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Né fatalità né tanto meno “percezione”. L’editoriale di Capezzone

7/01/2026 | Il Tempo

No, la tragica morte di Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne che l’altra sera è stato letteralmente sventrato a coltellate nei pressi della stazione di Bologna, non è una fatalità.

Così come non è stata una coincidenza sfortunata l’uccisione di Aurora Livoli da parte di un clandestino peruviano pluricondannato che avrebbe dovuto essere espulso almeno due volte.

Si tratta al contrario della conseguenza logica, direi matematica, di un sistema che premia i soggetti pericolosi, li coccola, li protegge.
Negando ideologicamente la loro stessa pericolosità, anzi trattando come «percezione» il senso di rischio che i cittadini sentono giustamente sulla loro pelle.

 

Perché la belva di Bologna era ancora qui?
In #Iran tremano i turbanti
#Leone chiude l’ultima Porta dell’Anno Santo

Ecco la nostra prima pagina ⬇ #buongiorno #siamoinedicola #7gennaio #iltempoquotidiano pic.twitter.com/hC4ocujlJ0

— IL TEMPO (@tempoweb)
January 7, 2026

 

Ecco il paradosso. Siamo nel Paese in cui spesso si abusa della custodia cautelare: e questo è certamente un male in tantissimi casi in cui il sospettato di un reato (presunto innocente) non è affatto un soggetto pericoloso. Eppure i famosi tre concetti alla base di una misura cautelare (rischio di fuga, reiterazione del reato, inquinamento delle prove) vengono talvolta dilatati e interpretati in modo largo per giustificare incarcerazioni evitabilissime.

 

E invece, nel caso di un soggetto violento e pericoloso come Jelenic Marin, il presunto assassino di Bologna, un 36enne croato carico di precedenti, qualcuno deve aver ritenuto che non ci fossero rischi. Per carità: non dubitiamo del fatto che possano esistere acrobazie giuridiche per giustificare l’ingiustificabile. Ma poi le conseguenze sono sotto i nostri occhi.

Delle due l’una. O questi soggetti (con precedenti) devono stare in carcere o nei centri di detenzione, oppure (meglio ancora) devono essere impacchettati ed espulsi. Il governo sta agendo per facilitare la seconda opzione, grazie alle recenti positive intese europee sui «Paesi sicuri». È un’ottima strada imboccata da Giorgia Meloni e dal ministro Piantedosi. Abbiamo il diritto di sapere se sinistra e spezzoni di magistratura stiano invece lavorando per ostruire entrambi i percorsi.

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