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L’attrice Vicky Krieps è la sorella di Cate Blanchett e la figlia di Charlotte Rampling nel film “Father Mother Sister Brother”. L’intervista

7/01/2026 | Amica

Ha una strana abitudine Vicky Krieps: durante le interviste, invece di rispondere semplicemente alle domande, le pone a sua volta. Con lei nasce sempre uno scambio, un dialogo profondo, che spesso lascia una traccia indelebile in chi la ascolta.

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A dirci qualcosa dell’attrice lussemburghese di 42 anni è un personalissimo processo di evoluzione della sua carriera che, da Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, l’ha portata a guardarsi dentro. L’occasione per incontrarla è Father Mother Sister Brother, l’ultimo film del regista Jim Jarmusch, Leone d’Oro all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un trittico corale e intimo, diviso in tre capitoli, dove si parla di relazioni tra padri e figli, tra sorelle e fratelli. Un sogno diventato realtà recitando al fianco di Cate Blanchett e Charlotte Rampling, che interpretano rispettivamente la sorella e la madre. Qual è il suo punto forte? «Probabilmente il mio intuito», ci svela Krieps.

L’intervista di Amica e Vicky Krieps

Partiamo dal regista Jarmusch. Che cosa rappresenta per lei?
È uno dei miei punti di riferimento: da giovane il suo cinema mi ha aperto le porte a un mondo di cui avevo bisogno. È curioso, riesce ad andare oltre le cose e lo fa attraverso uno sguardo nuovo.

Famiglia da set. L’attrice e produttrice Vicky Krieps è nata nel 1983 in Lussemburgo. Insieme all’ex partner e collega Jonas Laux, ha due figli, Elisa (14 anni) e Jan-Noah (10). Da maggio è sposata con l’assistente di produzione, Lazaros Gounaridis. Il film che l’ha resa celebre è stato Il filo nascosto (2017). In Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch recita al fianco di Cate Blanchett (nel ruolo della sorella) e Charlotte Rampling (la madre) (foto di Jenny Anderson/Getty Images for Netflix)

Father Mother Sister Brother tratta anche di sorelle. La sua, quella vera, Anna, lavora come fotografa. Che rapporto avete?
Collaboriamo spesso, per lei poso come modella. All’inizio, in Lussemburgo, oltre al cinema mi occupavo di arte, ma non guadagnavo molto. Era tutto parecchio difficile. Anna, che ha lavorato nel mondo della moda, una volta mi ha messa in una vasca da bagno e mi ha vestita da astronauta. Oggi per me le sue fotografie sono poesia. In realtà poi condividiamo molto di più, la stessa educazione, gli stessi traumi, la stessa eredità familiare. Dai nostri genitori abbiamo ricevuto un dono: l’assoluta indipendenza e libertà di poter vivere e muoverci.

Tra tanti linguaggi sperimentati, qual è quello che ama di più?
Il silenzio. Quello che deriva da un luogo dove adulti o bambini sentono che le persone intorno usano le parole in modo sbagliato, mentono, ti dicono qualcosa che sembra vero e poi non lo è.

Come sceglie i suoi ruoli?
L’obiettivo è fare qualcosa che inneschi delle reazioni negli altri. I giovani registi vengono da me con i loro progetti perché capiscono che mi interessa proprio questo. La mia carriera è come un viaggio graduale: cresco e invecchio di film in film, diventando sempre più ciò che sono. Può sembrare che sia un processo doloroso se mi avvicino troppo alla verità, ma significa che mi sto anche liberando da certe illusioni e fragilità.

In che senso?
Sono cresciuta pensando di non essere bella. Di recente, leggendo il copione del film Hot Milk e scoprendo il ruolo che mi avevano assegnato, cioè della bella seduttrice, affascinante e misteriosa, mi è sembrata quasi una “vendetta” per i miei fallimenti passati, per tutte le delusioni ricevute.

Che donna è diventata?
Più equilibrata e meno inquieta, una persona maggiormente a suo agio in una foresta che in città, per esempio, leggendo poesie invece di e-mail. Quando arrivò il film Il filo nascosto, ottenni successo. Pensai, però: «Ma questa non sono io». Cercai allora di andarmene da quel mondo, accettai pellicole francesi e indipendenti, poi vissi un lutto legato a una relazione sentimentale e passai due anni a tentare di orientarmi, a pormi delle domande.

La felicità l’ha ritrovata invece nel maggio scorso, quando si è sposata con l’assistente di produzione, Lazaros Gounaridis. Su Instagram ha scritto di “un amore incondizionato”.
L’ho conosciuto nel 2023, girando Hot Milk in Grecia. A volte capita: qualcuno ti salva perché il destino ha fatto in modo che incrociasse la tua strada per regalarti insegnamenti importanti. Ero in uno di quei momenti dove tutto sembra caotico, ingestibile, arrivai stanca sul set insieme ai miei due figli. Prima di incontrare Lazaros, ero stata in Nuova Zelanda a girare un film che parlava di fantasmi: meditavo tanto, uscivo appunto da un periodo doloroso e di perdita. Ma quando sono tornata alla mia vita, mi sono aperta al cambiamento. Ed è stato allora che è comparso lui. Sa che cosa ha fatto la prima volta? Mi ha comprato degli asciugamani e delle coperte e me li ha portati: è stato un gesto semplice, simbolico e di cura. Ecco, ho pensato: “L’esistenza non è così complicata”.

Ha due figli, Elisa e Jan-Noah: che cosa ha imparato dall’essere madre?
Che non ci si può permettere di essere malinconici, è un lusso. Con entrambi sono sempre stata onesta, anche quando scelsi di separarmi da loro padre (l’attore tedesco Jonas Laux, ndr) e bisognava essere sinceri. Se non amo più qualcuno, io me ne vado. All’inizio, se non avessi corso due volte più degli altri che hanno figli, non ce l’avrei fatta. Questa è la verità. Nessuno ti perdona nulla se prendi determinate decisioni, e io sono stata criticata molto da chi mi stava intorno. Invece la nostra famiglia discute ma alla fine fa squadra, ed è ciò che conta.

Le priorità cambiano inevitabilmente.
Non è la quantità, ma la qualità del tempo che dedichi. Il lavoro, i soldi, i vestiti, l’aspetto per me non avranno mai la priorità sui figli. Ci sono tante teorie su che tipo di genitori dovremmo essere, ma finché non vivi l’esperienza non lo sai. Forse io sto seguendo i valori che mi sono stati insegnati da piccola. Vede, in fondo non conosciamo chi siamo davvero, ma possiamo essere tutto ciò che vogliamo.

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