Google ha annunciato durante il Google I/O 2026 il passaggio obbligatorio da Gemini CLI ad Antigravity CLI, il nuovo strumento a riga di comando per agenti AI sviluppato internamente dall’azienda. La transizione, tuttavia, non è stata accolta positivamente dalla community degli sviluppatori, che lamenta una serie di problemi critici che vanno dalla mancanza di parità funzionale alla perdita dell’anima open source che aveva reso Gemini CLI così apprezzato.
A partire dal 18 giugno 2026, Gemini CLI e le estensioni Gemini Code Assist per IDE cesseranno di elaborare richieste per gli utenti di Google AI Pro e Ultra, per chi lo utilizzava gratuitamente tramite Gemini Code Assist for Individuals e anche per Gemini Code Assist for GitHub, che non consentirà nuove installazioni da quella data, interrompendo il servizio nelle settimane successive.
La situazione è diversa per chi opera in ambito enterprise. Gli utenti con licenze Gemini Code Assist Standard o Enterprise non subiranno cambiamenti nell’accesso, né quelli che si connettono tramite account Google Cloud aziendali. Google ha inoltre precisato che Gemini CLI rimarrà accessibile tramite API key a pagamento per i piani Gemini e Gemini Enterprise Agent Platform. Per tutti gli altri utenti, però, non ci sono alternative: Antigravity CLI, o niente.
Il problema della parità funzionale
Google ha ammesso apertamente che al lancio non ci sarà parità funzionale 1:1 tra i due strumenti. Antigravity CLI supporterà fin da subito agent skills, hooks, subagenti ed estensioni, ma altre funzionalità potrebbero arrivare in ritardo o non arrivare affatto. Ciò ha alimentato ulteriore frustrazione nella community, che si trova costretta a migrare verso uno strumento incompleto senza una tabella di marcia chiara su quando raggiungerà le stesse capacità del predecessore.
Il punto più controverso della vicenda riguarda la filosofia di sviluppo. Gemini CLI era un progetto open source a tutti gli effetti, tanto che visitando la sua pagina GitHub, è possibile consultare l’intero codice sorgente. La pagina GitHub di Antigravity CLI, invece, contiene soltanto un changelog, un file readme e una GIF dimostrativa dell’interfaccia. Nessun codice sorgente disponibile almeno per ora.
Gli sviluppatori hanno impiegato pochissimo tempo a notare la differenza e le reazioni non si sono fatte attendere. Il Lead Product Manager di Gemini CLI, Dmitry Lyalin, ha pubblicato un annuncio su GitHub per fornire ulteriori dettagli sulla migrazione, ma i commenti sono stati sommersi da critiche feroci. Molti utenti accusano Google di aver sfruttato i contributi della community open source per migliorare un prodotto che ora viene reso closed source, una pratica percepita come una violazione del patto implicito con gli sviluppatori.
I limiti di utilizzo: un altro fronte di scontro
Oltre alla questione open source, un altro tema caldo riguarda i limiti di utilizzo settimanali di Antigravity CLI. Numerosi utenti hanno segnalato di aver raggiunto la propria quota con appena un paio di richieste, rendendo lo strumento di fatto inutilizzabile per un lavoro di sviluppo intensivo. La pagina Issues del repository GitHub è piena di segnalazioni in merito, segno che il problema è diffuso e sistematico, non un caso isolato.
Lyalin ha tentato di ammorbidire le critiche precisando che Gemini CLI non scomparirà del tutto; il repository rimane infatti disponibile come progetto con licenza Apache 2.0 e Google continuerà ad aggiornarlo con nuovi modelli, correzioni di bug e patch di sicurezza, seppur esclusivamente per i clienti enterprise. In pratica, chi vuole continuare a usare il vecchio strumento open source in un contesto professionale dovrà pagare.


