
Sì, la cucina italiana è stata dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, la Comunicazione e l’Informazione. La notizia è di oggi ma è già su tutti i siti di informazione e sta ampiamente circolando sui social. I commenti di alti rappresentati della politica, come la premier Giorgia Meloni, o di famosi chef non si sono fatti attendere. Ma cosa significa esattamente? E quella italiana è l’unica ad aver ricevuto questo riconoscimento o ce ne sono state altre prima?
Cucina italiana patrimonio dell’umanità: cosa significa
Questo riconoscimento non è dovuto semplicemente alle ricette italiane famose in tutto il mondo come la pasta o la pizza, ma alla cultura culinaria del nostro Paese. Come saprai, ogni regione e spesso ogni città o zona d’Italia ha i suoi piatti tipici, conserva le proprie tradizioni e prova a tramandarle di generazione in generazione. Spesso le nostre ricette sono costruite con ingredienti tipici della zona di cui sono originarie oppure sono la risposta creativa a un bisogno reale: i piatti poveri, ad esempio, servivano a sfamare le persone con gli ingredienti più facilmente reperibili o riciclando gli avanzi.
Tutto questo patrimonio di gusti non risponde semplicemente alla necessità di nutrirsi, ma anche a quello di creare un’atmosfera conviviale e di condivisione. Non serve insomma spiegarci da soli cosa rappresenti per noi la cucina italiana, ma è a questo patrimonio culturale che è stato assegnato il riconoscimento Unesco.
Quali vantaggi potrebbero derivarne per la cucina italiana?
Il riconoscimento ha prima di tutto un valore simbolico e non comporta nulla. Vale a dire: non riceveremo nessun premio in denaro o di altro tipo per questa vittoria. Ma si spera che il settore turistico possa trarne vantaggio e che sempre più persone abbiano voglia di fare una vacanza in Italia, attratti anche dalla nostra cultura culinaria.
Pensa che lo scorso anno, i turisti stranieri nel nostro Paese hanno speso complessivamente più di 12 miliardi di euro in ristoranti, bar e altri locali dove si poteva acquistare cibo. E sembra che nel 2025 la cifra sia anche più alta. Questo, ad esempio, è una delle conseguenze positive in cui sperano il governo e il settore della ristorazione e della produzione alimentare.
Quali altri cucine sono patrimonio Unesco dell’umanità?
La cucina italiana è l’unica al mondo a essere stata definita patrimonio dell’umanità, ma esistono altri casi in cui la tradizione culinaria ha ricevuto il riconoscimento Unesco. Parliamo nello specifico di cinque tradizioni:
Cucina tradizionale messicana
Riconosciuta nel 2010, la cucina tradizionale messicana è stata vista dall’Unesco come un modello culturale completo. Comprende infatti l’agricoltura per produrre gli ingredienti, delle tecniche e delle competenze che si tramandano da secoli, ma anche pratiche rituali e usanze ancestrali legate alle singole comunità native americane.
Comprende, ad esempio, l’uso di ingredienti autoctoni come l’avocado, specifiche varietà di pomodori, il cacao. Vengono ancora impiegati utensili unici come macine e mortai di pietra e si sfruttano particolari processi di cottura come la bollitura dei chicchi di mais in acqua e calce. Quest’ultima tecnica si chiama nixtamalizzazione e serve per favorire la sgusciatura dei chicchi ma anche per aumentarne i valori nutrizionali.
Il ceviche peruviano
Il ceviche peruviano è un piatto a base di pesce crudo che si serve anche in Ecuador e che dal dicembre del 2023 è entrato nella lista Unesco dei patrimoni dell’umanità. Si prepara con pesce fresco e frutti di mare lasciati marinare nel succo di limone e lo si accompagna con verdure, peperoncino e sale. A volte può essere servito anche con mais tostato e platano (un frutto tropicale simile a una banana).
Il riconoscimento in realtà è andato soprattutto alla sua storia: le sue radici infatti risalgono all’epoca pre-colombiana e addirittura a quella pre-Inca. Sembra che sia stato inventato dalla cività mochica e che cipolla e limoni siano stati aggiunti in un secondo momento, proprio dai conquistadores spagnoli.
Il pasto gastronomico dei francesi
Sempre nel 2010, il cosiddetto pasto gastronomico dei francesi è diventato patrimonio immateriale dell’umanità. Più che di una ricetta, si tratta di una pratica sociale e tradizionale che si mette in pratica quando si vuole celebrare un momento felice. Ad esempio, in occasione di un matrimonio o di un compleanno. È un vero e proprio rituale, che per la verità seguiamo anche in Italia, che inizia con l’aperitivo, prosegue con almeno quattro portate e finisce con un digestivo. Non può mai mancare una selezione di formaggi, naturalmente.
La dieta mediterranea
Di nuovo nel 2010, la dieta mediterranea è stata iscritta nella lista dei patrimoni Unesco. Questa etichetta comprende una serie di competenze, conoscenze e tradizioni che abbracciano tutto il processo di produzione e consumo degli alimenti. Si tratta di un’alimentazione sana che privilegia diverse varietà di cereali e di vegetali, ma anche di una cultura del mangiare assieme e del condividere, al fine di sentirsi una comunità.
Per la verità, il concetto di dieta mediterranea è stato ideato da due scienziati americani, Ancel e Margaret Keys, per identificare uno stile di vita che avevano scoperto in Grecia, ma che gli sembrava diffuso un po’ in tutto il bacino Mediterraneo.
I venditori ambulanti di Singapore
Singapore è una città-stato che si trova a sud della Malesia. È un luogo in cui si incontrano tante culture diverse, provenienti soprattutto dal resto dell’Asia. Queste culture si riflettono anche nel mondo dei venditori ambulanti, diventati quasi leggendari. Si possono trovare ovunque per la città e riempiono le strade di profumi di spezie e colori di piatti unici, nati dall’incontro di diverse tradizioni culinarie. Un patrimonio davvero unico che si può trovare probabilmente solo qui.
FONTE: Unesco;

