prezzi del petrolio sono crollati e nel 2019 gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni al petrolio venezuelano, il Paese ha visto la propria economia sprofondare ulteriormente.
Cosa c’entra la Cina con il Venezuela?
Il petrolio del Venezuela è sì tanto, ma ha anche un difetto importante: è ricco di zolfo. Per questo motivo viene definito “extrapesante” e deve quindi essere ripulito prima di poter essere commercializzato. In termini più tecnici si parla di raffinazione, un processo al quale deve sottoporsi tutto l’oro nero estratto, ma che in questo caso richiede un sistema specializzato e più costoso del solito.
Per fare questo, il Venezuela si affida da sempre a raffinerie gestite da multinazionali straniere o che sorgono direttamente in altri stati. Due, in particolare: Stati Uniti e Cina.
L’influenza della Cina in Venezuela
Come dicevamo prima, per ragioni di “sicurezza nazionale”, l’allora presidente americano Barack Obama aveva imposto delle sanzioni al petrolio venezuelano e aveva quasi cessato le importazioni. Agli Stati Uniti, si era poi aggiunta anche l’Unione europea, suo storico alleato. Di conseguenza, la Cina, soprattutto grazie a società intermediarie che le hanno permesso di aggirare le sanzioni, è diventata il maggior acquirente di petrolio venezuelano: ne compra l’81%.
E la Russia?
I rapporti tra Russia e Venezuela hanno una storia lunga, ma potremmo riassumerli nei vari tentativi da parte del Paese sudamericano di trovare un’alternativa agli Stati Uniti come principale acquirente del proprio petrolio. Questi tentativi sono diventati più intensi a partire dalla fine degli anni ’90, quando è stato eletto presidente Hugo Chavez, il predecessore di Maduro, che voleva dimostrare la sua opposizione anche politica agli USA. La Russia, però, non è mai riuscita a sostituire del tutto gli Stati Uniti e a fornire al Venezuela le risorse economiche di cui aveva bisogno. Ecco perché ha potuto inserirsi anche la Cina.
Cos’è accaduto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026?
Dopo aver riassunto, piuttosto brevemente, il contesto politico, storico ed economico in cui ci muovevamo, arriviamo al dunque: l’arresto di Maduro. Nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio 2026, Caracas, la capitale del Venezuela, è stata bombardata e l’esercito degli Stati Uniti ha catturato il presidente Maduro e la moglie Cilia Flores.
Il tutto è avvenuto attorno alle 2:00 del mattino, ora locale, mentre in Italia erano già le 7:00. Maduro e Flores sono stati portati prima sulla nave da guerra statunitense Uss Iwo Jima e poi condotti a New York dove dovrebbero essere processati.
Ma quello che ha fatto Trump in Venezuela è legale?
La risposta breve è no. Intervenire contro un altro stato utilizzando l’esercito e le armi è un’azione che va contro il diritto internazionale. Secondo lo Statuto delle Nazioni Unite, infatti, è possibile farlo solo in tre casi: se la propria sicurezza viene minacciata (ad esempio se uno Stato ci dichiara guerra), se si ha l’autorizzazione dei rappresentati politici dell’altro Stato (magari in caso si cerchi sostegno e aiuto contro un regime totalitario), se si ha l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nel caso dell’attacco ordinato da Trump contro il Venezuela nessuna di queste tre condizioni era presente.
Come ha giustificato l’attacco in Venezuela il presidente Trump?
Prima di tutto, bisogna specificare che Trump ha agito in totale autonomia, senza chiedere alcuna autorizzazione nemmeno al Congresso degli Stati Uniti che riveste un ruolo simile a quello del nostro Parlamento. Di nuovo, queste decisioni possono essere prese solo in caso di minaccia alla sicurezza nazionale.
