Tutte le notizie dall’Italia e dal mondo in un click. Sfoglia le ultime news e crea la tua rassegna stampa personale

Italia Life 24

Tutte le notizie dall’Italia e dal mondo in un click. Sfoglia le ultime news e crea la tua rassegna stampa personale

Hiedra, al cinema un dramma tra desiderio e trauma (trailer)

26/05/2026 | Ciak Magazine

Si parla di maternità negata e abbandono, di identità e marginalità sociale nel film che all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha vinto il premio per la Miglior Sceneggiatura della sezione Orizzonti e finalmente arriva al cinema – dal 27 maggio, distribuito da MFF Michael Fantauzzi Film: Hiedra. Una storia che gioca con l’ambiguità dei personaggi e delle dinamiche messe in scena per andare oltre l’apparenza e regalare agli spettatori una esperienza non banale, come d’altronde negli altri film di Ana Cristina Barragán, regista ecuadoriana da tempo sotto i riflettori e attualmente all’opera sul suo quarto lungometraggio, Amapola, una serie di finzione intitolata La Costra y la Miel, un documentario e diversi progetti di fotografia analogica e scrittura.

LEGGI ANCHE: Venezia 82, tutti i vincitori

A tutti gli effetti un nuovo capitolo (dopo che Alba era stato candidato dell’Ecuador agli Oscar 2018 e il passaggio al festival di San Sebastian del 2022 di La Piel Pulpo) in un percorso autoriale che fa della Barragán una delle voci più riconoscibili del cinema contemporaneo latinoamericano. E nel quale spiccano le interpretazioni dei due protagonisti, l’esordiente Francis Eddú Llumiquinga e la incredibile Simone Bucio della quale la stessa regista ha detto: “mi affascinava molto il suo mistero, la sua stranezza; sentivo che potevamo trovare in lei una fragilità interessante, una tenerezza“.

Il trailer di Hiedra

Mi hanno influenzato i film di Andrea Arnold o dei fratelli Dardenne“, dice ancora la Barragán, interrogata sulla sua creatura, che dell’edera del titolo – rampicante resistente – ha la forza e la spinta a una speranza di vita differente, un’opera che si  arrampica sul trauma, nel tentativo di costruire qualcosa di positivo. Una ricerca di “qualcosa di disordinato nel desiderio, qualcosa di irrisolto, edipico”, come sottolinea ancora.

Prima di raccontare le origini del progetto:

“Fin da quando ho iniziato a scrivere questa storia, ho sentito che nasceva in modo diverso rispetto alle precedenti. Proveniva da un luogo più inconscio, più legato alle sensazioni. Affiorava nei momenti in cui stavo per addormentarmi, o in quegli stati di coscienza sospesi, come quando ci si perde nei propri pensieri. Nasceva da uno spazio su cui non avevo molto controllo, e questo mi è sembrato interessante fin dall’inizio del processo di scrittura. Man mano che andavo avanti, il film si è trasformato molto. In realtà ho iniziato a scriverlo prima di realizzare La Piel Pulpo, il mio secondo lungometraggio. Tuttavia, le circostanze hanno fatto sì che girassi prima quell’altro film, e questo, naturalmente, mi ha dato una nuova prospettiva quando sono tornata a lavorare su questa storia. In generale, ciò che mi attrae di questo film, e che m’interessa esplorare nel mio cinema, è un’intimità che non è del tutto chiara. Da un lato volevo esplorare proprio questo, e dall’altro guardare alla ferita dell’infanzia di questi due personaggi. Lui è ormai quasi adulto, lei lo è già, e quella ferita si manifesta nel loro presente. Non si tratta di spiegarla in modo esplicito, ma di renderla visibile nel loro modo di essere, nella loro presenza, in ciò che non viene detto, in ciò che resta fuori dal racconto. Come spettatore puoi accedere solo a una parte di quella storia, ma dentro c’è molto di più”.

“Quando inizio a scrivere una storia parto da una sensazione corporea: in questo caso era una sensazione acida, di vuoto, che ho preso come punto di partenza e da cui ho iniziato a tirare un filo che ha portato con sé altre sensazioni, immagini ed emozioni. Solo quando tutto questo diventa abbastanza forte, comincio a scrivere. Deve essere qualcosa che mi accompagna per anni, perché realizzare un film può richiedere cinque o anche sette anni. In questo progetto volevo parlare di alcune ferite, dell’abbandono, di ciò che resta dopo un abuso. Anche di sensazioni specifiche legate a Quito, che mi hanno portato al titolo. L’edera è una pianta che cresce negli spazi abbandonati, si aggrappa ai muri: è bella ma anche tossica. Questa dualità mi interessava molto, così come la sensazione di una città avvolta nella nebbia, di ciò che vive ai margini di ciò che viene considerato successo o normalità”.

 

Le foto di Hiedra

Con Hiedra, Barragán prosegue una ricerca cinematografica che privilegia ciò che resta implicito rispetto a ciò che viene dichiarato. Il film si costruisce per sottrazione, lavorando sulle zone d’ombra dell’intimità e lasciando emergere il non detto attraverso i corpi, i gesti e i silenzi di Azucena, una donna di trent’anni che osserva da lontano un gruppo di adolescenti in una casa famiglia, e il diciassettenne Julio. Con il quale nasce un legame ambiguo e istintivo, nonostante le differenze sociali che li separano,  e un percorso comune lontano da ogni forma di appartenenza e basato sul riconoscimento reciproco, anche delle comuni ferite.

LEGGI ANCHE: Ana Cristina Barragán e il cinema ecuadoriano tra intimità, natura e desiderio

Il lavoro con attori non professionisti, affiancati da una protagonista di grande intensità come Simone Bucio, contribuisce a creare una materia viva, in cui fragilità e spontaneità diventano elementi centrali della messa in scena. Ne deriva un film che rifiuta ogni forma di spiegazione didascalica e si affida piuttosto a una costruzione emotiva e percettiva, capace di evocare più che raccontare.

 

Hiedra, trama

Azucena, una donna di 30 anni, osserva di nascosto gli adolescenti di una casa famiglia per minori. Cerca nei loro giochi e nel loro senso di appartenenza qualcosa del proprio passato, spinta da un evento che ha segnato la sua adolescenza e che l’ha come fermata nel tempo. Il suo interesse si concentra soprattutto su Julio, diciassettenne. Sebbene i loro mondi sociali li tengano distanti, le loro ferite, il riso e la scoperta reciproca guidano il loro viaggio disvelatore verso le rocce di un paesaggio ancestrale. Lì, lontano da tutto, questi due personaggi segnati dall’assenza si trasformano in qualcos’altro…

L’articolo Hiedra, al cinema un dramma tra desiderio e trauma (trailer) proviene da Ciak Magazine.

Close Popup

Utilizziamo solo i nostri cookie e quelli di terze parti per migliorare la qualità della navigazione, per offrire contenuti personalizzati, per elaborare statistiche, per fornirti pubblicità in linea con le tue preferenze e agevolare la tua esperienza sui social network. Cliccando su accetta, consenti l'utilizzo di questi cookie.

Close Popup
Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.


AWSELBCORS
Registra quale server-cluster sta servendo il visitatore. Questo è usato nel contesto del bilanciamento del carico, al fine di ottimizzare l'esperienza dell'utente. Tipo: HTTP Cookie / Scadenza: Sessione
  • www.nativery.com

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi
Open Privacy settings