Due grossi rettangoli, gemelli. Uno a Nord e uno a Sud della morbida collina dalla sommità spianata. Sono le linee perimetrali di altrettanti accampamenti romani che vennero realizzati a 55 chilometri dal Vallo di Adriano., in Scozia. I romani si assestarono in una terra ostile, seppur bellissima. In questo punto posero due accampamenti distinti nei pressi della base del rilievo. Sopra, gli archeologi hanno trovato i resti di un insediamento celtico. Amici o nemici? Alleati con i quali prepararsi militarmente a nuovi obiettivi o una “città” che si poneva in arrocco, mentre i romani la assediavano? La risposta è giunta solo nelle ultime settimane.

Nel 2025 gli archeologi del Trimontium Trust hanno fornito la prova definitiva che Burnswark Hill, situata tra Ecclefechan e Lockerbie nel Dumfriesshire, non era un semplice campo di addestramento romano, ma il teatro di un assedio reale contro una comunità indigena. Grazie a tecniche avanzate di rilevazione balistica, LiDAR, fotogrammetria da drone e analisi forense dei proiettili, sono stati mappati piombini da fionda, punte di freccia e palle da ballista distribuiti lungo i pendii, rivelando le strategie e le sequenze del conflitto. Questa scoperta, insieme ai dati sulle fortificazioni interne, segna una svolta nella comprensione della presenza romana nel sud-ovest della Scozia.
Burnswark Hill si eleva a circa 300 metri sul livello del mare e domina la pianura del Solway. Si trova a circa 15 km a est di Birrens (Blatobulgium), 40 km a sud di Dumfries, 55 km a nord del confine storico di Hadrian’s Wall e circa 120 km a sud-est di Glasgow. Le coordinate geografiche sono 55,0985° N, 3,2706° W. La collina risulta come nodo strategico tra le alture interne e le vie di comunicazione principali della regione.
Il colle ospita i resti di un insediamento fortificato celtico di età del Ferro, con rampe difensive, case rotonde e una complessa organizzazione interna, indice di un insediamento stabile e radicato nella cultura locale. La collina e i suoi dintorni erano già un centro comunitario ben prima dell’avanzata romana, sfruttando la visibilità strategica, le risorse idriche e i terreni coltivabili circostanti.

Il sito è stato interpretato in modi diversi nel tempo: inizialmente come luogo di conflitto, poi come probabile campo di addestramento romano, secondo analogie con altri siti britannici. Le campagne di scavo dal 2010, culminate nel 2025, hanno ribaltato queste ipotesi: la distribuzione e quantità dei reperti balistici attorno alle mura dimostra l’uso massiccio di armi da assedio contro un nemico reale.
Tra il 138 e il 142 d.C., durante il regno di Antonino Pio, il governatore Quintus Lollius Urbicus guidò le legioni oltre il Vallo di Adriano per consolidare il controllo della Caledonia. L’area, caratterizzata da colline e valli interrotte da corsi d’acqua, era abitata da popolazioni celtiche come Selgovae, Novantae, Otadini e Damnonii, resilienti e distribuite in comunità tribali. Dopo aver consolidato siti come Blatobulgium (Birrens, 15 km a ovest), le legioni avanzarono verso Burnswark Hill, nodo strategico sulle principali vie nord-sud dell’Annandale e punto di controllo sul versante settentrionale della pianura del Solway.

I due campi romani monumentali, a nord e a sud della sommità, potevano ospitare circa 6.000 soldati, con artiglierie e slingers organizzati in formazioni strutturate. Le tracce dei piombi da fionda sui pendii sud-orientali indicano un fuoco mirato e deliberato per neutralizzare le difese della collina. Analisi balistiche e modelli 3D ricostruiscono barrage di lanci, posizionamenti di balliste e avanzamenti sistematici, mostrando l’intensità dell’assedio.
Il forte celtico non era un rifugio temporaneo: era il risultato di generazioni di occupazione indigena, con villaggi organizzati, case rotonde, fortificazioni difensive e percorsi interni. Le tribù Selgovae e Novantae parlavano lingue celtiche e vivevano in comunità non centralizzate, ma fortemente legate al territorio. Queste comunità combinavano agricoltura mista, allevamento di bestiame e artigianato, e organizzavano reti di villaggi lungo vie naturali e corsi d’acqua. La scoperta di oltre cento nuovi insediamenti dell’età del Ferro nella regione nord del Vallo di Adriano mostra un paesaggio densamente popolato e complesso, ben prima dell’arrivo dei Romani.
Le cultere materiali locali, pur scarsamente documentate, comprendevano fortificazioni collinari (hillforts) come centri comunitari e difensivi, economie miste, e reti sociali basate su lignaggi e alleanze tribali temporanee. Ceramiche, resti faunistici e strutture murarie testimoniano stili di vita interni variegati, con famiglie, artigiani e guerrieri conviventi sotto la minaccia di incursioni esterne.

