
21 dicembre 2025
“Music From Miths” è un disco di notevole sostanza firmato da Salvo Ferrara, fervido ricercatore musicale che ha così rilanciato la sua già intensa collaborazione con il Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo, per il quale aveva già composto numerose tracce musicali a commento di realizzazioni video per eventi e manifestazioni culturali. In questo concept album (distribuito dall’Associazione culturale LISTEN! e da Tunecore), Ferrara ha evidenziato il connubio filologico fra due epoche temporalmente distanti, ma ancora fortemente connesse. «La suggestione suggerita dalla visione e dallo studio delle Metope di Selinunte, nell’omonima sala del Museo citato – ribadisce – e la consapevolezza che tali reperti rappresentino, ancora oggi, un ponte ideale fra l’antichità, intesa come radice sociale, culturale e identitaria, e il mondo contemporaneo, mi hanno suggerito di intraprendere questo lavoro che, dal punto di vista strettamente musicale, offre un’interpretazione spiccatamente contemporanea del rapporto suono/immagine: un’ambientazione sonora che vede alternarsi momenti evocativi a episodi ritmicamente incalzanti e che si avvale di timbriche crossover, grazie all’interazione fra apparecchiature elettroniche e strumenti acustici».
a cura di Vittorio Pio
Come definiresti la tua musica e perché il tuo approccio è denominato modern-classic? Quando hai scoperto questa passione?
Sin da bambino ascoltavo ogni giorno una vecchia radio che trasmetteva hit dell’epoca ma anche tanta musica operistica, che mio padre adorava. Ho così sviluppato una certa predilezione per le frequenze basse, manipolando il potenziometro della regolazione toni della radio in modo da escludere le alte frequenze… questa è stata sicuramente un’anticipazione del mio futuro corso di studi. Poco più che decenne iniziai a studiare pianoforte e già tre anni dopo si può dire che mi esibissi in occasione di feste popolari e manifestazioni assortite. A quindici anni poi c’è stata la folgorazione: scopro casualmente la musica più trendy del periodo, quella dei Police. Da quel momento tutto si è sovrapposto, da Mozart ai Genesis, da Chopin ai Pink Floyd e ricordo che mi divertissi a immaginare e improvvisare versioni “moderne” di opere classiche e viceversa. Probabilmente deriva da questo inconsapevole nucleo creativo il successivo sviluppo che mi ha portato a collocare fuori da schemi preordinati i materiali sonori oggetto della mia scrittura e il superamento della definizione di “genere”: ritengo che la matrice della mia musica sia da ricercare nella capacità di fondere cultura classica e sensibilità contemporanea. In molte occasioni mi è stato chiesto di qualificare, con un aggettivo o con estrema sintesi, le mie composizioni. A me piace ricordare che, in definitiva, ciò che scrivo rappresenti i miei studi, i miei ascolti preferiti, la curiosità e l’attenzione verso l’evoluzione delle diverse forme d’arte che attraversano il nostro tempo.

Che idea possiamo avere del tuo processo compositivo e quali sono i tratti peculiari delle tue composizioni?
Rappresenta il frutto di un processo creativo che prende origine da armonie e melodie nate sulla tastiera del pianoforte, per poi evolversi grazie alle suggestioni sonore generate dalle illimitate potenzialità espressive dei moderni campionatori. Una tavolozza timbrica nella quale possiamo, ad esempio, ritrovare il limpido suono degli archi affiancato a sonorità grunge, industrial e trip-hop: un contenuto musicale lontano da accademiche dimostrazioni di puro tecnicismo ma, allo stesso tempo, compiutamente classico e contemporaneo.

