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“Applicazioni / Applications”: il quarto numero della rinata rivista La Biennale di Venezia

21/12/2025 | La Biennale di Venezia

Applicazioni / Applications è il titolo del numero 4/2025 della storica Rivista edita dalla Biennale di Venezia, tornata a nuova vita a fine 2024 dopo cinquantatré anni di silenzio editoriale. 
Il nuovo numero, l’ultimo uscito dell’anno 2025, sarà presentato in anteprima ad Asiago, presso la Libreria Tantestorie, il 4 gennaio 2026 alle ore 18. Interverranno il direttore editoriale della Rivista, Debora Rossi, e l’imprenditore Giovanni Bonotto, autore di un contributo all’interno del nuovo numero. 

Il volume esplora il rapporto tra le nuove forme della creatività e indaga i diversi modi in cui l’arte entra nella quotidianità al tempo della sua inconsapevolezza: quella di essere arte. L’artefatto è qualcosa che ci circonda continuamente e l’uomo vive in relazione continua con gli oggetti: li costruisce, li produce, li utilizza, li impiega per abbellire gli ambienti in cui vive e lavora in una stretta interazione fra design e società, tra artigianato e industria, tra cultura materiale e cultura digitale. 

Tra i contributi figura quello dei fratelli Anastas, architetti palestinesiche con il progetto Stone Matters indagano l’uso della pietra nell’architettura contemporanea palestinese, per liberarla da logiche di dominio e introdurre nuovi modelli economici nel settore edilizio. L’imprenditore e collezionista Giovanni Bonotto mostra come fare impresa possa diventare un atto artistico, rifiutando la standardizzazione, rallentando i ritmi, valorizzando la manualità. Brendan Cormier, Chief Curator del V&A East Storehouse di Londra e curatore del Padiglione Arti Applicate alla Biennale Architettura 2016 e 2025, rivaluta il concetto di arti applicate come campo contemporaneo e attuale, capace di proporre nuovi modelli creativi. L’architetto danese Bjarke Ingels teorizza la Città consapevole e racconta come nel progetto dell’aeroporto del Bhutanmette in dialogo artigianato tradizionale e tecnologia avanzata, attraverso la collaborazione tra intagliatori del legno locali e robotica. Giovanni Leone descrive il Padiglione del Libro Electa alla Biennale Architettura 1991, progettato da James Stirling, come un esempio dell’abilità dell’architetto britannico di combinare libertà formale, rigore funzionale e padronanza tecnica. Julio Luzán, che opera da decenni nel settore delle scenografie cinematografiche, mette in luce il dialogo tra saperi artigianali e innovazione tecnologica nella creazione di mondi cinematografici suggestivi. Tim Reeve, Deputy Director and Chief Operating Officer del Victoria & Albert Museum di Londra, in una doppia intervista con Elisabeth Diller, architetto e progettista del V&A East Storehouse, evidenzia il dialogo continuo tra curatela e architettura nel progetto, mostrando come la collaborazione tra idee e design abbia generato un nuovo modello di museo: aperto, accessibile e partecipativo, in cui il pubblico entra in una relazione diretta e condivisa con le opere. Julian Schnabel descrive il suo percorso come pittore e filmmaker, spiegando il processo creativo come un atto di scoperta più che di rappresentazione. Dejan Sudjic racconta la ricerca della designer olandese Hella Jongerius centrata sul valore dell’imperfezione che diventa testimonianza del gesto manuale, del tempo che passa e della memoria degli oggetti, valorizzando tracce, riparazioni e ricomposizioni come elementi narrativi e culturali. Il tema del mosaico viene presentato come un medium artistico autonomo, al pari della pittura e della scultura, le cui potenzialità espressive sono ancora in gran parte da esplorare, attraverso le voci di curatori e mosaicisti coinvolti nella Biennale Internazionale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna. Stefano Salis descrive il libro non solo come il principale mezzo di trasmissione del sapere, ma anche come un oggetto di straordinaria bellezza grazie alla tipografia artigianale, e come una forma di resistenza alla crescente digitalizzazione. Il testo di Virgilio Villoresi propone una riflessione sull’arte della stop-motion, intesa come un “gioco serio” in cui la manualità artigianale si unisce alla magia del cinema. 

In copertina una stampa cromogenica dell’artista tedesco Andreas Gursky, “Nha Trang” (2004), che raffigura schiere sparse di donne impegnate a intrecciare sedie e ceste di bambù sul pavimento di un capannone industriale nella città costiera vietnamita di Nha Trang.

Il numero è illustrato anche con i servizi fotografici di Michele Borzoni, Rachele Savioli, Matteo De Mayda, Alessio Miraglia, Antonio Biasiucci, Daniele Borghello, Martino Gamper, Iwan Baan, Lorenzo Castore.

Le voci del n. 4/25 sono di Luigia Lonardelli, Umberto Eco, Massimo Sterpi, Stefano Micelli, Brendan Cormier, Diane De Clerq, Daniele Torcellini, Âniko Ferreira da Silva, Giuseppe Donnaloia e Pavlos Mavromatidis, Marco Santi, Stefano Salis, Lilli Hollein, Virgilio Villoresi, Giovanni Leone, Yervant Gianikian, Giovanni Bonotto, Padre Simone Raponi, Fuyumi Namioka, Francesca Ummarino, Stefano De Matteis, Elias e Yousef Anastas, Marta Cuscunà, Deyan Sudjic, Bjarke Ingels, Tim Reeve, Elisabeth Diller, Álvar González-Palacios, Julio Luzán, Julian Schnabel.

Pensata e realizzata esclusivamente in formato cartaceo, la Rivista si distingue per un ricco apparato iconografico, in gran parte tratto dall’Archivio Storico della Biennale e da ricerche fotografichecondotte a livello nazionale e internazionale. Pubblicata con cadenza trimestrale, ogni suo numero è dedicato a un tema monografico, ponendo in dialogo le discipline che caratterizzano La Biennale di Venezia — arti visive, architettura, danza, musica, teatro, cinema — insieme a incursioni nel campo delle scienze, della letteratura e della moda.

La Rivista accoglie interventi, testimonianze, interviste, dialoghi e contributi inediti ed esclusivi, firmati da artisti, studiosi e figure di rilievo del panorama culturale e della società civile, sia italiana che internazionale. Molteplicità di linguaggi e libertà espressivacaratterizzano ogni pagina, con ampio spazio alla sperimentazione grafica e alle contaminazioni tra forme e codici diversi.

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