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Detective dell’arte: scopriamo i codici segreti nascosti dentro 8 opere famosissime

12/12/2025 | Focus Junior

La sola idea di entrare in un museo d’arte ti fa sbadigliare? Grave errore! Può essere appassionante come risolvere un caso poliziesco. Nei quadri si nascondono infatti tanti piccoli dettagli che servono a capire il loro significato più profondo. Per esempio: in un antico dipinto cristiano c’è una colomba bianca? Non devi pensare che sia un vero uccello, simboleggia infatti la presenza dello Spirito Santo. Una donna del Rinascimento porta un velo nero sulla spalla? Non è un accessorio di moda, significa che ha appena avuto un figlio. Un quadro moderno ti sembra solo un insieme confuso di linee e sfumature di colore? È un modo per rappresentare un concetto astratto come la velocità. La pittura, insomma, non è una fotografia della realtà ma la trasforma usando “codici segreti” ben precisi. Scopriamone alcuni, per diventare anche noi veri detective dell’arte.

Che cosa si stanno dicendo?

Annunciazione

In questa Annunciazione del 1434 circa, il frate-pittore Beato Angelico inserì anche una parte del famoso dialogo in cui l’arcangelo Gabriele preannuncia alla Vergine Maria che concepirà Gesù. Le frasi, scritte in latino, escono dalle loro bocche come se si trattasse di un fumetto. Ma per la frase pronunciata da Maria si poneva al pittore un problema: se avesse scritto il testo normalmente, da sinistra a destra, a trovarsi più vicina alle labbra della Madonna sarebbe stata l’ultima parola pronunciata invece della prima. Così, per disporre le parole nella giusta sequenza, scrisse la frase capovolta!

Perché Mona Lisa sorride?

Mona Lisa

Sono state fatte molte ipotesi sulle ragioni del sorriso appena accennato di Lisa Gherardini, ritratta da Leonardo da Vinci nel 1503. Forse era felice perché era nato da poco il suo terzo figlio (a quei tempi le donne che avevano appena partorito portavano un velo nero appoggiato sulla spalla sinistra, proprio come lei). Oppure Leonardo voleva alludere al suo soprannome, la Gioconda, perché moglie del mercante Francesco del Giocondo, ma che significa anche “lieta, contenta”. Secondo altri invece sorrideva solo perché il pittore aveva fatto venire musici e giullari per allietarla durante le lunghe ore di posa… Chi avrà ragione?

Cosa c’entrano quei puttini?

Madonna Sistina

Ai piedi della Madonna, in questo grande quadro dipinto da Raffaello nel 1514, due angioletti si affacciano al davanzale di un balcone. Guardano verso l’alto e sembrano persi nei loro pensieri. Ma non sono lì per caso: anche loro svolgono un ruolo, nelle intenzioni del pittore. Insieme al grosso copricapo appoggiato sulla sinistra dello stesso davanzale (la tiara papale) creano un’illusione di profondità, proprio come le pesanti tende che sembrano piegare l’asta che le sorregge. Questi elementi, unitamente ai due personaggi laterali (papa Sisto II e santa Barbara), racchiudono e focalizzano l’attenzione sulla Madonna con Gesù Bambino.

Quale carta giocherà il bardo?

giocatori di carte

Il gioco di carte rappresentato in questa tela di Caravaggio del 1594 è quello dello “zarro”, un gioco d’azzardo simile al moderno poker ma i cui unici punti previsti erano (in ordine crescente di importanza) la coppia (due carte dello stesso valore), il tris (tre carte dello stesso valore) e il colore (carte tutte dello stesso seme). Con le dita della mano, il complice sta segnalando al baro che il suo avversario ha in mano un tris. Dunque il 6 di fiori che l’imbroglione sta prelevando da dietro la schiena, per sostituirlo a una delle sue carte, è quello che gli servirà per superare il tris con un colore, appunto, di fiori.

Che ci fa una bambina là in mezzo?

La ronda di notte

La ronda di notte, dipinta da Rembrandt nel 1642, ritrae alcuni membri della compagnia militare del capitano olandese Frans Banning Cocq. In mezzo ai soldati compare però anche una bambina vestita di giallo. Chi è? È un simbolo che rappresenta la compagnia stessa! Lo capiamo da una serie di “indizi”: il giallo, per esempio, è il colore della vittoria; il pollo morto appeso alla cintura rimanda sia al cognome del capitano (coq in francese è il gallo) che alla sconfitta degli avversari; le zampe del pollo e la mantellina azzurra richiamano lo stemma della compagnia, un artiglio d’oro su fondo blu.

Ma che avrà da urlare?

Urlo di Munch

Lungo una strada, un uomo si mette a urlare, tappandosi le orecchie. Quell’uomo è il pittore stesso, Edvard Munch, a fine Ottocento. Tutto il paesaggio sembra contorcersi nel suo grido d’angoscia: il fiordo di Oslo verde e blu, sulla destra, e il cielo al tramonto, solcato da lingue di fuoco. Munch ha fatto ricorso a due colori che stridono tra di loro, il blu e l’arancione, per sottolineare anche così la sua sofferenza. Ma perché urla tanto? Forse il quadro è ispirato a un vero ricordo doloroso dell’artista: sua sorella Laura Catherine era ricoverata in un manicomio lì vicino, mentre la madre e l’altra sorella, Johanne Sophie, erano morte di tubercolosi pochi anni prima.

Chi si nasconde nel quadro?

dinamica di un ciclista

Anche se un dipinto non può animarsi (a parte nel magico mondo di Harry Potter) gli artisti hanno trovato lo stesso il modo di rappresentare il movimento. Per esempio sovrapponendo l’immagine stilizzata dello stesso soggetto in momenti successivi. In questo quadro di Umberto Boccioni, del 1913, le linee curve, i colori vivaci e le forme dai contorni sfumati rendono l’idea della velocità. Il dipinto si intitola proprio Dinamismo di un ciclista. Se lo osservi con attenzione, riuscirai a scorgerlo. Vedi, sulla sinistra, una parte della ruota anteriore? E il corpo arancione del ciclista proteso sul manubrio, con le gambe in diverse posizioni?

La vedi la lumaca?

The snail, Matisse

Eppure ce l’hai proprio davanti agli occhi! In quest’opera, realizzata nel 1953, Henri Matisse ha disposto a spirale delle sagome di carta dipinta per rendere l’idea del guscio di una lumaca. La tecnica di utilizzare, al posto della pittura, ritagli di carta o altri materiali è chiamata collage (dal francese coller, “incollare”). In questo caso, Matisse ha prima realizzato vari disegni di lumache, ritraendole dal vivo, poi ha usato forbici, colla e carta colorata per interpretarne l’essenza. Anche la scelta delle tinte non è casuale: l’abbinamento di colori complementari – rosso/verde, arancione/blu, giallo/viola – crea un effetto vibrante.

FONTI: Per scrivere questo articolo ho consultato i libri I segreti dell’arte, di Rosie Dickins (Usborne), ed Entrate nel quadro!, di Alain Korkos (L’Ippocampo).

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