I Selgovae occupavano la fascia meridionale della Scozia, corrispondente più o meno all’odierna Galloway e Dumfries & Galloway, mentre i Novantae erano stanziati a ovest, tra l’attuale Ayrshire e Dumfries, lungo coste e fiumi. All’arrivo dei Romani, sotto il comando di Agricola nella seconda metà del I secolo d.C., entrambe le tribù entrarono in contatto con un impero che aveva ormai consolidato il controllo sulla Britannia meridionale.
Le fonti romane (Tacito in particolare, che descrive la campagna di Agricola) suggeriscono che l’approccio iniziale fu di sottomissione e clientela più che di occupazione totale. L’attacco alla collina fu una manifestazione di forza dei Romani per smantellare la resisstenza o un tentativo di ribellione? I Romani, in Scoziam non costruirono subito grandi forti permanenti nelle zone interne del Paese , ma stabilirono valli di difesa, fortini e stazioni lungo le coste per controllare il territorio e le rotte fluviali, imponendo tributi e alleanze. Per i Selgovae e i Novantae questo significava un progressivo adattamento a uno stato di vassallaggio, con i loro capi locali che venivano riconosciuti e incentivati a collaborare con Roma. Alcuni insediamenti mostrano chiari segni di romanizzazione: villae rusticae, strade lastricate e piccole fortificazioni, pur in modo discontinuo.
L’occupazione romana più strutturata in Scozia ebbe luogo dopo la costruzione del Vallo di Antonino (142-144 d.C.), circa 160 km a nord del Vallo di Adriano. Lungo questa linea fortificata, e nei fortini satelliti, i Romani stabilirono coorti di fanteria ausiliaria e cavalleria, che pattugliavano il territorio settentrionale. Tuttavia, il controllo diretto sulle tribù interne, come Selgovae e Novantae, rimase limitato: la presenza romana si concentrava su punti strategici, vie fluviali e coste, mentre gran parte dell’entroterra continuava a vivere secondo strutture tribali tradizionali, anche se sotto l’influenza e il timore di Roma.
Le evidenze archeologiche mostrano che i Romani non si stabilirono permanentemente al di là del Vallo di Adriano, se non episodicamente e in modo militare. L’occupazione era quindi precaria e militare, basata su forti lineari e ridotte guarnigioni, con operazioni punitive periodiche contro le tribù che resistevano o non rispettavano gli obblighi verso Roma.
Il ritiro definitivo delle forze romane dalla Scozia meridionale e settentrionale avvenne nel corso del III secolo, con fasi alternate di presenza intermittente. Il Vallo di Adriano rimase il confine stabile della Britannia romana fino alla crisi militare del 4° secolo, quando le pressioni interne e le incursioni dei Pitti portarono a un abbandono progressivo della Scozia da parte dei Romani, lasciando Selgovae, Novantae e altre tribù a una relativa autonomia, pur con tracce culturali e materiali lasciate dall’impero.
Le campagne del 2025 hanno reso visibile ciò che prima era solo ipotizzato: Burnswark non era semplice poligono di addestramento né un insediamento abbandonato, ma un teatro di conflitto reale, con una comunità indigena resiliente e interazioni militari complesse. Si tratta di una delle poche prove dirette di battaglie tra legioni romane e popolazioni celtiche in Europa occidentale, documentate dai depositi materiali in situ.
Burnswark Hill rappresenta oggi un nodo interpretativo di frontiera tra archeologia, storia militare e antropologia culturale. Le scoperte del 2025 arricchiscono significativamente la nostra comprensione delle dinamiche dell’espansione romana e della resistenza delle comunità celtiche nella Caledonia antica.
Fonte della notizia: Trimontium Trust . Analisi e approfondimento: Stile arte

