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Italian Horse Protection: l’associazione che cura e riabilita i cavalli vittime di maltrattamenti

18/12/2025 | Focus Junior

In Italia ci sono più di 390mila cavalli e purtroppo molti di loro sono sfruttati: utilizzati per trainare le carrozze che portano in giro i turisti, fatti correre fino allo sfinimento in gare clandestine o nei palii, tenuti in box piccolissimi. Ma c’è un’associazione che da più di vent’anni si batte per proteggerli e aiutarli: l’Italian Horse Protection. Siamo andati a visitarla.

La storia di Lys

Lys veniva usata nelle corse negli ippodromi in Francia e poi, non più veloce, divenne per lunghi anni una fattrice. Giunta in Italia con un passaporto falsificato insieme ad altre quattro cavalle, è stata portata al mattatoio. Per fortuna i carabinieri dei Nas le hanno sequestrate in tempo, ma le condizioni di Lys erano preoccupanti, in particolare per una grave infezione a una gamba. Oggi è una bellissima cavalla baia che ricambia le attenzioni e l’affetto di chi la accudisce.

La storia di Spirit

Spirit proviene dal sequestro di un ex maneggio lasciato in stato di quasi abbandono: magrissimo, aveva una grossa ferita infetta al posteriore non curata da molto tempo. Oggi, anche se porta sulla gamba i segni dell’intervento chirurgico resosi necessario, Spirit è in splendida forma ed è molto legato al suo gruppo di compagni, che guida e protegge come un vero leader.

La storia di Costanza

Costanza era una giovane puledra di pochi mesi quando è stata ritrovata a terra nel fango, incapace di rialzarsi tanto era debole. Ricoverata immediatamente e sottoposta a terapia intensiva, è sopravvissuta all’inferno di Colleferro (Rm), dove è avvenuto il più grande sequestro di equidi mai fatto in Italia e uno dei più grossi al mondo. Oggi ha ritrovato la fiducia negli umani e, come Lys e Spirit, vive libera nella grande famiglia di Italian Horse Protection a Montaione, non lontano da Firenze.

Quanti cavalli ci sono in Italia?

Secondo la banca dati nazionale dell’Anagrafe zootecnica, in Italia ci sono circa 390mila cavalli, di cui quasi la metà usati per attività sportive e corse ippiche, mentre gli altri sono impiegati soprattutto nei maneggi, tirano le carrozze dei turisti, oppure sono destinati alla macellazione.

Cosa fa Italian Horse Protection

Gli equidi sono tra gli animali più sfruttati: in tanti dicono di amarli, ma in pochi se ne prendono cura rispettandone appieno la natura, come fa invece Sonny Richichi, presidente e fondatore di Italian Horse Protection (Ihp), l’associazione che dal 2009 offre una seconda vita agli animali sopravvissuti a vari tipi di maltrattamento.

Richichi lavorava in banca e non conosceva il mondo dei cavalli, ma quando vent’anni fa iniziò a frequentare un maneggio e incontrò Koral, un cavallo “pazzo” che mordeva e non si faceva mettere la cavezza, decise di adottarlo e… la sua vita cambiò.

Sonny Richichi e il cavallo Koral

«A quell’epoca il lavoro con i cavalli si basava sulla sottomissione» ricorda Sonny «quindi ho provato a fare come mi avevano insegnato, ma non funzionava. Non esisteva ancora l’approccio gentile e ho seguito l’istinto: lasciavo Koral fuori dal box con gli altri cavalli, giocavo con lui, e in meno di tre mesi sono riuscito a montarlo quando prima non si lasciava avvicinare! Questa esperienza ha cambiato la mia prospettiva sulla relazione con gli animali».

Nasce il centro di recupero

Richichi si trasferisce a Montaione (Firenze), dove già opera una piccola associazione impegnata nel recupero dei cavalli maltrattati, e porta con sé Koral.