Trump ha quindi giustificato l’attacco sfruttando proprio questo concetto. Secondo la sua lettura ufficiale dell’accaduto, Maduro era un criminale internazionale e che per questo motivo doveva essere arrestato e sottoposto a processo. La sicurezza degli Stati Uniti era minacciata dal fatto che il Venezuela avrebbe un ruolo fondamentale nel traffico di droga (quello che viene chiamato narcotraffico) e, in particolare, del fentanyl, un farmaco utilizzato anche come droga che sta mietendo molte vittime tra gli americani e non solo.
È corretto quello che dice Trump?
Non proprio. Il Venezuela ha un ruolo più marginale nel narcotraffico e se le affermazioni di Trump fossero vere, gli attacchi avrebbero dovuto essere diretti prima contro Colombia e Messico. È piuttosto chiaro che il vero obiettivo del presidente USA fossero le riserve di petrolio del Paese e la riduzione dell’influenza di Russia e Cina non solo in Venezuela ma in Sudamerica in generale.
Come ha reagito la popolazione venezuelana all’attacco di Trump?
Quasi subito si sono diffuse sui social, nei telegiornali e sui siti di informazione immagini di persone che ballavano e festeggiavano l’arresto di Maduro. Erano soprattutto venezuelani costretti a lasciare il proprio Paese in passato a causa della situazione economica, come dicevamo prima, o perché rischiavano di essere perseguitati. Il governo di Maduro infatti agiva proprio come una dittatura, arrestando, torturando e a volte uccidendo chi esprimeva il proprio dissenso.
A Caracas invece la popolazione è più che altro spaventata dai prossimi sviluppi. Al momento, sarebbero infatti scese in strada solo le persone che sostengono Maduro e criticano l’intervento degli Stati Uniti, mentre il resto della popolazione ha fatto scorta di alimenti e beni di prima necessità e rimane chiusa in casa.
Qual è la situazione ora in Venezuela?
Al momento il governo è guidato dalla vicepresidente, Delcy Rodríguez. Dovrà guidare il Paese per 90 giorni in attesa di capire quali saranno i prossimi sviluppi della situazione: Maduro verrà rilasciato? Bisognerà procedere con nuove elezioni? Come saranno le relazioni con gli Stati Uniti? Se un Paese così potente è intervenuto già una volta con la forza per essere certo che i propri interessi fossero rispettati, potrebbe farlo di nuovo?
Per il momento, Rodríguez ha istituito una commissione di alto livello incaricata proprio di garantire il rilascio del presidente venezuelano e della moglie. Si è però rivolta a Trump con toni concilianti invitandolo al dialogo e a lavorare insieme per trovare un accordo.
Quali sono i piani di Trump per il Venezuela?
Non è semplice rispondere a questa domanda. Sicuramente il suo scopo è quello di ottenere delle concessioni speciali sul petrolio e sostituirsi il più possibile alla Cina e alla Russia nei rapporti con il Paese, ma non è chiaro come lo farà nel concreto.
Il giorno dopo la cattura di Maduro, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti prenderanno il controllo del Paese fino a quando non ci sarà una transizione ordinata. Ha inoltre già minacciato la presidente Rodríguez di possibili conseguenze gravi se, di fatto, non accetterà le proposte degli Stati Uniti.
È la prima volta nella storia che accade un evento simile?
Assolutamente no e proprio gli Stati Uniti hanno spesso preso iniziative simili nei confronti di leader del centro o del sudamerica. L’ultimo in ordine di tempo è stato nel 1989, quando hanno catturato il presidente e dittatore di Panama, Manuel Noriega. Anche in quel caso, l’accusa ufficiale era di narcotraffico mentre l’obiettivo principale era il controllo del canale di Panama che collega l’oceano Atlantico con il Pacifico e attraverso cui transita una buona parte di commerci internazionali.
Quali Paesi ha già minacciato Trump?
E ora cosa accade?
Rispondere a questa domanda è molto difficile. Ora bisognerà stare a vedere come proseguirà il processo contro Maduro e come andranno gli accordi tra gli Stati Uniti e il Venezuela. È difficile immaginare che Trump si possa fermare qui, ma è anche meglio non correre troppo con le previsioni e capire passo passo cosa accadrà.

