
“Da tempo – dichiara Wayne McGregor – sogno di confrontarmi con la straordinaria sfida di coreografare l’incredibile e complessa musica di Luciano Berio. Il repertorio di Berio offre una vasta gamma di composizioni sofisticate e misteriosamente belle. Scegliere un solo capolavoro da coreografare, comunque, è stato facile: Coro. Questa composizione equilibra grande umanità e superba scrittura orchestrale e corale, creando un’esperienza viscerale, quasi fisica – perfetta per la danza”.
Accanto alle quaranta voci soliste del Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, accoppiate per affinità di registro a quaranta elementi dell’Orchestra del Teatro La Fenice, ci saranno venti danzatori. Sono i duttilissimi danzatori della Company Wayne McGregor – Rebecca Bassett-Graham, Salvatore De Simone, Chia-Yu Hsu, Jayla O’Connell, Jasiah Marshall, Mariano Zamora González, Kevin Beyer, Izzac Carroll, Julia Costa, Po-Lin Tunge – insieme ai danzatori scelti fra i migliori cresciuti alla scuola degli ultimi cinque anni di Biennale College Danza sotto l’egida dello stesso Wayne McGregor – Cathy Grealish, Asja Marabotti, Francesco Catalfamo, Stella Perniceni, Kannen Glanz, Alice Del Frate, Ivan Merino Gaspar, Luca Cappai, Angelo Zizzi, Ming-Chin Hsieh. Maestro del Coro il compositore, direttore e violinista Lorenzo Donati; dirige l’Orchestra Koen Kessels, direttore musicale del Dutch National Ballet e del Royal Ballet. Disegno luci a cura dell’artista visiva Theresa Baumgartner.
Considerato centrale nella vasta produzione di Berio, Coro è un compendio del suo magistero, di quella capacità di creare nuove forme da un’infinita eterogeneità di materiali. Affascinato dal folklore, che ritorna in tanti suoi lavori, Berio attinge per Coro non soltanto ai testi di Pablo Neruda, ma proprio ai canti popolari delle aree più disparate della terra – Perù, Polinesia, Persia, Croazia, Cile, oltre che delle regioni italiane – e dà voce a un “coro” pluriculturale che è anche “un’antologia di modi diversi di ‘mettere in musica’, da ascoltarsi come un progetto aperto che potrebbe continuare a generare situazioni e rapporti sempre diversi” (Luciano Berio).

