
5 novembre 2025
Dal 6 al 23 novembre si accendono i riflettori sul Padova Jazz Festival 2025, che quest’anno porterà in scena la black music declinata ai massimi livelli del virtuosismo fusion (Stanley Clarke), la tradizione che si rinnova (Cécile McLorin Salvant), l’impegno sociale tradotto in futurismo sonoro (Camilla George), la musica cubana con i migliori esponenti della sua scuola pianistica (Roberto Fonseca e Alfredo Rodriguez), il jazz italiano in un caleidoscopio di idiomi stilistici e commistioni internazionali (Roberto Gatto, Max Ionata, Matteo Paggi…), fino alla più creativa scena statunitense (Uri Caine). La sua vulcanica ideatrice, direttrice artistica e anima creativa Gabriella Piccolo, che ha dimostrato sempre grande passione, forza e visione, portando ogni anno sul palco del festival artisti di altissimo livello e di fama mondiale, ci racconta questa ventisettesima edizione.

Il Padova Jazz Festival 2025 racconterà molteplici storie: tra black music, tradizione e modernità, afrofuturismo, musica cubana, jazz italiano e sonorità rock ce n’è per tutti i gusti! Ci descrivi il programma di quest’anno?
Ho sempre considerato che un festival sia una vetrina dove far conoscere diverse realtà che possano interessare alle varie categorie di pubblico, cercando il meglio che viene proposto dai tour internazionali e tra i tanti bravissimi musicisti italiani, anche giovani, che desidero far conoscere anche al pubblico giovanile, mettendo insieme la più solida tradizione jazzistica e la brillante contemporaneità.
I concerti si svolgono sempre in luoghi di grande importanza storica e architettonica: quali sono le location in cui si terranno quest’anno?
Il luogo principale è sempre il Teatro Verdi, dove tutto è iniziato e in cui si svolgono i maggiori concerti, ma ogni anno cerco di utilizzare luoghi diversi in modo da visitare i più svariati angoli della città di Padova, per chi non la conoscesse. C’è quindi la prestigiosa Sala dei Giganti all’interno del Palazzo del Liviano all’Università di Padova, l’Auditorium all’interno del Centro Culturale Altinate San Gaetano, la Sala Rossini al piano nobile del Caffè Pedrocchi e il museo di arte contemporanea della Fondazione Peruzzo presso la Nuova S.Agnese. Uno dei concerti si terrà anche presso l’Aula Rostagni all’interno del Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Padova.

Artiste come Camilla George e Cécile McLorin Salvant veicolano anche messaggi importanti attraverso la loro musica: quali progetti proporranno e come pensi che la cultura possa influire sulla società per creare un futuro migliore?
Non sempre si può conoscere con sicurezza quali progetti porteranno gli artisti, ma saranno sicuramente utili alla società perché ascoltare la musica non so se possa servire ad avere un futuro migliore, ma sicuramente può creare serenità.
Le settimane del festival culminano sempre nei live della domenica mattina al Caffè Pedrocchi: quali artisti hai scelto per questi piacevolissimi appuntamenti?
La Sala Rossini è un luogo prestigioso situato nel piano nobile del Caffè Pedrocchi ed è riservata a cento spettatori, per cui devo scegliere gruppi piccoli e accattivanti, adatti a una performance mattutina. La prima domenica vedrà esibirsi un duo particolarmente interessante con chitarra e fisarmonica (Roberto Taufic e Fausto Beccalossi), la seconda un duo raffinato che presenta la musica dei Beatles e non solo (Sara Longo e Alvise Seggi), l’ultima domenica un trio che interpreta il jazz di Django Reinhardt (Accordi e Disaccordi).

Nell’ultimo fine settimana del festival i grandi live del Teatro Verdi sono preceduti da concerti pomeridiani di particolare varietà stilistica: chi saranno i protagonisti di questi eventi?
I concerti pomeridiani hanno avuto un grande successo nelle due precedenti edizioni e quest’anno siamo ritornati nella prestigiosa sede della Fondazione Peruzzo nella Nuova S.Agnese, che ospita normalmente mostre di arte contemporanea. Per i concerti che si terranno in questa location ho scelto la cantante Mafalda Minnozzi, in duo con il chitarrista Paul Ricci, che porteranno sul palco un omaggio alla musica brasiliana. La seconda serata è riservata a un gruppo particolarmente creativo che mescola diverse sonorità, fra le quali anche la musica rock-pop, ovvero i Pericopes, che hanno suonato in diversi paesi, fra cui la Cina e gli Stati Uniti, e che presenteranno il loro recente album “Good morning world”. Chiuderà questa avventura pomeridiana uno straordinario trio italo-danese formato dal pianista Antonio Zambrini, affiancato da Jesper Bodilsen al contrabbasso e Martin Maretti Andersen alla batteria.
Il Padova Jazz Festival presta sempre molta attenzione all’incontro tra il jazz e altre forme d’arte: quali eventi collaterali sono previsti in programma quest’anno?
Protagonista principale è la fotografia con una mostra antologica di Michele Giotto, fotografo bellunese ma che risiede a Padova, e che è il fotografo ufficiale del nostro festival da diciotto anni. Michele presenterà anche il suo libro che raccoglie cinquant’anni di fotografia jazz. Un’altra mostra, presso la Sala Verde del Caffè Pedrocchi, vedrà come protagonista il fotografo Giuseppe Cardoni. Poi si terrà una performance dell’artista visiva Anna Piratti, il cui evento sarà accompagnato dal sassofono di Erwin Vann. Ci sarà anche la presenza del fotografo Roberto Cifarelli con il suo progetto “Inquadratura di composizioni”, la cui proiezione sarà accompagnata dal pianista Emanuele Sartoris con le sue improvvisazioni.
Cosa ti rende particolarmente orgogliosa e felice di questa edizione? E da cosa ti aspetti di essere maggiormente sorpresa?
Ancora una volta credo di essere riuscita a mettere insieme un programma variopinto e interessante che presenta molti progetti diversi e prestigiosi. Un festival deve rappresentare una vetrina e quindi scegliere un caleidoscopio di musicisti e performance particolarmente interessanti e innovativi, per accontentare un pubblico vario e curioso di conoscere sempre nuovi artisti. Da qualche anno tutti i concerti sono sold-out e mi auguro che la numerosa presenza di studenti dell’anno scorso sia ancora più nutrita e possa nuovamente sorprendermi.

La risposta del pubblico è sempre molto positiva e consolidata: da cosa dipende secondo te e che tipo di target ha il festival?
Il festival ha un target molto variegato, il quale da qualche anno si è fidelizzato alla manifestazione che cerca di essere sempre più propositiva per stuzzicare l’interesse anche di un pubblico non particolarmente competente ma curioso di scoprire e conoscere nuovi linguaggi musicali.
Pensando invece alla storia della manifestazione, ci racconti qualche aneddoto che ti ha fatto particolarmente emozionare? E ci sono momenti, artisti o concerti a cui sei maggiormente legata?
In tanti anni di aneddoti ne avrei troppi da raccontare ed è stata un’avventura emozionante viverli anno dopo anno con tanti eccezionali musicisti che ho cercato di trattare nel migliore dei modi e dai quali ho ricevuto grandi soddisfazioni. Sono legata a tutti in maniera diversa e sono molto contenta delle innumerevoli esperienze vissute attraverso questa bellissima avventura in compagnia della musica jazz.
L’articolo Padova Jazz Festival 2025 – Intervista a Gabriella Piccolo proviene da JAZZIT MAGAZINE – BIMESTRALE DI MUSICA JAZZ.

