Sotto un prato curato, ordinato secondo il gusto barocco, là dove per secoli si è passeggiato tra aiuole e filari, la terra ha restituito una memoria molto più antica del palazzo che la sovrasta. Nel giardino del Palazzo Bolongaro, nel quartiere di Höchst, oggi parte di Francoforte sul Meno, gli archeologi hanno intercettato, nel corso degli scavi 2025, i resti di un accampamento militare romano di età augustea, databile agli ultimi decenni del I secolo a.C. Un insediamento che precede di circa settant’anni la fondazione della città romana di Nida e che apre uno squarcio preciso e concreto sulla prima, audace avanzata di Roma nel cuore dell’Europa germanica. Höchst è un quartiere di Francoforte sul Meno, collocato a circa 10 chilometri dal centro città, alla confluenza del fiume Nidda con il Meno. Nel quartiere, in cui risiedono circa 12mila persone, abitano quasi seicento italiani. Ironicamente, i tedeschi, in queste ore, affermano, alla luce della notizia del ritrovamento del campo militare romano, che gli italiani amano questo quartiere dai tempi di Augusto, poi dei ricchi mercanti piemontesi che fondazrno la frazione e ora dai nostri concittadini che lì abitano.
Ma torniamo al lavoro, nello scavo. I livelli archeologici hanno restituito ceramiche di uso quotidiano, compatibili con un contesto militare, e soprattutto una lampada ad olio decorata con l’immagine di quello che i tedeschi definiscono un gladiatore. È un oggetto piccolo, ma densissimo di significati: queste lucerne, diffuse tra soldati e veterani, portavano negli spazi angusti degli alloggiamenti un immaginario fatto di forza, disciplina, spettacolo e morte ritualizzata. Non erano semplici suppellettili, ma frammenti visivi di Roma stessa, condensata nella vita quotidiana del soldato. Non solo. Essi costituivano l’ultima immagine giornaliera che il soldato osservava, prima di spegnare il lume. Ma che significato poteva avere questa lucerna? A noi pare che l’uomo sia in posizione soccombente. Potrebbe essere uno sconfitto, mentre dall’altra parte appariva il vincictore? La presenza di ceramiche arcaiche, insieme al resto dei materiali, consente di collocare l’insediamento in una fase anteriore alla romanizzazione urbana, quando il controllo del territorio era affidato a campi militri avanzati, spesso temporanei, destinati alla sorveglianza delle vie di comunicazione.
Per comprendere perché i Romani fossero arrivati fino a qui occorre tornare al grande disegno politico e militare di Augusto. Dopo la conquista definitiva della Gallia, il nuovo principe avviò una strategia di espansione verso le regioni oltre il Reno, immaginando una Germania progressivamente integrata nell’impero. Le campagne di Nerone Claudio Druso prima e di Tiberio poi aprirono corridoi militari lungo i grandi fiumi, veri assi strategici di penetrazione. In questo quadro, il sistema Reno–Meno assunse un ruolo decisivo: non soltanto linea di confine, ma arteria fluviale capace di collegare l’Occidente romano alle regioni interne dell’Europa centrale.
Höchst si colloca esattamente in questo nodo geografico. Qui il Meno diventa una via naturale verso est, mentre le strade terrestri consentono di raggiungere rapidamente la Wetterau e i territori oltre il futuro Limes. Da Verona, uno dei principali snodi dell’Italia settentrionale romana, la distanza è di oltre 630 chilometri in linea d’aria e supera i 700 chilometri lungo le direttrici di marcia, attraversando le Alpi e le grandi pianure transalpine. Distanze imponenti, ma perfettamente gestibili da un impero che aveva trasformato la rete viaria in uno strumento di governo e di controllo politico.


Solo alcuni decenni più tardi, quando la presenza militare lasciò spazio a una struttura amministrativa stabile, nacque Nida, sul fiume Nidda, poco più a nord-est rispetto a Höchst. Fondata nel corso del I secolo d.C. e sviluppatasi pienamente tra età flavia e traianea, Nida divenne la capitale della Civitas Taunensium, un centro urbano dotato di funzioni civili, commerciali e religiose. Non un semplice villaggio, ma una vera città provinciale, con mercato, terme, edifici pubblici e una popolazione che, nel momento di massimo sviluppo, raggiunse probabilmente diverse migliaia di abitanti. Nida rappresenta il passaggio dalla fase della conquista a quella della romanizzazione strutturata, di cui il piccolo campo augusteo di Höchst costituisce una sorta di preludio silenzioso.
Su questo stesso suolo, molti secoli dopo, si innesta un’altra storia, apparentemente lontanissima ma sorprendentemente coerente. È la storia della famiglia Bolongaro, mercanti italiani originari di Stresa, sul Lago Maggiore, protagonisti di una delle più straordinarie avventure imprenditoriali del Settecento europeo. Specializzati nella produzione e nel commercio di tabacco da fiuto, i Bolongaro costruirono una rete economica che si estendeva tra Italia, Germania, Paesi Bassi e area baltica, accumulando una ricchezza tale da renderli una delle famiglie più potenti dell’Europa centrale.
Cattolici in una Francoforte a forte predominanza protestante, i Bolongaro non ottennero il pieno riconoscimento civico nella città libera imperiale. La scelta cadde allora su Höchst, dove tra il 1772 e il 1774 Josef Maria Markus Bolongaro fece edificare il grande palazzo barocco affacciato sul Meno, circondato da un vasto giardino ornamentale. Non era soltanto una residenza di rappresentanza, ma una dichiarazione di potere economico e culturale: un palazzo italiano in terra tedesca, segno tangibile di un’Europa già globalizzata prima della modernità industriale.
Una parte della famiglia rimase stabilmente in Germania, dando origine al ramo dei Bolongaro-Crevenna, mentre la linea principale si estinse all’inizio del Novecento. Il palazzo, passato attraverso diverse destinazioni d’uso, divenne sede amministrativa e oggi è al centro di un progetto di rifunzionalizzazione come polo civico e culturale del quartiere di Höchst. Non è più una dimora privata, ma uno spazio pubblico, destinato a custodire e raccontare la storia del territorio.
Alla notizia della scoperta archeologica, non è mancata una sottolineatura ironica e affascinata da parte degli studiosi e della stampa tedesca: sotto il giardino di un palazzo costruito da italiani riaffiora un accampamento romano, dunque ancora una volta “italico”. Come se quel lembo di terra avesse esercitato nei secoli una sorta di attrazione costante verso il Mediterraneo, richiamando prima le legioni di Augusto e poi i capitali e le ambizioni di una famiglia del Lago Maggiore.
In pochi metri di stratigrafia si concentrano così duemila anni di storia europea: le tende dei legionari, le lucerne con gladiatori, la nascita di una città romana, il palazzo barocco di mercanti italiani e la città contemporanea. Il giardino del Palazzo Bolongaro diventa una sezione verticale del tempo, in cui la terra dimostra, ancora una volta, di essere la più fedele custode della memoria.

