Gran Turismo 7 si è aggiornato con un nuovo, corposo DLC a pagamento, coronando 3 anni di amore per l’automotive.
Per me, che nel 2022 recensii, proprio su queste pagine, Gran Turismo 7, l’opera diretta da Kazunori Yamauchi è prima di tutto un’enciclopedia interattiva sull’automobilismo e la sua cultura, dedicato agli innamorati del tema, ancor prima che un simulatore di guida scalabilissimo, accessibile, godurioso.
Un titolo (e una serie) che trascende il concetto di semplice competizione motoristica, facendo vivere al giocatore ogni aspetto della passione per le quattro ruote, dal sorpasso mozzafiato all’ultima curva al gusto per il design, dall’elaborazione alla velocità pura, raccontando la bellezza di oggetti nati dall’ingegno umano tanto per esplorare e accompagnarci nel quotidiano quanto per correre, diventando anche, perché no, perfetti soggetti fotografici.
Un racing esaltante e rilassante in egual misura
Un racing esaltante e rilassante in egual misura, per certi versi unico, capace di adattarsi all’umore del giocatore proponendo una gran varietà di modalità e diversivi che la rendono un’esperienza rotonda e completa. In questo senso il Power Pack, DLC uscito lo scorso 4 dicembre al costo di 29,99€, arriva per aumentare ancora di più le possibilità di approccio dei giocatori e soprattutto il monte ore dedicato alla guida pura, proponendo una modalità feroce e mozzafiato.
Il livello di difficoltà delle singole gare corrisponde a tre differenti auto, con relativi bonus in crediti extra per i più elevati
COMPETIZIONE TESISSIMA
50 gare divise in 20 categorie, strutturate in maniera molto classica, realistica nei tempi, decisamente vicina al game design di molti altri racing: un’ora di prove libere, una manciata di minuti dedicati alle qualifiche e poi la gara di durata variabile, da adrenalinici flash su 3 giri a endurance da 24 ore, con un sacco di sfumature nel mezzo.
La realtà è che, una modalità del genere, contestualizzata in Gran Turismo 7, è una novità che va ad ampliare notevolmente la proposta di gameplay
La realtà è che, una modalità del genere, contestualizzata in Gran Turismo 7, è una novità che va ad ampliare notevolmente la proposta di gameplay single player, laddove prima la maggior parte delle gare era o a “missioni” o a “inseguimento”, con partenza lanciata da ultimi e l’obiettivo di rimontare fino ai primi posti, con solo alcune gare dalla struttura più canonica in occasione dei campionati. Questo ha dato agli sviluppatori l’occasione di dare un mood diverso alle gare, più aggressivo, con un livello di difficoltà decisamente più sfidante (diviso in tre opzioni che equivalgono a 3 auto che variano per potenza) e dei ritmi più dilatati, dal minutaggio impegnativo, dove anche le prove libere si rivelano piuttosto fondamentali per capire dove limare millesimi in vista delle qualifiche.
Sono gare assolutamente non banali, dove l’IA (la versione 3.0 di GT Sophy, sviluppata in collaborazione con Sony AI) tira al massimo, mostra i muscoli, costringendo tanto all’errore per eccesso di foga quanto al miglioramento personale. Non sarà raro trovarsi in situazioni di testa a testa tesissime, con sorpassi e contro-sorpassi, rendendosi conto di quanto gli avversari non siano per nulla intenzionati a mollare l’osso; Polyphony ha fatto un bellissimo lavoro da questo punto di vista. Anche guadagnare una singola posizione rilascia una gran quantità di endorfine. Vincere è invece un’impresa che pretende un controllo totale del mezzo, sinergico, e tanta concentrazione, con bagarre che si perdono anche solo per piccoli errori, andare lunghi alla curva sbagliata, un contatto, ogni manovra va pensata ed eseguita in una frazione di secondo. Ed è divertentissimo!
Il DLC permetterà di partecipare a gare uniche e, più i mezzi diventano iconici, più l’adrenalina sale
Il livello di difficoltà delle singole gare corrisponde a tre differenti auto, con relativi bonus in crediti extra per i più elevati
È un’esperienza che va ad avvicinarsi alle emozioni e sensazioni delle gare online e, passatemi il termine esagerato ma, avere questo impatto agonistico nella porzione single player di Gran Turismo (inteso come serie), è quasi “sovversivo” rispetto alla sua storia, rendendo questo settimo capitolo il più completo e sfaccettato mai prodotto, nonché uno dei racing game della generazione. Anche perché, laddove la difficoltà dei singoli eventi (in questo capitolo come nei precedenti) poteva essere parecchio ammorbidita dalla storica possibilità di elaborare le proprie auto, in questa modalità il giocatore è vincolato a correre con uno dei tre bolidi proposti e adattarsi ad essi, il che, già di per sé, è un cambio di paradigma importante. È un DLC che funziona bene e appassiona, classico nella progressione ma davvero gustoso e stimolante, un concentrato intenso di gameplay che garantirà decine di ore a chi vorrà approfondirlo a dovere, sbloccando magari tutti i collezionabili (tra cui auto esclusive, chiaramente) spendendo le stelle con cui si verrà premiati alla fine di ogni corsa.