Qui conosce una realtà unica per quei tempi, in cui i cavalli non vivono in box ma liberi in spazi ampi e in branco. Fonda così Ihp, il primo centro di recupero in Italia per cavalli maltrattati, che accoglie, cura, riabilita e cerca adozione ai cavalli vittime di maltrattamento.

Le denunce e le attività investigative

Ma non solo: per contrastare gli abusi sui cavalli, porta avanti denunce e attività investigative sul campo grazie alle quali tanti animali sono stati sequestrati, in collaborazione con le forze dell’ordine.

Oltre a smascherare situazioni di violenza e sfruttamento, chiede anche una revisione legislativa che porti al riconoscimento dei diritti di questi animali nel nostro Paese (per esempio, sta lavorando a una proposta che comprende il divieto di macellazione dei cavalli in Italia) e conduce campagne di informazione e sensibilizzazione per migliorare il rapporto tra umani e cavalli.

No all’uso di cavalli senza rispettare i loro bisogni

Ihp è contraria all’uso dei cavalli negli sport equestri, nei palii e per attività commerciali oppure agonistiche, perché non vengono rispettati i bisogni etologici del cavallo; sostiene inoltre la messa al bando delle attrezzature coercitive come gli speroni, il frustino e le imboccature, che sebbene provochino dolore al cavallo vengono comunemente impiegate nell’ippica e nei maneggi, spesso senza comprendere il danno fisico e psicologico che arrecano a questi magnifici animali.

Quando un cavallo sta bene

Oggi il centro di recupero ospita 36 cavalli divisi in gruppi a seconda dell’età e delle patologie. Vivono liberi, e i box vengono usati solo per le cure veterinarie oppure per ricoverare gli individui anziani in condizioni meteo estreme.

Vivere in gruppo e in grandi spazi

In natura i cavalli sono delle prede e si comportano come tali, quindi cercano la protezione del gruppo, sono sempre in movimento, dormono pochissimo e mangiano di continuo arrivando a percorrere fino a 35 chilometri in una giornata, che per due terzi è dedicata al pascolo.

Quindi «per vivere in una condizione di benessere» spiega Sonny «un cavallo deve avere a disposizione grandi spazi verdi dove potersi muovere e pascolare liberamente insieme ai suoi simili. Non dovrebbe mai stare da solo, minimo in coppia. Nessuna delle esigenze naturali di questo equino vengono soddisfatte se è costretto a vivere in un box».

I risultati delle investigazioni sul campo

Le investigazioni condotte negli anni da Ihp a seguito di segnalazioni da parte dei cittadini e delle istituzioni hanno portato in alcuni casi al sequestro degli animali, che sono stati accolti anche nel centro di recupero.

«Non abbiamo alcuna autorità, quindi nelle investigazioni ci limitiamo a osservare senza sconfinare in proprietà private, oppure visitiamo un maneggio fingendo di essere interessati alle lezioni di equitazione e invece controlliamo se i cavalli sono custoditi in modo idoneo, mentre in altri casi mettiamo telecamere e microfono nascosti per raccogliere materiale audio e video utile come prove per le denunce e gli esposti».

Come si riconosce un cavallo vittima di maltrattamenti?

In caso di maltrattamenti, i cavalli possono essere molto magri, segregati in spazi esigui oppure con lesioni sul corpo, ma esistono anche situazioni più difficili da inquadrare.

Il sequestro di Colleferro

Nel 2013 Ihp era in prima linea durante il sequestro di oltre 200 cavalli e asini a Colleferro, in provincia di Roma, una storia di maltrattamenti durata anni prima che la denuncia dell’associazione e il successivo intervento di Striscia la notizia smuovessero le acque.

Gli animali erano abbandonati a loro stessi, si moltiplicavano e non erano assistiti quando stavano male. Inoltre furono rinvenute molte carcasse più o meno datate e quasi nessun animale era in regola con documenti e microchip. Molti cavalli erano ormai inselvatichiti e otto di loro sono arrivati nel centro di recupero.

