“Parla a nuora, perché suocera intenda”. Detto popolare.
Si è da poco conclusa su Sky Atlantic la serie tv Rosa Elettrica – In fuga con il nemico (Produzione Sky Italia – sei puntate andate in onda dall’otto al ventidue maggio – regia di Davide Marengo). Protagonisti della serie sono la bravissima Maria Chiara Giannetta (vd. Intervista su Ciak, mese di maggio), che interpreta il personaggio che dà il nome alla serie, e Francesco Di Napoli che rende iconico il personaggio di Kocis.
Sono ormai quasi venti anni che la realtà criminale napoletana offre spunti per film e serie di successo: Gomorra (2008, ITA, regia di Matteo Garrone), Gomorra – La serie (2014/2021, ITA, ideata da Roberto Saviano), Mare fuori (dal 2020, ITA, ideata da Cristiana Farina), Gomorra – Le origini (2026, ITA, ideata da Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli). Anche Rosa Elettrica si inserisce, a suo modo, in questo filone. Kocis, testimone di giustizia, affidato all’inesperta Rosa, al suo primo incarico di rilievo come poliziotta, è un camorrista. Il personaggio ha le caratteristiche tipiche del genere: ha vissuto in ambienti criminali, vende e fa uso di droghe, appartiene a un clan, ha un codice d’onore tipico della malavita. Rosa Elettrica – In fuga con il nemico è, però, un road movie, inizia a Ferrara, finisce a Napoli, passando per Comacchio, Merano, Gaeta e Sperlonga.
Nella serie i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi. Le ambiguità che sembrano appartenere ai buoni si rivelano essere, alla fine, opinabili strategie di lavoro. Qualche buono muore, qualche cattivo sopravvive. C’è solo un personaggio veramente ambiguo ed è Nunzia Serafino, efficacemente interpretata da Antonia Truppo. Importante assessore comunale è il tramite fra camorra e politica. Tramite tra la camorra e lo Stato. È proprio a Nunzia Serafino che Kocis si rivolge alla fine della serie, quando, in primo piano, pronuncia la sua ultima battuta, “VAFAMMOCC!”, sparando un colpo di pistola, percepito, diretto a lei. Subito dopo partono i titoli di coda.

Il finale può indurre a delle riflessioni. È solo un finale nato per l’esigenza di essere originali e differenziarsi da altre serie del genere o è un parlare a nuora perché suocera intenda? Nel secondo caso il “VAFAMMOCC!” assurgerebbe a simbolo e manderebbe a quel paese tutti coloro che fanno politica in modo ambiguo, tutti coloro che si dichiarano al servizio dei cittadini senza esserlo.
Il “VAFAMMOCC!” è un messaggio politico?
Non c’è risposta a questa domanda, di certo gli ideatori della serie Giordana Mari, Giampaolo Simi (dal cui romanzo omonimo la serie è stratta), Vittorino Testa, il già citato regista Davide Marengo e la produzione (Sky Italia e Cross produzioni), hanno la dovuta esperienza per essere consapevoli che questa ambiguità possa essere rilevata. Le storie assumono significati nell’anima di chi le guarda. Giordano Bruno venne condannato al rogo perché, resosi disponibile a non divulgare le proprie idee, dichiarò l’impossibilità di non poterle non pensare. La nostra è una chiave di lettura, ciò la rende vera. A prescindere dalla volontà degli autori.
L’articolo La riflessione: “VAFAMMOCC!”, l’ambiguo finale di Rosa Elettrica proviene da Ciak Magazine.

