Milano, 6 gennaio 2026 – “Si naviga a vista, stiamo cercando di rubare tempo. Ogni giorno è un giorno guadagnato”, dice Giampaolo Casella, il primario dell’Anestesia e rianimazione dell’ospedale Niguarda di Milano, che ha gli occhi soprattutto su quei tre ragazzini, degli undici feriti di Crans-Montana ricoverati al centro ustioni, considerati “molto più critici ma in condizioni stabili”, che rendevano, a ieri, il pericolo di vita “non immediato”.
Il pericolo c’è, per tutti gli undici: “Qualcuno ha ustioni molto estese, anche al 70%; altri meno ma hanno compromissioni delle funzioni vitali, come la respirazione”, spiega il direttore del Niguarda Alberto Zoli. Tutti hanno “respirato fumi velenosi – sottolinea Casella –. E questo non si aggiunge, ma moltiplica il problema delle ustioni”. Tutti “sono in condizioni critiche che nelle prossime ore possono evolvere, auspichiamo in positivo” ma stabilire un orizzonte temporale per la prognosi “non è possibile per nessuno”.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto un blitz al Niguarda per incontrare i familiari (nessuno dei feriti è in condizioni di parlare), hanno fatto sapere da Palazzo Chigi quando era già ripartita per Parigi. Venerdì a Martigny ci sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla commemorazione delle 40 vittime del Constellation. In ospedale con i familiari dei sopravvissuti ci sono, dal pomeriggio del primo dell’anno, gli psicologi clinici del Niguarda. Cosa dicano loro “dipende, ciascuno ha bisogni diversi. Aiutiamo a comunicare le informazioni e stiamo con il dolore delle persone”, spiega la responsabile Tamara Rabà.
Due psicologhe si sono alternate nello “scouting team” inviato negli ospedali svizzeri. “A Capodanno ero in servizio, mi hanno proposto di saltare sul furgone: siamo arrivati nella notte”, spiega Francesco Sgarlata, infermiere di area critica che era nella prima squadra, rientrata sabato, con una collega di Chirurgia plastica, due autisti soccorritori, la psicologa Maria Meliante, la chirurga del centro ustioni Fernanda Settembrini e l’anestesista Valeria Terzi.
FrancescoSgarlata, MariaMeliante,Valeria Terzie FernandaSettembrinidello «scoutingteam»
Lo “scouting team” è la base su gomma del ponte aereo: “Siamo stati a Losanna e a Zurigo, abbiamo comunicato con Berna, con brevi missioni a Ginevra e Aarau – spiega Terzi –. Siamo entrati in punta di piedi e abbiamo avuto grande collaborazione, che ci ha permesso di portare a casa undici pazienti gravi italiani”.
All’ospedale di Zurigo ne restano due: la quindicenne Elsa e il sedicenne Leonardo. Al momento non sono in condizioni di affrontare il viaggio. “Su un ustionato non si possono fare previsioni per settimane”, avverte la chirurga Settembrini, subito tornata in sala operatoria: “Forse è la situazione più impegnativa che abbia mai visto. Molti colleghi sono rientrati dalle vacanze senza che nessuno lo chiedesse”. Anche gli anestesisti, spiega il primario Casella: “Abbiamo raddoppiato i turni ma non ho dovuto richiamare nessuno. Si presentano già cambiati”.