«Nel caso di Colleferro anche i cavalli che fisicamente stavano abbastanza bene non erano mai venuti a contatto con le persone fino al giorno del sequestro, quando sono stati catturati e portati via» racconta Sonny, ripensando a quei giorni. «Con loro è stato necessario un lungo processo di avvicinamento».

La cura per corpo e mente

Oltre alle cure sanitarie, spesso i cavalli vittime di maltrattamento arrivano al centro di recupero con problemi comportamentali dovuti alle violenze subite e hanno bisogno di riabilitazione psicologica per recuperare equilibrio e fiducia negli umani.

La fase delle cure comportamentali è gestita da Richichi: «Quando un cavallo si sente minacciato dalle persone, la prima cosa da fare è lavorare sul comportamento di fuga in loro presenza. Per questo è indispensabile mettere il cavallo con i suoi simili in una condizione di vita naturale o seminaturale per fargli recuperare la sua “cavallinità”. Se non viene chiuso in spazi stretti, isolato, e se non ci imponiamo, il cavallo si sentirà al sicuro e tranquillo, e gran parte del lavoro è già fatto. Poi giorno dopo giorno si riducono le distanze, curando la comunicazione del corpo ed evitando gestualità che risultino ostili. Quando sono vicino mi faccio annusare e, prima di toccarlo, emulo dei falsi tentativi di contatto per abituarlo alla gestualità». In questo modo anche i cavalli inselvatichiti di Colleferro sono tornati a fidarsi dell’uomo.

La storia di Lapo

Lapo, un cavallo devastato nel fisico e nello spirito, viveva in un garage ed era sfruttato nelle corse clandestine. È stato sequestrato nel 2012 dopo un servizio di Striscia la notizia e quando è arrivato al centro di recupero di Ihp portava i segni dei maltrattamenti a cui era stato sottoposto: uno stato di denutrizione impressionante, una gamba anteriore e una posteriore gonfie, cicatrici in vari punti del corpo, segni di “focature” (cioè bruciature sulla pelle inflitte per accelerare il processo di guarigione in caso di infiammazioni tendinee alle prime falangi). Camminava male a causa dei dolori.

Inoltre aveva ferite sulle gengive, dovute a un metodo brutale di imbrigliamento, con una specie di catena che passa sopra le gengive e viene fissata alla testiera. Oggi è un bellissimo purosangue inglese: se pensiamo alle torture a cui è stato sottoposto, sorprendono la fiducia e la dolcezza che ancora manifesta.

Come relazionarsi con i cavalli

Per relazionarsi nel modo corretto con il cavallo si deve entrare nella sua mente: in natura è una preda e ne conserva i comportamenti tipici, come l’allontanamento e la fuga in caso di pericolo. Nell’avvicinarsi a un cavallo, quindi, dobbiamo evitare di compiere movenze minacciose ai suoi occhi.

«Il cavallo è un ottimo osservatore» racconta Sonny Richichi «e alcuni aspetti per noi impercettibili, come la posizione del corpo, dove puntiamo lo sguardo oppure come muoviamo mani e braccia, vengono letti benissimo dal cavallo. Quindi proviamo innanzitutto a rilassare la postura, evitiamo di fissarlo negli occhi e spostiamo lo sguardo a terra o di lato, e procediamo con traiettorie curvilinee o a zigzag evitando tragitti rettilinei nella sua direzione».

Una volta accorciate le distanze, è il momento di farsi annusare. I cavalli, infatti, quando incontrano un loro simile estraneo, posizionano narice su narice ed esaminano i rispettivi odori per una prima conoscenza. Allo stesso modo, porgendo al cavallo il palmo della mano, una zona ricca di odori, gli permettiamo di analizzare la nostra carta d’identità olfattiva. Se il cavallo accetta la nostra presenza possiamo provare a toccare il collo, la criniera, le spalle e la schiena, ma è meglio evitare le zone più vulnerabili per un animale-preda, come la giugulare, gli occhi, la pancia e le zampe.

[Questo articolo è tratto dal n. 161 di Focus Wild, in edicola a dicembre 2024. Se vuoi sapere tutto sugli animali, puoi abbonarti qui]

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