A corredo di questo Power Pack è arrivato anche l’aggiornamento Spec III, che introduce 8 nuove auto, tra cui la Fiat Panda originale dell’85, un gioiellino che aspetta solo di essere elaborato, e due tracciati, personalmente detestabili ma è questione di gusti: Yas Marina in Abu Dhabi e il Circuit Gilles Villeneuve di Montréal, spigolosissimi, poco divertenti ad alte velocità, molto gradevoli a livello panoramico (soprattutto il tracciato emiratino in versione notturna).
Il livello di difficoltà delle singole gare corrisponde a tre differenti auto, con relativi bonus in crediti extra per i più elevati
Sono sinceramente dell’idea che Gran Turismo, in 30 anni, abbia proposto talmente tanti tracciati originali di altissimo livello che si potrebbe tranquillamente pescare da lì, se non proporne di nuovi ovviamente, piuttosto che aumentare il numero di tracciati reali (specie se non proprio esaltanti) ma, sicuramente, c’è chi li starà apprezzando. Altri highlight dell’aggiornamento sono il nuovo level cap (da 50 a 70) del Livello Collezionista, nuovi eventi, il Registro Dati per Prove a tempo, Patenti ed Esperienze sul circuito, per confrontare tempi, telemetria e traiettorie sui vari giri; e ancora 4 nuovi menù al Cafè e un’importante aggiunta alla modalità fotografica Scapes, ovvero la possibilità di aggiungere una luce extra per illuminare meglio le auto in contesti scuri o bui, una goduria per gli appassionati di fotografia virtuale come il sottoscritto.
CORRENDO VERSO IL FUTURO
La serie, che era in flessione di vendite (e un po’ in crisi d’identità) da anni, è in un certo senso risorta grazie al settimo capitolo, contribuendo a far tagliare alla saga il traguardo clamoroso delle 100 milioni di copie vendute e stimando le vendite dell’ultimo capitolo attorno ai 14 milioni. Un ritorno nato su PlayStation 4 con Sport, con cui Polyphony ha trovato una nuova dimensione “eSportiva”, per poi arrivare ad un Gran Turismo 7 capace di proporre tutto il meglio che la serie aveva da offrire agli appassionati, forte di una componente online ormai fondamentale, ma soprattutto un’offerta single player già al lancio ricchissima ma ad oggi straordinaria.
un contenitore di emozioni motoristiche, un simulatore di sensazioni, spesso potenti, molto pop e per questo mai estremista
Un gioco che è anche passato attraverso tante polemiche, errori di valutazione piuttosto maliziosi sulla gestione dei crediti in-game (ridotti in uno dei primi aggiornamenti post-lancio) che volevano spingere all’utilizzo di micro-transazioni, con successivi passi indietro e scuse, varie lamentele sulla gestione delle penalità nelle modalità online e, in generale, la sensazione che il “Real Driving Simulator”, da sempre sottotitolo della serie, sia oggi un’etichetta appannaggio di altri titoli come Assetto Corsa. Il mio punto di vista è che Gran Turismo 7, vissuto soprattutto in solitaria e per lo più come un momento di relax, non voglia essere un perfetto simulatore di guida ma, prima di tutto, un contenitore di emozioni motoristiche, un simulatore di sensazioni, spesso potenti, molto pop e per questo mai estremista, ma comunque capace di colpire al cuore i petrolhead di tutto il mondo. La definizione di “simulazione per tutti”.
Penso che il futuro della serie non sia infatti avvicinarsi ad Assetto Corsa e simili (titoli straordinari, sia chiaro) ma, anzi, distaccarsene sempre più e proporre un’idea di racing game diversa dai competitor, un’esperienza che si possa trovare solo in questo contesto, al limite del meditativo. Gran Turismo dovrà continuare ad essere prima di tutto un ambiente virtuale accogliente, dove la competizione è solo una delle sfumature dell’esperienza, non smettendo mai di trattare le auto come se fossero dei personaggi, ognuna con una propria personalità e storia. Gran Turismo è sostanza ma anche molta forma, ammaliando fin dai menù, con la presentazione degli eventi, con la cura per i dettagli.
La struttura ramificata del Power Pack forse non è il menù migliore della storia della serie, ma la sostanza che nasconde è un’altra cosa
Il fatto che la modalità iconica della serie, dal quarto capitolo in avanti (“soppiantando” le patenti), sia quella fotografica, è in un certo senso il simbolo di cos’è Gran Turismo nel panorama dei titoli motoristici, che per anni si è omologato e accartocciato su sé stesso (portando alla sua crisi) e che solo ora sta tornando ad essere sufficientemente variegato. Fotografare la propria macchina dei sogni sullo sfondo di panorami meravigliosi, in adorazione, ascoltando jazz e musica classica. Questo è Gran Turismo, amore per la materia, cultura, museo, estetica, un racconto che trascende le generazioni, mescolandole in un unico, grande compendio, gioioso, giocoso, con un fare molto nipponico, pieno di idiosincrasie, come la cronica scelta di non avere la pioggia su tutte le piste o la gestione anacronistica dei danni, ma anche emozionante in senso ampio e avvolgente come pochi sanno fare.




