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Cosa ci fanno qui oltre 500 braccialetti di vetro perfettamente intatti? Il tesoro medioevale, un nascondiglio murato, una fuga improvvisa, l’arrivo dei Mongoli. L’ultimo giorno della Rus’ di Kiev

4/01/2026 | Stile Arte

Nel sottosuolo dell’antica Volodymyr, nell’attuale Ucraina nord-occidentale, gli archeologi hanno portato alla luce un insieme di oggetti che, per quantità e stato di conservazione, non ha paragoni in tutta l’Europa orientale medievale. Più di cinquecento braccialetti di vetro, tutti integri, nascosti insieme a croci, gioielli e sigilli, come se qualcuno li avesse occultati in fretta, con la speranza di tornare a riprenderli.

Quel ritorno non avvenne mai. Il tesoro rimase sepolto per quasi otto secoli, fino agli scavi del 2025 nel tratto di Apostolshchyna, all’interno della cosiddetta Città Okolna del principe Volodymyr. Qui, in un contesto che conserva ancora le tracce di un abitato medievale vivo e complesso, il passato ha restituito una storia rimasta incompiuta.

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Credit: Bayuk Viktor

Volodymyr, città di mercanti e crocevia d’Europa

Una capitale medievale al centro delle rotte commerciali

Nel XIII secolo Volodymyr non era un centro marginale. Capitale della Volinia, faceva parte della grande rete urbana della Rus’ di Kiev, un sistema di città collegate da scambi commerciali che univano il Baltico al Mar Nero e guardavano a Bisanzio. Qui circolavano vetro, metalli preziosi, tessuti, icone e manufatti religiosi. La presenza di mercanti stranieri e di una forte componente ecclesiastica rendeva la città un nodo strategico, economico e simbolico.

Il tesoro è stato rinvenuto in un punto che suggerisce una scelta precisa: un luogo adatto a nascondere beni di valore, probabilmente all’interno di un edificio, murato o interrato in tutta fretta. Non un deposito rituale, ma un gesto umano, dettato dall’urgenza.

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Credit: Bayuk Viktor

Il cuore del tesoro

Un arcobaleno di vetro che racconta la vita quotidiana medievale

Il dato che colpisce immediatamente gli archeologi è la presenza di 573 braccialetti di vetro completamente intatti. Si tratta di un numero eccezionale non solo per la quantità, ma per lo stato di conservazione. Normalmente, questi ornamenti — molto diffusi tra le donne delle città della Rus’ prima dell’invasione mongola — arrivano fino a noi solo in forma di frammenti.

Qui, invece, il vetro è integro, leggibile, studiabile. I braccialetti mostrano una sorprendente varietà di forme e colori: alcuni sono lisci, altri ritorti, altri ancora con sezione trapezoidale. Le tonalità vanno dal verde al blu, dal viola al giallo, fino a riflessi dorati. Le dimensioni sono simili, ma non identiche, segno di una produzione organizzata, forse seriale, destinata al mercato urbano.

Per gli studiosi è come trovarsi davanti a un catalogo completo della gioielleria in vetro medievale, qualcosa che finora era stato possibile solo immaginare.


Fede, potere e identità

Quando il tesoro diventa ritratto del suo proprietario

Accanto ai braccialetti, il deposito ha restituito oggetti di forte valore simbolico. Spicca una grande croce-encolpio, tipica degli alti ranghi ecclesiastici, insieme a numerose croci pettorali in bronzo e marmo. Compaiono poi fibbie decorate, anelli d’argento, sigilli con simboli solari e una piastra in piombo con un falcone stilizzato, emblema che richiama il potere e l’autorità.

L’insieme suggerisce che il proprietario non fosse un semplice artigiano. Tutto fa pensare a un mercante di alto livello, forse legato agli ambienti religiosi, che trasportava o custodiva beni destinati alla vendita o allo scambio. Il tesoro non è casuale: è selezionato, coerente, prezioso.

Credit: Bayuk Viktor

Il giorno in cui tutto finì

L’invasione mongola e il silenzio

Le circostanze della sepoltura rimandano con forza a un evento preciso: l’invasione mongola del 1241 guidata da Batu Khan. Le cronache medievali raccontano la distruzione di Volodymyr e delle città della regione, travolte da una violenza improvvisa e sistematica. È in quelle ore che il tesoro viene nascosto, non come offerta o deposito rituale, ma come gesto di emergenza, compiuto quando il tempo sta per scadere.

Gli archeologi ipotizzano che i braccialetti, insieme agli oggetti sacri e ai sigilli, siano stati occultati all’interno di un edificio, probabilmente dietro una parete o sotto una struttura muraria, in un punto scelto per essere invisibile e difficile da individuare. Un nascondiglio pensato per durare poco, giusto il tempo necessario a superare l’assedio. Un gesto rapido, forse compiuto di notte, quando le notizie dell’arrivo dei Mongoli avevano già raggiunto la città.

Il fatto che il tesoro non sia mai stato recuperato suggerisce una fine tragica. Il proprietario probabilmente morì durante l’assalto o fu costretto a fuggire senza possibilità di ritorno. Quel nascondiglio, murato e dimenticato, è rimasto sigillato per quasi otto secoli, trasformando un tentativo di salvezza in una capsula del tempo, capace oggi di raccontare l’ultimo istante di una città prima del silenzio.


Perché questa scoperta impatta sulla storia locale

Un laboratorio intatto sulla Rus’ di Kiev

Dal punto di vista scientifico, il ritrovamento è straordinario. Per la prima volta gli archeologi possono studiare il vetro medievale della Rus’ di Kiev non attraverso frammenti isolati, ma grazie a un insieme organico e coerente. Questo permette di comprendere meglio le tecniche di produzione, la circolazione delle merci e il ruolo del vetro nella vita quotidiana urbana.

Non è solo un tesoro: è una fonte storica completa, capace di raccontare economia, fede e società di un mondo spazzato via in pochi mesi.

Credit: Bayuk Viktor

Dal sottosuolo al museo

Il futuro del tesoro di Volodymyr

Dopo le analisi scientifiche, i reperti saranno esposti al Museo Storico di Volodymyr intitolato a Omelyan Dvernitsky, con la possibilità di future mostre nazionali. Per il pubblico sarà l’occasione di osservare da vicino oggetti che non sono stati selezionati dal tempo, ma salvati per caso, proprio perché dimenticati.


Credit: Bayuk Viktor

Un ultimo sguardo dal passato

Quando gli oggetti parlano per chi non tornò

Quei braccialetti di vetro, rimasti intatti per otto secoli, non raccontano solo il gusto di un’epoca. Raccontano una città viva fino all’ultimo istante, una mano che li ha nascosti con la speranza di rivederli, e una storia che si è interrotta bruscamente. È in quel silenzio che oggi l’archeologia riesce, finalmente, a farci ascoltare di nuovo il passato.


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