Un suono che parrebbe laicizzato dalla sua ispirazione…
È così: se l’impronta, nella sua cellula compositiva, è chiaramente orchestrale, in effetti il suo sviluppo viene sostenuto da inconsuete soluzioni timbriche e ritmiche nelle quali arpeggiatori di stampo ambient si sovrappongono a fraseggi dettati dagli archi, pads dal sapore “cinematic” fanno da sfondo a larghe melodie cantate dall’ewi (electronic wind instrument), matrici pianistiche minimaliste si animano grazie all’apporto di drum machines. Il prodotto finale si colloca all’interno del movimento, affermatosi da qualche anno, noto come “modern-classic”, i cui esponenti di spicco (es. Max Richter, Olafur Arnalds, Nils Frahm) hanno determinato un profondo mutamento culturale rendendo “pop” ciò che pochi anni prima era considerato di nicchia.
Che soddisfazioni hai avuto sin qui (in ambito artistico) e che obiettivi ti sei posto?
A dire il vero non sono particolarmente attratto dai riconoscimenti ufficiali anche se, come per tutti, rappresenta un motivo di soddisfazione professionale constatare che il proprio lavoro venga accreditato per il valore e la qualità. Al di là dei premi internazionali ottenuti in diversi contesti (Chelles Multiphot, Parigi, Festival Paf Tachov, Repubblica Ceca, Festival Ogptcoty di Sidney), ciò che più mi gratifica è l’apprezzamento raccolto da ascoltatori appartenenti alle nuove generazioni che, senza sovrastrutture mentali, si approcciano con interesse e curiosità a un messaggio sonoro alquanto distante dal mainstream attuale. A mio parere è questa la difficoltà più rilevante con cui oggi debba fare i conti chi orbita in un contesto creativo di qualità: raggiungere e mantenere un elevato livello di interesse da parte di una platea allargata, senza rinunciare alla propria identità musicale.

È più difficile oggi fare il musicista rispetto a quando hai iniziato?
Volendo fare un’analisi oggettiva del contesto, è innegabile che la fruizione dei prodotti musicali, nel nostro tempo, sia strettamente connessa all’ecosistema della comunicazione digitale e ne abbia mutuato regole e dinamiche. Ricerca, creatività e caratterizzazione sono concetti lontanissimi dalle logiche oggi perseguite dall’industria musicale. Tutto il sistema è orientato verso l’ottenimento del consenso social, con investimenti mirati a beneficio di un pubblico acritico, guidato verso prodotti accuratamente studiati per risultare rassicuranti e ridondanti. Ciò premesso, è evidente che molteplici siano gli aspetti che possono determinare in positivo o in negativo la riuscita di una carriera artistica quindi, più che di difficoltà, parlerei di complessità. Una ben fornita “cassetta degli attrezzi” per un musicista/compositore può rappresentare però un valido valore aggiunto. Partiamo da un presupposto: oggi tutti sono in grado di utilizzare un computer e, molte volte, ciò genera l’errata convinzione di poter fare a meno di competenze specifiche per “confezionare” un prodotto. Pensare di portare a casa un buon risultato occupandosi in prima persona di una serie di processi creativi e organizzativi non è certo la strada migliore per ottenere un esito rilevante. Chiaramente è fondamentale iniziare qualificandosi grazie al proprio talento, alla personalità e all’unicità della proposta artistica. Il passo ulteriore dovrà essere quello di creare progressivamente un team di lavoro: sottovalutare l’importanza strategica di figure come il social media manager, l’ufficio stampa, il graphic creator, oppure fare a meno di una costante consulenza tecnica e tecnologica adeguata significa ignorare l’evoluzione dell’ambiente con cui ci si confronta. Il mondo ideale nel quale l’etichetta discografica e il produttore si facevano carico di tutti questi aspetti è ormai un ricordo, quindi bisogna affrontare la realtà con consapevolezza e organizzazione.

Sono previste repliche dal vivo di “Music from Mhyths”? Su quale altro fronte sei impegnato?
“Music from Myths” avrà certamente, in futuro, la possibilità di essere replicato: nel frattempo a dicembre verrà pubblicato su YouTube il concerto integrale tenutosi a Selinunte nel suggestivo scenario del Tempio di Hera. Parallelamente, a breve, sarà messo a punto, con il Modern Time Ensemble, il progetto live in scena nel 2026 con undici nuovi brani, mentre a maggio 2026 è prevista la pubblicazione di un nuovo lavoro discografico sotto forma di EP.
L’articolo “Music From Miths”, un viaggio sonoro tra antichità e modernità ispirato ai miti greci. Intervista a Salvo Ferrara proviene da JAZZIT MAGAZINE – BIMESTRALE DI MUSICA JAZZ.


