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A Treviso la forza primordiale di Carmen

8/12/2025 | Rivista Musica

BIZET Carmen C. Piva, J-F. Borras, F. Dotto, C. Sgura, A. Disanto, E. Filipponi, W. Hernandez, R. Covatta, A. Ravasio, S. Gobechiya; Coro Lirico Veneto (maestro del coro, A. Pelosin), Coro di voci bianche del Teatro Sociale di Rovigo (maestro del coro F. Toso), Orchestra di Padova e del Veneto, direttore Marco Angius regia e scene Filippo Tonon costumi Filippo Tonon e Carla Galleri

Treviso, Teatro Comunale Mario del Monaco, 5 dicembre 2025

Aveva colto nel segno Friedrich Nietzsche nel definire Carmen un’opera di radicale realismo e potente vis tragica, un’opera incentrata sull’amore come forza primordiale e, quindi, come destino e fatalità. In questo senso la Carmen assurge a immagine di un’umanità concreta, vitalistica, autentica, in quanto tale dominata da impulsi e passioni travolgenti, e per questo orientate verso la dissoluzione. Dati questi assunti, non può stupire che la prima rappresentazione, avvenuta all’Opéra-Comique parigina (con i dialoghi parlati), il 3 marzo 1875, fosse approdata ad un clamoroso insuccesso (al punto da indurre l’autore ad apportare svariate modifiche), così come non desta meraviglia la popolarità che gradatamente ha avuto e continua ad avere in una realtà come quella attuale, sempre più materialista, aggressiva e violenta, in particolare nei confronti della donna. Tutto questo ha suggerito al regista Filippo Tonon, per le rappresentazioni del 5-7 dicembre al Comunale di Treviso, di ambientare la vicenda nella Seconda Rivoluzione Industriale (1870-1880), periodo nel quale l’opera venne di fatto concepita, evidenziando con efficace realismo il grigiore della vita quotidiana e degli ambienti lavorativi, dominati da un capitalismo totalmente votato alle leggi del profitto in termini di rapacità e prevaricazione. Ne è scaturita una pièce sostanzialmente limitata nelle componenti folcloristiche (necessariamente non del tutto escluse), a vantaggio di quella concretezza determinante per rendere più credibili gli sviluppi della vicenda (ancor più tragici nel racconto di Merimée, da cui è stato tratto il libretto).

Tutto questo è stato sostanzialmente fatto proprio dai protagonisti di questo nuovo allestimento trevigiano, a cominciare dalla direzione energica ed esuberante di Marco Angius, a capo dell’Orchestra di Padova e del Veneto, insieme ad una compagnia di canto compatta ed omogenea, nella quale ha dominato la Carmen tragica e sensuale di Caterina Piva: già più volte apprezzata dalla critica in questo stesso ruolo, la cantante si è affermata con autorevolezza anche in questa occasione, calandosi appieno nel suo personaggio (particolarmente coinvolgenti, in particolare, la Seguidilla,la scena delle carte e il finale del quarto atto, ove l’avvenente sigaraia va incontro alla morte senza cedimenti, dando prova di essere pienamente fedele verso se stessa), oltre che dotata di una voce molto gradevole per morbidezza e duttilità, utilizzata con una gamma davvero ammirevole di sfumature (emergendo, tra l’altro, anche come un’ottima attrice). Sostanzialmente convincente anche il Don José di Jean-François Borras (nonostante un inizio un po’ sotto tono), capace di dar vita ad un graduale crescendo drammatico nell’ambito dell’itinerario autodistruttivo del suo fragile personaggio (irretito nelle seduzioni di Carmen), grazie anche ad una vocalità senza dubbio generosa, utilizzata con apprezzabile flessibilità. Affatto autorevole il vacuo Escamillo di Claudio Sgura, interprete dotato di una rilevante presenza scenica e di una voce scura, piena e potente, funzionale nel rendere credibili le attrattive esercitate sulla protagonista. Interessante anche la delicata Micäela di Francesca Dotto, una figura senza dubbio convenzionale nel suo ruolo di infelice innamorata di Don José, ma che il soprano trevigiano ha saputo rendere con la dovuta freschezza, piacevole timbro vocale e personale sensibilità. Sostanzialmente rispondenti al loro compito tutte le altre figure minori, mediamente dotate di buone voci e vivacità scenica. All’importante esito della serata hanno comunque contribuito anche i cori (comprese le incisive voci bianche), sempre puntuali nei loro frequenti interventi, le variegate coreografie e i costumi. In definitiva una resa riuscita, per la ricchezza dei contrasti drammatici e con momenti di notevole spettacolarità, accolti dal pubblico con ripetuti applausi ed ovazioni finali.

Claudio Bolzan      

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